Il dolore
la crisi
Tessile, continua la caduta
Elisa Pacini
◗
Operaio al lavoro in un’azienda tessileSoffre il distretto di Montale - Stazione dove da gennaio il ricorso agli ammortizzatori sociali è schizzato vorticosamente: sono 42 le aziende che ne hanno fatto uso, 365 i lavoratori del settore tessile interessati da riduzioni di orario e di salario
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MONTALE. Soffre il distretto di Montale - Stazione dove da gennaio il ricorso agli ammortizzatori sociali è schizzato vorticosamente: sono 42 le aziende che ne hanno fatto uso, 365 i lavoratori del settore tessile interessati da riduzioni di orario e di salario.
I dati della Cgil sono un forte grido d'allarme perché la zona che si dipana tra via Croce Rossa, intorno al torrente Agna, ha sempre avuto peculiarità che finora l'avevano messa più a riparo da scenari tristemente comuni ad altre zone. Il distretto montalese infatti vede la presenza di tante "eccellenze", ditte specializzate nella lavorazione di alcuni tipi di filato e di tessuto (come il cashmire o il velluto) che con la ricerca e l'innovazione cercano di resistere all'urto di una crisi di lungo corso come quella del tessile.
Negli anni il distretto montalese ha cambiato la sua conformazione, subendo contraccolpi forti con la chiusura da tempo delle grosse aziende (Superlana e Maglificio Quadro), poi con la sparizione di quelle ditte che si occupavano di maglieria, rammendo e ciniglia. Ma oggi soffrono anche le aziende che hanno fatto dell'innovazione il loro credo e per cui la Cgil chiede attenzione.
Daniele Gioffredi della Filtea Cgil illustra un quadro dove il ricorso agli ammortizzatori sociali dall'inizio dell'anno è stato altissimo. «Il dato che salta all'occhio - dice Gioffredi - è che nella zona di Montale hanno fatto ricorso alla cassa integrazione aziende che fino ad ora non lo avevano mai fatto. Chi ha investito nella ricerca, e in questo distretto di realtà così ce ne sono molte, continua a lavorare e in prospettiva sono aziende che possono dire la loro. Ma per effetto della crisi, la situazione è peggiorata anche per le realtà che possono essere sicuramente definite delle eccellenze. C'è stato un forte ricorso agli ammortizzatori sociali che finora non c'era stato, anche per aziende specializzate».
I numeri sono esaustivi e lo spiegano meglio di tante parole: i ricorsi alla cassa integrazione ordinaria (per industrie con più di 15 dipendenti) sono stati per 105 addetti su 10 aziende interessate. La cassa integrazione in deroga (per le aziende di meno di 15 addetti) interessa 100 lavoratori (sui 120 delle 30 aziende del settore). 85 sono state le richieste per la cassa integrazione straordinaria. Numeri che in totale vedono 365 lavoratori interessati da riduzione d'orario e di salario e 42 aziende del settore tessile/ abbigliamento che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori. Tenendo conto della grandezza del distretto della Stazione, si può parlare dell'80% delle aziende presenti in sofferenza. Il numero non conta i licenziamenti che in tutta la provincia sono aumentati (al 1 settembre erano 4572) e che probabilmente hanno avuto ripercussioni anche sul territorio al confine tra le province di Pistoia e Prato.
Per questo la Cgil chiama in causa banche, enti pubblici e di categoria. «E per un distretto come quello di Montale chiediamo un piano ragionato di area metropolitana, di distretto integrato che coinvolga enti pubblici e associazioni di categoria di Pistoia e Prato. Se si vogliono attirare investimenti, uno dei nodi da sciogliere è questo. Non basta nemmeno più programmare le azioni operative a livello di Piana.
La Cigl sta lavorando a un fondo di garanzia anticrisi per la cassa integrazione dell'artigianato che dia un sostegno immediato ai lavoratori, che molte volte aspettano mesi prima di ricevere la cassa integrazione.
I dati della Cgil sono un forte grido d'allarme perché la zona che si dipana tra via Croce Rossa, intorno al torrente Agna, ha sempre avuto peculiarità che finora l'avevano messa più a riparo da scenari tristemente comuni ad altre zone. Il distretto montalese infatti vede la presenza di tante "eccellenze", ditte specializzate nella lavorazione di alcuni tipi di filato e di tessuto (come il cashmire o il velluto) che con la ricerca e l'innovazione cercano di resistere all'urto di una crisi di lungo corso come quella del tessile.
Negli anni il distretto montalese ha cambiato la sua conformazione, subendo contraccolpi forti con la chiusura da tempo delle grosse aziende (Superlana e Maglificio Quadro), poi con la sparizione di quelle ditte che si occupavano di maglieria, rammendo e ciniglia. Ma oggi soffrono anche le aziende che hanno fatto dell'innovazione il loro credo e per cui la Cgil chiede attenzione.
Daniele Gioffredi della Filtea Cgil illustra un quadro dove il ricorso agli ammortizzatori sociali dall'inizio dell'anno è stato altissimo. «Il dato che salta all'occhio - dice Gioffredi - è che nella zona di Montale hanno fatto ricorso alla cassa integrazione aziende che fino ad ora non lo avevano mai fatto. Chi ha investito nella ricerca, e in questo distretto di realtà così ce ne sono molte, continua a lavorare e in prospettiva sono aziende che possono dire la loro. Ma per effetto della crisi, la situazione è peggiorata anche per le realtà che possono essere sicuramente definite delle eccellenze. C'è stato un forte ricorso agli ammortizzatori sociali che finora non c'era stato, anche per aziende specializzate».
I numeri sono esaustivi e lo spiegano meglio di tante parole: i ricorsi alla cassa integrazione ordinaria (per industrie con più di 15 dipendenti) sono stati per 105 addetti su 10 aziende interessate. La cassa integrazione in deroga (per le aziende di meno di 15 addetti) interessa 100 lavoratori (sui 120 delle 30 aziende del settore). 85 sono state le richieste per la cassa integrazione straordinaria. Numeri che in totale vedono 365 lavoratori interessati da riduzione d'orario e di salario e 42 aziende del settore tessile/ abbigliamento che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori. Tenendo conto della grandezza del distretto della Stazione, si può parlare dell'80% delle aziende presenti in sofferenza. Il numero non conta i licenziamenti che in tutta la provincia sono aumentati (al 1 settembre erano 4572) e che probabilmente hanno avuto ripercussioni anche sul territorio al confine tra le province di Pistoia e Prato.
Per questo la Cgil chiama in causa banche, enti pubblici e di categoria. «E per un distretto come quello di Montale chiediamo un piano ragionato di area metropolitana, di distretto integrato che coinvolga enti pubblici e associazioni di categoria di Pistoia e Prato. Se si vogliono attirare investimenti, uno dei nodi da sciogliere è questo. Non basta nemmeno più programmare le azioni operative a livello di Piana.
La Cigl sta lavorando a un fondo di garanzia anticrisi per la cassa integrazione dell'artigianato che dia un sostegno immediato ai lavoratori, che molte volte aspettano mesi prima di ricevere la cassa integrazione.
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