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Partono i cantieri della nuova città

Alberto Vivarelli
Il sindaco di Pistoia Renzo Berti
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Il sindaco di Pistoia Renzo Berti

Entro la fine del mese riaprirà il parcheggio Salvestrini. In funzione anche la nuova variante dell'abitato di Gello

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PISTOIA. Nei prossimi trenta giorni apriranno tre cantieri e saranno consegnate altrettante opere finite, poi ci sarà da stringere la cinghia perché il sindaco Renzo Berti vuole riportare i conti in ordine entro il 2012; l'impresa è recuperare cinque milioni di euro.
Cinque milioni di euro per lasciare la poltrona senza debiti. Impresa non semplice, da una parte significa meno investimenti, dall'altra maggiori entrate, «anche se gli spazi di recupero - precisa il primo cittadino - sono ormai davvero modesti».
L'apertura del polo universitario di venerdì sarà seguita da altre importanti opere. Entro la fine di ottobre partiranno i lavori della nuova rotonda che sostituirà il semaforo tra via Clemente IX e via Dalmazia, poi toccherà al cantiere per la nuova questura e la nuova prefettura nell'ex Breda. Entro la fine del mese riaprirà anche il parcheggio Salvestrini, in piazza Treviso e si chiuderà la tormentata vicenda. Nelle prime settimane di novembre saranno aperti il parcheggio in struttura di via Ciliegiole e la variante di Gello, poi toccherà al nuovo ospedale, la grande opera che vedrà la luce tra trenta mesi. Quando Berti, forse da poche settimane, non sarà più sindaco.
«Ricordo l'ironia di molti quando parlammo dell'idea del polo universitario - dice Berti -, invece ce l'abbiamo fatta grazie anche al lavoro molto buono di Uniser. È un tassello importante del progetto di recupero delle ex Breda».
L'ex Breda, da quasi vent'anni non si parla d'altro, solo del suo recupero. Meritava davvero tutta questa attenzione esclusiva?
«Sì, perché è un progetto di importanza straordinaria non solo per il grande impegno economico. Dentro c'è l'idea di una città che cresce e che supera i confini fisici e spero anche quelli mentali. Aver investito su biblioteca e università, ad esempio, è una scommessa perché uno dei limiti di questa città è sempre stata la paura del cambiamento».
Sembra quasi che basti una nuova viabilità e un nuovo ospedale per riqualificare un'area. La zona a sud è una vasta area ancora separata non solo fisicamente dalla città.
«La variante indica chiaramente cos'è che vogliamo fare a sud, come vogliamo riorganizzare quel territorio: ribaltamento della stazione ferroviaria con la costruzione di un parcheggio scambiatore per il cui progetto abbiamo avuto un milione e trecentomila euro dalla Regione; la realizzazione del terminal del Copit, bus navetta per il nuovo ospedale. Insomma, servizi e funzioni».
Funzioni e niente cemento?
«Oggi né in quell'area, né in altre ci sono esigenze espansive. Il nostro trend di crescita è di circa 600-700 persone all'anno e quindi c'è bisogno di poche case e ben finalizzate, come gli alloggi per studenti. Il nostro impegno va nella direzione di far crescere la residenza in centro per arrivare ad una popolazione di diecimila persone e fare in modo che la gente torni ad abitare in collina e montagna».
Impegno difficile da realizzare dal momento che collina e montagna sono sempre più povere di servizi come le Poste ad esempio, o il metano.
«Proprio di recente ho scritto alla direzione delle Poste perché ripensi alla riduzione del servizio a Cireglio, Le Piastre e Pracchia a tre giorni la settimana. Per quando riguarda la collina invece, c'è stato un aumento della residenza. Sui servizi è vero che in certe zone non è conveniente investire ma la parte pubblica delle aziende ha anche questa funzione: guadagniamo meno ma serviamo più cittadini possibile. Il metano portato a Le Grazie è un esempio. Occorrerebbero finanziamenti per le politiche di sostegno, finanziamenti che il Comune non ha dal momento che ha perduto anche l'Ici».
Quando vedrà la luce il regolamento edilizio?
«Noi siamo pronti per il consiglio comunale. Prevediamo l'adozione nel 2010 perché la città ne ha bisogno».
Torniamo all'ex Breda. Il grande impegno profuso sul quelle aree forse vi ha distratto da altre situazioni complesse come per esempio Le Fornaci, un quartiere che ha ormai perduto l'identità originaria e che non si è ancora ricomposto come tale.
«Sulle Fornaci c'è stato un grande impegno. Il contratto di quartiere va proprio nella direzione di cucire il vecchio con il nuovo. Di recente è stata rilasciata la concessione edilizia per il recupero conservativo del vecchio Fornacione che ospiterà funzioni residenziali e servizi per il quartiere. La proprietà in cambio ha messo a disposizione 500 metri quadri per la scuola dell'infanzia e la palestra. Nel progetto è prevista anche la riorganizzazione di via Antonelli con l'istituzione di un senso unico. Il tutto entro il 2012».
È tuttavia innegabile che la crescita urbanistica sia stata disordinata. Prendiamo ad esempio viale Adua, lo si è caricato di funzioni residenziali e commerciali fino al soffocamento e adesso è uno dei nodi più complicati della città.
«Nel regolamento edilizio viale Adua diventa una specie di boulevard cittadino grazie alla costruzione di una strada parallela da realizzare proseguendo da via D'Acquisto. Ma su questo progetto c'è incognita delle risorse».
Sempre parlando del disordine, c'è il problema stadio diventato un corpo estraneo in un'area gradevole: è ormai sovradimensionato e soprattutto brutto.
«Non ci sono le condizioni per uno stadio al di fuori della città, penso però che l'attuale impianto debba essere riorganizzato. Lo si può fare però solo con un'operazione che veda protagonisti anche i privati e che abbia dunque una remunerazione. Non faremo nessuna cittadella. Ci sono altre aree da riqualificare, penso a Pistoia Ovest. Lì potremmo fare un accordo coi privati per realizzare una nuova area sportiva dove praticare non solo il calcio. E poi c'è il Frascari, campo storico e molto amato dai pistoiesi. Per quell'impianto c'è un progetto per il manto sintetico; abbiamo chiesto un contributo di 200mila euro alla Fondazione Monte dei Paschi».
A proposito di privati che costruiscono a Pistoia, sembra ci sia solo la famiglia Giusti interessata ai grandi progetti: ex Breda, albergo, Bottegone, viale Adua. E gli altri?
«Il gruppo Giusti ha fatto un'operazione di impegno imprenditoriale coraggioso, ma ci sono altri imprenditori importanti nella nostra provincia, penso a Vespignani, Braccialini e a tanti altri. Per quanto riguarda l'ex Breda, il gruppo Giusti l'ho trovato come partner già selezionato».
Giusti costruirà il grande albergo nell'ex Breda grazie ad un importante finanziamento delle banche locali. C'è chi sostiene che nell'operazione il sindaco abbia avuto un ruolo, diciamo, di moral suasion nei confronti degli istituti di credito.
«Non ho avuto alcun ruolo in questa vicenda, tranne quello di aver partecipato alla conferenza stampa di presentazione dell'operazione finanziaria. Devo dire, però, che ho apprezzato molto che banche locali abbiano finanziato un progetto che va nella direzione dello sviluppo della città».

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