Sicurezza
PISTOIA
Permessi facili, chieste pene dure
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Una delle persone arrestate il 17 aprile A sinistra Pietro MazzottaAttenuanti riconosciute solo in due casi Prossima udienza il 25
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PISTOIA. Pesanti, pesantissime, sono arrivate le richieste del pubblico ministero Francesco Sottosanti per i nove imputati dell'inchiesta sui falsi permessi agli immigrati cinesi che hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. Il pm ha chiesto per sei imputati la pena di 6 anni di carcere, che diventano 6 e 6 mesi per Gu Lijun, la cinese ritenuta a capo dell'organizzazione, e per l'ex dipendente dell'ufficio anagrafe del Comune Lisetta Cobianchi.
Meno dura (3 anni e 9 mesi) la pena detentiva solo per Chen Sumiao, cinese residente a Prato e dipendente dell'Inas Cisl di Firenze. Pesantissime anche le pene pecuniarie: 4,6 milioni di euro per ciascun imputato, ridotti a 3,1 milioni solo per Gu Lijun, Pietro Mazzotta e Chen Sumiao, ai quali sono state riconosciute le attenuanti generiche per aver ammesso i loro addebiti e, in generale, per la condotta processuale.
Ricordiamo che la voce principale del capo di imputazione per tutti parla di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Poi ciascun imputato ha delle specifiche imputazioni (falso, corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio ecc.) legate al ruolo rivestito - secondo la procura - nell'associazione.
Le richieste del pm sono venute al termine di una requisitoria che ha occupato praticamente l'intera udienza di ieri davanti al giudice Alessandro Buzzegoli. Le porte dell'aula al mezzanino del tribunale si sono chiuse dietro avvocati e imputati alle 12 per riaprirsi solo alle 17,30, salvo una breve pausa per il pranzo.
Dopo le conclusioni di Sottosanti, ha fatto in tempo a parlare solo Tommaso Magni, difensore del pratese Vittorio Rotondo, per il quale ha chiesto l'assoluzione. L'udienza proseguirà il 25 novembre con le altre arringhe difensive e quindi il 9 dicembre con la replica del pm e la sentenza.
Richieste, quelle del pm Sottosanti, in linea comunque con la ricostruzione della vicenda tratteggiata dal magistrato, che ritiene di avere in mano elementi sufficienti ad inchiodare alle loro responsabilità tutti gli imputati. Secondo la procura quella al centro del procedimento era una vera e propria associazione a delinquere, che procurava falsi documenti ai cittadini cinesi in procinto di entrare in Italia, in particolare attestati di residenza e di impiego. In questo modo sarebbe stato consentito l'ingresso a 348 cinesi almeno, dal gennaio 2007 al giugno 2008. E ciascuna pratica fruttava - sempre secondo l'accusa - dai 15 ai 20.000 euro.
Per definire la pesantissima entità delle multe, il pm è partito proprio dall'attribuzione - in concorso tra loro - dei 348 ingressi clandestini a tutti gli imputati. Per ciascuno ha poi fissato una multa di 20.000 euro, come prevede la legge 286/98 (testo unico sull'immigrazione): una semplice moltiplicazione ha portato all'eclatante risultato finale.
Meno dura (3 anni e 9 mesi) la pena detentiva solo per Chen Sumiao, cinese residente a Prato e dipendente dell'Inas Cisl di Firenze. Pesantissime anche le pene pecuniarie: 4,6 milioni di euro per ciascun imputato, ridotti a 3,1 milioni solo per Gu Lijun, Pietro Mazzotta e Chen Sumiao, ai quali sono state riconosciute le attenuanti generiche per aver ammesso i loro addebiti e, in generale, per la condotta processuale.
Ricordiamo che la voce principale del capo di imputazione per tutti parla di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Poi ciascun imputato ha delle specifiche imputazioni (falso, corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio ecc.) legate al ruolo rivestito - secondo la procura - nell'associazione.
Le richieste del pm sono venute al termine di una requisitoria che ha occupato praticamente l'intera udienza di ieri davanti al giudice Alessandro Buzzegoli. Le porte dell'aula al mezzanino del tribunale si sono chiuse dietro avvocati e imputati alle 12 per riaprirsi solo alle 17,30, salvo una breve pausa per il pranzo.
Dopo le conclusioni di Sottosanti, ha fatto in tempo a parlare solo Tommaso Magni, difensore del pratese Vittorio Rotondo, per il quale ha chiesto l'assoluzione. L'udienza proseguirà il 25 novembre con le altre arringhe difensive e quindi il 9 dicembre con la replica del pm e la sentenza.
Richieste, quelle del pm Sottosanti, in linea comunque con la ricostruzione della vicenda tratteggiata dal magistrato, che ritiene di avere in mano elementi sufficienti ad inchiodare alle loro responsabilità tutti gli imputati. Secondo la procura quella al centro del procedimento era una vera e propria associazione a delinquere, che procurava falsi documenti ai cittadini cinesi in procinto di entrare in Italia, in particolare attestati di residenza e di impiego. In questo modo sarebbe stato consentito l'ingresso a 348 cinesi almeno, dal gennaio 2007 al giugno 2008. E ciascuna pratica fruttava - sempre secondo l'accusa - dai 15 ai 20.000 euro.
Per definire la pesantissima entità delle multe, il pm è partito proprio dall'attribuzione - in concorso tra loro - dei 348 ingressi clandestini a tutti gli imputati. Per ciascuno ha poi fissato una multa di 20.000 euro, come prevede la legge 286/98 (testo unico sull'immigrazione): una semplice moltiplicazione ha portato all'eclatante risultato finale.
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