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Pandemia

Vaccinazioni a rilento al Ceppo

Vaccinazione di una paziente e Maria Benvenuti (Cgil medici)
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Vaccinazione di una paziente e Maria Benvenuti (Cgil medici)

Da ieri sono iniziate le vaccinazioni contro il virus Ah1n1, partendo dal personale sanitario e di assistenza dell'ospedale come prevede la direttiva ministeriale del 30 settembre. Il direttore generale dell'Asl 3, Alessandro Scarafuggi, ha voluto dare il buon esempio sottoponendosi per primo all'iniezione del Focetria

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PISTOIA. Da ieri sono iniziate le vaccinazioni contro il virus Ah1n1, partendo dal personale sanitario e di assistenza dell'ospedale come prevede la direttiva ministeriale del 30 settembre. Il direttore generale dell'Asl 3, Alessandro Scarafuggi, ha voluto dare il buon esempio sottoponendosi per primo all'iniezione del Focetria (così si chiama il vaccino), insieme ad altri dirigenti dell'azienda sanitaria. Una decisione che suona come un buon esempio da impartire a tutto il personale, medici in testa, che in questa prima fase sono titubanti a farsi vaccinare. le perplessità nascono sopratutto dalle pressioni fatte sulle case farmaceutiche per anticipare il vaccino rispetto ai tempi inizialmente previsti. In altri termini, provvenienza incerta e vaccino poco testato.
Ma cosa accadrebbe se queste titubanze perdurassero anche nei prossimi mesi? Essendo la categoria degli operatori sanitari - medici e infermieri - fra quelle più a rischio di contrarre l'influenza, l'ospedale potrebbe andare incontro a un collasso per le troppe assenze. E' la stessa Asl a sottolineare che «l'ordinanza ministeriale ha previsto di offrire la vaccinazione a tutti gli operatori in quanto rappresenta un'azione di prevenzione, non soltanto dal rischio di contrarre l'influenza, ma anche un elemento che più garantire la continuità dei servizi essenziali».
Scarafuggi è comunque tranquillo. «Non sono preoccupato perché siamo appena all'inizio. Abbiamo svolto riunioni con i sindacati ed altre ne seguiranno nei prossimi giorni. Col personale dobbiamo completare la parte informativa, che non sarà persuasiva perché i medici hanno competenze sufficienti per capire che non ci sono rischi, oltre a quelli molto bassi già conosciuti. Posso dire che i dubbi della provenienza sono totalmente da fugare e quelli sulla sperimentazione devono tener conto che la produzione segue strade separate rispetto alla sperimentazione. Attualmente le dosi di vaccino sono 1600 su 3000 dipendenti dell'azienda, di tempo per togliere i dubbi non ne manca».
I medici delle organizzazioni sindacali non danno indicazioni ai colleghi sulla decisione da prendere in merito al vaccino per l'influenza suina. «Esistono linee guida - spiega la dottoressa Maria Benvenuti, rappresentante Cgil per il personale medico - della Regione, legate al Piano nazionale, i sindacati non possono dire cosa fare ai loro iscitti. Il vaccino viene offerto, ma sappiamo che in genere la classe medica è restìa a sottoporsi a queste cose. L'importante è che il medico lavori con tutte le precauzioni, come guanti e mascherina, visto che l'ospedale accoglie pazienti critici». Anche la Cisl, tramite il dottor Giuseppe Iannuzzi, spiega che il sindacato nelle questioni delle vaccinazioni non può avere nessuna voce in capitolo. «C'è il Piano pandemico del governo - dice - e quelli delle singole Asl, le associazioni sindacali non possono dare indicazioni. A quel che mi risulta non esiste neppure una possibilità per le preadesioni».
F.A.-A.C.

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