Il Tirreno

Pistoia

Lavoro nero

Blitz in tre ditte cinesi fuorilegge

Fabio Calamati

Sotto la piccola tettoia all'ingresso del capannone, avevano piazzato una webcam, una piccola telecamera che dall'interno consentiva di vedere chi bussava alla porta. Così i due coniugi cinesi, titolari dell'azienda di confezioni di Quarrata, erano finora riusciti a tenere gli occhi indiscreti lontano dalla loro attività

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PISTOIA. Sotto la piccola tettoia all'ingresso del capannone, avevano piazzato una webcam, una piccola telecamera che dall'interno consentiva di vedere chi bussava alla porta. Così i due coniugi cinesi, titolari dell'azienda di confezioni di Quarrata, erano finora riusciti a tenere gli occhi indiscreti lontano dalla loro attività. Almeno fino all'altro ieri.
La trappola, organizzata dai carabinieri, è scattata al mattino: i militari si sono appostati all'uscita "di servizio" e, una volta scattato l'allarme, hanno dovuto solo attendere la precipitosa uscita degli occupanti.
All'interno c'era una vera e propria azienda di produzione di abiti e assemblaggio di articoli moda, nella quale lavoravano undici cittadini cinesi, tutti assunti al nero. Sei di loro non avevano neanche il permesso di soggiorno. Tutti quanti vivevano in condizioni igieniche a dir poco precarie, lavorando, cucinando, mangiando e dormendo tutti insieme nello stesso stanzone. Insieme agli adulti, anche due bambini piccolissimi.
Inevitabile l'arresto dei titolari, marito e moglie entrambi cinesi, H.S. di 38 anni e H.X. di 33. Dovranno rispondere di diversi reati, tra cui sfruttamento della manodopera clandestina. Siccome hanno un figlio in tenera età, dopo le formalità consuete i due coniugi sono stati ammessi agli arresti domiciliari.
Il blitz nell'azienda di Quarrata è stato il momento culminante di una vasta operazione condotta sulla piana contro il lavoro clandestino e la concorrenza sleale delle aziende cinesi fuorilegge. Impegnati i carabinieri delle stazioni di Montale e Quarrata, i colleghi del nucleo Ispettorato del lavoro, personale dei vigili del fuoco e dei vigili urbani di Montale.
Proprio a Montale i carabinieri hanno effettuato controlli in altre due ditte tessili, questa volta due filature. Qui i militari hanno scoperto due lavoratori cinesi dotati di permesso di soggiorno turistico rilasciato dalla Repubblica di Malta. Inutile dire che anche in questi casi, come a Quarrata, mancavano coperture assicurative, versamenti contributivi e rispetto delle nomrative di sicurezza. I titolari sono stati denunciati.
In tutti e tre i casi gli uomini dell'Ispettorato del lavoro hanno elevato multe consistenti e recuperato contributi previdenziali per un totale di circa 80.000 euro. Tutti i macchinari e i materiali sono stati sequestrati.
Sotto sequestro sono finiti anche i capannoni, in tutti e tre i casi affittati alle aziende cinesi da proprietari di nazionalità italiana. Secondo i carabinieri le norme antincendio e di sicurezza sono state ignorate, per cui - in base al testo unico sugli enti locali - i proprietari saranno costretti a mettere in sicurezza i capannoni, per evitare che creino rischi anche per le abitazioni vicine.

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