Il Tirreno

Pistoia

L'INCHIESTA

In rivolta i commercianti dell'Arca

Michele Galardini
In rivolta i commercianti dell'Arca

Dopo la pioggia di finanziamenti per il recupero della città esplode la rabbia a porta Carratica

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PISTOIA. I 14 milioni di euro stanziati per il Comune di Pistoia a favore di interventi di recupero e riqualificazione, in particolare del centro storico, per ora sono solo un miraggio per i negozianti della zona dell'Arca, ovvero porta Carratica e via IV Novembre. In teoria il centro storico comprenderebbe le mura cittadine e quindi l'intera zona dovrebbe beneficiare degli interventi.

Ma i commercianti denunciano un grande disinteresse nei loro confronti da parte del Comune che sembrerebbe più propenso a investire nella zona del centro, in particolare sull'area della Sala. «Non riusciamo a capire se apparteniamo o meno al centro storico - dice Alessandra Vannetti del Bar Nazionale - ci sentiamo poco considerati, hanno tolto il divieto di sosta senza creare nuovi parcheggi e quando abbiamo provato a parlare con gli ingegneri del Comune, non hanno voluto darci alcuna informazione. L'unico a essersi interessato del nostro caso è stato l'assessore Pallini che ha promesso di ripristinare almeno uno dei posti macchina tolti davanti ai bar. Questi 14 milioni stanziati andranno per lo più al centro storico perché probabilmente negli ultimi anni ha perso molto, nei nostri confronti invece c'è disinteresse».

Non è dello stesso parere Marco Luconi, proprietario dell'omonimo negozio di alimentari: «Ho visto momenti peggiori e comunque non sapevo dello stanziamento di fondi. Per i problemi di viabilità, non si può pretendere di trovare sempre parcheggio in una città di origine medievale come Pistoia».
Dare la possibilità al centro storico di cambiare volto, concentrandosi così solo sulla zona più affollata e "turistica": questo, agli occhi di chi lavora sull'Arca, sembra l'indirizzo adottato dal Comune. Che però, in altri momenti, ha operato affinché la zona venisse inclusa nel centro storico. «Per quanto riguarda le tasse, ci considerano centro storico» racconta Cecilia Andreini del negozio di giocattoli "Andreini". «Durante i giovedì sera estivi dobbiamo chiudere la strada pagando il suolo pubblico al pari del Globo o di via degli Orafi, solo che per noi è una spesa enorme. Per le iniziative invece siamo sempre noi a dover fare qualcosa per il Comune e mai viceversa e, oltretutto, ogni poco il sindaco promette di trasformare la via in zona pedonale, per noi sarebbe il colpo finale».

Del dislivello di trattamento riservato ai negozi della zona è convinto anche Stefano Parenti, titolare del ristorante "Pollo d'oro". «Il centro commerciale naturale ha monopolizzato l'attenzione e i contributi del Comune. All'Arca invece di costruire un passaggio per lo sviluppo del commercio hanno complicato la viabilità. Le strisce pedonali sono quasi sparite e l'autobus sale sul marciapiede quando entra nella via. Inoltre hanno tolto visibilità ai locali che da molti anni richiedono le "pertinenze esterne" per poter usufruire di tavoli all'aperto. In questi casi non esiste una regolamentazione della Asl, ma solo delle linee guida della comunità europea e così i locali del centro possono permettersi di stare aperti fregandosene delle conseguenze a livello igienico».

Come se non bastasse, ad accrescere l'irritazione dei clienti del locali della zona ci hanno pensato le pattuglie dei "vigilini". La loro azione si fa sentire molto in luoghi come questo, dove la sosta breve è la scelta di quasi tutti coloro che si fermano per prendere un caffè o magari andare in farmacia. In mancanza di una politica di aumento dei posti di parcheggio, il giro di vite sui divieti di sosta rischia di spingere molti fuori dalla città, verso i grandi magazzini. Un ulteriore danno per l'economia della zona.

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