Italia
Etichetta Toscana
Vince il made in Italy nato a Pistoia
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Rino Meacci, presidente della Federazione moda ConfartigianatoArtigiani pistoiesi-industrie delocalizzatrici 1 a 0. È finita con una schiacciante vittoria delle piccole imprese la partita conclusiva del lungo torneo per la tutela del made in Italy, che da anni vede contrapporsi le aziende che producono interamente in Italia e quelle che si avvalgono del marchio pur realizzando la produzione all'estero
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PISTOIA. Artigiani pistoiesi-industrie delocalizzatrici 1 a 0. È finita con una schiacciante vittoria delle piccole imprese la partita conclusiva del lungo torneo per la tutela del made in Italy, che da anni vede contrapporsi le aziende che producono interamente in Italia e quelle che si avvalgono del marchio pur realizzando la produzione all'estero e ingannando di fatto i consumatori.
Ma l'Etichetta Toscana da sola non bastava. E, come sottolinea il presidente di Confartigianato Pistoia Massimo Donnini, «è una vittoria tutta pistoiese, che rivendichiamo con orgoglio, perché è proprio dalla nostra provincia che è iniziato il pressing per contrastare le lobby contrarie alla legge 99 del 23 luglio 2009, che vieta l'introduzione in Italia di prodotti marcati made in Italy se questi non sono interamente fabbricati nel nostro paese».
Il decreto legge 135, partorito dopo la battaglia e pubblicato in Gazzetta ufficiale venerdì scorso, è il frutto di una mediazione tra interessi contrastanti, ma che salvaguarda il principio che la merce priva dell'indicazione di origine del prodotto possa essere confiscata in ogni momento, con tanto di sanzioni pecuniarie da 10mila a 250mila euro per chi contravviene alla norma.
Protagonista di questa vittoria pistoiese è Rino Meacci, artigiano contoterzista del settore maglieria nonché presidente provinciale della Federazione moda di Confartigianato, ma soprattutto inventore del marchio Etichetta Toscana, creato per certificare la filiera produttiva dei manufatti nostrani.
«La volontà di tutelare il made in Italy - spiega ancora Meacci - rientra nel Dna di noi artigiani, che ci ostiniamo a produrre in Italia nonostante la concorrenza sleale delle grandi industrie che delocalizzano all'estero, sottraendo possibilità occupazionali al nostro territorio. Salvaguardare il made in Italy è un atto doveroso nei confronti delle nostre imprese e dei nostri dipendenti, ma soprattutto dei consumatori che hanno il diritto di scegliere ciò che acquistano con cognizione di causa e non devono essere ingannati da false etichette». E' per questo che Meacci, da oltre dieci anni, ha fatto da portabandiera alla lotta per l'introduzione del marchio di origine obbligatorio sui vari prodotti. «La concorrenza sleale stava falcidiando le nostre aziende - afferma - e i consumatori erano completamente disorientati dalle false indicazioni delle etichette sui prodotti. Così, per difendere il nostro territorio, con un gruppo di altri maglieristi di Confartigianato, abbiamo dato vita ad Etichetta Toscana, ovvero ad un marchio volontario cui possono aderire solo aziende che producono nella nostra regione, sottoscrivendo un codice etico dove sono ribaditi i principi di verità, qualità dei prodotti e tutela dei lavoratori». Non è sufficiente, secono Meacci, che i consumatori siano tutelati solo in ambito regionale. Occorre che tutto il made in Italy si riappropri dell'immagine che in passato ci ha reso famosi in tutto il mondo. «Per questo - prosegue -, quando il governo ha varato la legge 99 e sono iniziate le azioni di contrasto da parte delle lobby che difendono gli interessi delle grandi industrie delocalizzatrici, ci siamo subito mossi inondando di fax tutte le Confartigianato locali e coinvolgendo la Federazione moda nazionale perché facesse pressing sul governo. Ce l'abbiamo fatta. Ed è stata una bella soddisfazione vedere che anche tanti piccoli e medi produttori del settore industriale hanno combattuto al nostro fianco». E a questo punto?
«A questo punto - conclude Meacci - dobbiamo andare avanti. Bisogna che le forze dell'ordine siano al nostro fianco per monitorare i prodotti immessi sul nostro mercato, applicando la nuova normativa. E bisogna che anche le nostre aziende si diano da fare e che le istituzioni siano al nostro fianco, come già su nostra sollecitazione sta facendo la Provincia con la lettera inviata all'amministrazione pratese perché Pistoia non sia più esclusa dal partecipare al tavolo del distretto tessile. Si è aperta una nuova stagione di valorizzazione del nostro patrimonio manifatturiero, dell'arte di saper fare prodotti caratterizzati da grande eccellenza».
Ma l'Etichetta Toscana da sola non bastava. E, come sottolinea il presidente di Confartigianato Pistoia Massimo Donnini, «è una vittoria tutta pistoiese, che rivendichiamo con orgoglio, perché è proprio dalla nostra provincia che è iniziato il pressing per contrastare le lobby contrarie alla legge 99 del 23 luglio 2009, che vieta l'introduzione in Italia di prodotti marcati made in Italy se questi non sono interamente fabbricati nel nostro paese».
Il decreto legge 135, partorito dopo la battaglia e pubblicato in Gazzetta ufficiale venerdì scorso, è il frutto di una mediazione tra interessi contrastanti, ma che salvaguarda il principio che la merce priva dell'indicazione di origine del prodotto possa essere confiscata in ogni momento, con tanto di sanzioni pecuniarie da 10mila a 250mila euro per chi contravviene alla norma.
Protagonista di questa vittoria pistoiese è Rino Meacci, artigiano contoterzista del settore maglieria nonché presidente provinciale della Federazione moda di Confartigianato, ma soprattutto inventore del marchio Etichetta Toscana, creato per certificare la filiera produttiva dei manufatti nostrani.
«La volontà di tutelare il made in Italy - spiega ancora Meacci - rientra nel Dna di noi artigiani, che ci ostiniamo a produrre in Italia nonostante la concorrenza sleale delle grandi industrie che delocalizzano all'estero, sottraendo possibilità occupazionali al nostro territorio. Salvaguardare il made in Italy è un atto doveroso nei confronti delle nostre imprese e dei nostri dipendenti, ma soprattutto dei consumatori che hanno il diritto di scegliere ciò che acquistano con cognizione di causa e non devono essere ingannati da false etichette». E' per questo che Meacci, da oltre dieci anni, ha fatto da portabandiera alla lotta per l'introduzione del marchio di origine obbligatorio sui vari prodotti. «La concorrenza sleale stava falcidiando le nostre aziende - afferma - e i consumatori erano completamente disorientati dalle false indicazioni delle etichette sui prodotti. Così, per difendere il nostro territorio, con un gruppo di altri maglieristi di Confartigianato, abbiamo dato vita ad Etichetta Toscana, ovvero ad un marchio volontario cui possono aderire solo aziende che producono nella nostra regione, sottoscrivendo un codice etico dove sono ribaditi i principi di verità, qualità dei prodotti e tutela dei lavoratori». Non è sufficiente, secono Meacci, che i consumatori siano tutelati solo in ambito regionale. Occorre che tutto il made in Italy si riappropri dell'immagine che in passato ci ha reso famosi in tutto il mondo. «Per questo - prosegue -, quando il governo ha varato la legge 99 e sono iniziate le azioni di contrasto da parte delle lobby che difendono gli interessi delle grandi industrie delocalizzatrici, ci siamo subito mossi inondando di fax tutte le Confartigianato locali e coinvolgendo la Federazione moda nazionale perché facesse pressing sul governo. Ce l'abbiamo fatta. Ed è stata una bella soddisfazione vedere che anche tanti piccoli e medi produttori del settore industriale hanno combattuto al nostro fianco». E a questo punto?
«A questo punto - conclude Meacci - dobbiamo andare avanti. Bisogna che le forze dell'ordine siano al nostro fianco per monitorare i prodotti immessi sul nostro mercato, applicando la nuova normativa. E bisogna che anche le nostre aziende si diano da fare e che le istituzioni siano al nostro fianco, come già su nostra sollecitazione sta facendo la Provincia con la lettera inviata all'amministrazione pratese perché Pistoia non sia più esclusa dal partecipare al tavolo del distretto tessile. Si è aperta una nuova stagione di valorizzazione del nostro patrimonio manifatturiero, dell'arte di saper fare prodotti caratterizzati da grande eccellenza».
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