Sicurezza
Pistoia
I parà sono tornati dall'inferno afghano
Francesco Albonetti
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I militari con un ferito ad Herat A destra il col. Marco TuzzolinoIeri notte poco prima delle 3 i parà del contingente del 183º reggimento Nembo impegnati in Afghanista, hanno fatto il loro rientro alla caserma Marini. Quasi sette mesi trascorsi nell'inferno di Herat, insieme alla task force north. Sette mesi di fatica e di dolore, culminati nell'attentato di un mese fa dove trovò la morte il giovane caporal maggiore Massimiliano Randino
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PISTOIA. Ieri notte poco prima delle 3 i parà del contingente del 183º reggimento Nembo impegnati in Afghanista, hanno fatto il loro rientro alla caserma Marini. Quasi sette mesi trascorsi nell'inferno di Herat, insieme alla task force north. Sette mesi di fatica e di dolore, culminati nell'attentato di un mese fa dove trovò la morte il giovane caporal maggiore Massimiliano Randino, ma anche di grande intensità sotto il profilo umano. E non sono mancate alcune gioie e soddisfazioni, come la nascita di una bimba in un contesto dove sopravvivere, per i neonati civili, è già un terno al lotto.
Il toccante racconto di questa esperienza degna di un film, è toccato ieri al comandante di questa task force che in patria ha la sua base proprio a Pistoia, il tenente colonnello Marco Tuzzolino, accanto a lui, il colonnello lo Monaco. I militari, una cinquantina in tutto, hanno fatto rientro all'aeroporto di Pisa verso l'una e trenta di ieri. Dopo un'oretta, per loro si è aperto il cancellone della caserma Marini. «E' stato un momento toccante - racconta Tuzzolino - Vista l'ora, avevano detto di ridurre al minimo le cerimonie, prevedendo al massimo il protocollo di rito per il rientro della bandiera di guerra dall'Afghanista. Ma quando siamo entrati nella caserma, abbiamo trovato tutto il reggimento schierato a farci gli onori. C'erano tutti, anche quelli in licenza che hanno voluto testimoniarci la vicinanza. Tutti insieme, anche quei militari ancora in convalescenza perché nella lunga missione hanno riportato qualche ferita».
Il tempo in questi sette mesi è stato scandito dai ritmi imposti dalla missione, in una terra dove, come rivela il comandante, non riesce ad arrivare quasi nulla di ciò che accade in Italia. «Il momento più drammatico è stato senz'altro l'attentato di Kabul che è costato la vita a Massimiliano Randino. Una tragedia che ha toccato l'Italia, figuriamoci quello che abbiamo provato noi. Poi però la missione deve andare avanti, anche per onorare chi ha dato la vita per la missione stessa».
Gli attentati sono stati più di uno, ma di quelli in cui non ci sono stati feriti oppure solo feriti lievi, non si è parlato «per non esaltare inutilmente le gesta dei terroristi o dei malavitosi». E poi i momenti più belli: la nascita di una bambina alla base di Bala Morgab e una ragazza salvata e portata in Italia. «E' stato un episodio molto bello, perché ci sono stati anche altri parti nel campo, purtroppo però finiti male». E poi le quasi cento missioni con l'elicottero per "medical evacuation" che, come tiene a dire Tuzzolino, «non sono proprio la stessa cosa di un elisoccorso, ma vere e proprie missioni».
Il toccante racconto di questa esperienza degna di un film, è toccato ieri al comandante di questa task force che in patria ha la sua base proprio a Pistoia, il tenente colonnello Marco Tuzzolino, accanto a lui, il colonnello lo Monaco. I militari, una cinquantina in tutto, hanno fatto rientro all'aeroporto di Pisa verso l'una e trenta di ieri. Dopo un'oretta, per loro si è aperto il cancellone della caserma Marini. «E' stato un momento toccante - racconta Tuzzolino - Vista l'ora, avevano detto di ridurre al minimo le cerimonie, prevedendo al massimo il protocollo di rito per il rientro della bandiera di guerra dall'Afghanista. Ma quando siamo entrati nella caserma, abbiamo trovato tutto il reggimento schierato a farci gli onori. C'erano tutti, anche quelli in licenza che hanno voluto testimoniarci la vicinanza. Tutti insieme, anche quei militari ancora in convalescenza perché nella lunga missione hanno riportato qualche ferita».
Il tempo in questi sette mesi è stato scandito dai ritmi imposti dalla missione, in una terra dove, come rivela il comandante, non riesce ad arrivare quasi nulla di ciò che accade in Italia. «Il momento più drammatico è stato senz'altro l'attentato di Kabul che è costato la vita a Massimiliano Randino. Una tragedia che ha toccato l'Italia, figuriamoci quello che abbiamo provato noi. Poi però la missione deve andare avanti, anche per onorare chi ha dato la vita per la missione stessa».
Gli attentati sono stati più di uno, ma di quelli in cui non ci sono stati feriti oppure solo feriti lievi, non si è parlato «per non esaltare inutilmente le gesta dei terroristi o dei malavitosi». E poi i momenti più belli: la nascita di una bambina alla base di Bala Morgab e una ragazza salvata e portata in Italia. «E' stato un episodio molto bello, perché ci sono stati anche altri parti nel campo, purtroppo però finiti male». E poi le quasi cento missioni con l'elicottero per "medical evacuation" che, come tiene a dire Tuzzolino, «non sono proprio la stessa cosa di un elisoccorso, ma vere e proprie missioni».
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