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Einaudi, scatta lo sciopero bianco

Marta Quilici

Riforma Gelmini In fermento gli studenti delle superiori cittadine in vista della manifestazione del 23 novembre

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PISTOIA. La protesta contro la riforma Gelmini è arrivata all'istituto Einaudi, dove ieri mattina gli studenti hanno provato ad occupare la scuola. Una contestazione che si è velocemente ridimensionata in "sciopero bianco", come viene definito dai ragazzi. Intanto c'è fermento in quasi tutte le scuole cittadine, in vista dalla manifestazione delle scuole superiori del 23 novembre.

La mattinata di ieri, per una ventina di ragazzi e ragazze dell'Einaudi, è iniziata prima del solito: la sveglia è suonata alle cinque e mezzo. Alle sei e mezzo, infatti, si erano dati appuntamento davanti al cancello della scuola, come avevano concordato il giorno prima, durante l'assemblea di istituto che aveva espresso la volontà di occupare la scuola.
«Abbiamo superato il cancello del cortile - spiega Valentina Baracani - dove abbiamo atteso l'arrivo dei custodi per entrare».

Ma le forze dell'ordine, a conoscenza del progetto degli studenti, si sono fatte trovare davanti alla scuola e, insieme al preside dell'istituto Giovanni Marrucchi, hanno convinto i ragazzi a far rientrare la protesta nei limiti della legalità.
«Dopo il colloquio con le forze dell'ordine - spiega Martina Balducci - abbiamo accettato di procedere con uno"sciopero bianco", ossia una sorta di autogestione in cui le lezioni possono continuare ma con la presenza anche di attività gestite dagli studenti».
«Organizzeremo corsi e laboratori - spiegano Francesca Romiti e Zenda Tortelli - per i ragazzi che vorranno proseguire la protesta».

Il fattore scatenante della contestazione è principalmente la riforma Gelmini, ma non solo.
«La riforma - spiega Virginia Ferri, rappresentante di istituto dell'Einaudi - prevede un aumento vertiginoso delle tasse universitarie. Lo Stato, inoltre, spende per la scuola una percentuale del Pil molto più bassa di quella prevista dalla Commissione europea. I fondi per la scuola sono scarsi e si vede. Il nostro istituto non è in sicurezza: il pavimento del piazzale è sconnesso e quasi inagibile per chi è in carrozzina. Con la riforma, inoltre, che prevede la costituzione di soli 11 indirizzi per le superiori, la nostra scuola rischia di andare a sparire o di essere inglobata da un'altra».

Gli studenti continueranno la loro protesta anche oggi, dalla mattina fino alla chiusura dell'istituto.
Il preside, dal canto suo, si dice disponibile ad autorizzare la creazione di un gruppo di lavoro di circa 25 persone a rotazione, che faccia ricerche sulla riforma.
«Ogni altro tipo di protesta - afferma - non è autorizzato».

Intanto, ieri mattina, un gruppo di una quarantina di ragazzi dell'Istituto tecnico industriale Fedi e dell'Istituto Agrario hanno improvvisato un corteo, partito dal viale Adua verso la stazione, passando per via Pertini, con arrivo previsto in piazza del Duomo dove, però, si è rapidamente sciolto perché non autorizzato.

Nelle altre scuole il clima è di fermento in vista della manifestazione collettiva del 23: al professionale Pacinotti la metà dei ragazzi ieri era assente, ma non sono state previste né iniziative né laboratori; all'Istituto d'Arte, in collaborazione con preside e docenti, da martedì a giovedì ci sarà una cogestione, a cui parteciperanno esperti di arte, cinema e teatro; al Forteguerri, dopo la tentata occupazione di qualche giorno fa, tutto è rientrato nella normalità; e così è anche all'Istituto per geometri Fermi e al Liceo scientifico.

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