Gioco
San Michele Arcangelo
Polizia in festa ricordando il Nembo
Tiziana Gori
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Fratoni saluta un poliziotto in pensione. A fianco il gruppo delle medaglie di bronzo. Sotto Fabrizio GianniniC'erano anche i soldati del Nembo alle celebrazioni per San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di stato e dei paracadutisti. A loro il questore Maurizio Manzo, parlando dal pulpito della cattedrale, ha rivolto un affettuoso saluto
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PISTOIA. C'erano anche i soldati del Nembo alle celebrazioni per San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di stato e dei paracadutisti. A loro il questore Maurizio Manzo, parlando dal pulpito della cattedrale, ha rivolto un affettuoso saluto.
La ricorrenza di ieri è stata l'occasione, a pochi giorni di distanza dalla strage di Kabul, per rinnovare la vicinanza delle forze dell'ordine, e della città intera, al 183º reggimento paracadutisti Nembo.
San Michele Arcangelo fu proclamato da Papa Pio XII il 29 settembre 1949 patrono e protettore della Polizia di stato. Polizia che ieri in cattedrale, e nella successiva cerimonia di premiazione degli agenti che si sono distinti in servizio, era presente con i suoi massimi rappresentanti, a partire dal questore Maurizio Manzo, il vicequestore Paolo Cutolo e il vicequestore vicario Mauro Ciavardini.
È stato un giorno importante anche per le famiglie dei poliziotti, che hanno potuto godere di un vero e proprio "family day" e conoscere da vicino i luoghi di lavoro dei propri cari.
La messa in cattedrale è stata celebrata dal vicario episcopale don Paolo Palazzi. Il questore ha preso la parola per ringraziare la curia e le autorità presenti, tra cui il prefetto Antonio Recchioni e la presidente della Provincia Federica Fratoni.
Ma ha voluto soprattutto garantire che il motto della Polizia di stato "C'è più sicurezza insieme" è un obiettivo perseguito giornalmente. «Siamo consapevoli che c'è un senso d'insicurezza diffuso e influenzato da molti problemi sociali. Uomini e donne della polizia sono chiamati ad un compito di grande responsabilità, che per fortuna non affrontiamo da soli ma con l'aiuto di tutti gli "attori sociali", dalle istituzioni ai cittadini».
«Nel momento della celebrazione - ha concluso Maurizio Manzo - va doverosamente tributato un omaggio a questi ragazzi che quotidianamente vegliano su di noi, con innegabili sacrifici per le loro famiglie. Così come un commosso pensiero va a quanti non hanno esitato ad immolare la vita per porsi come ultimo baluardo di fronte al crimine e garantire ai cittadini di vivere tranquilli. Abbiamo il dovere morale - oltre che l'intimo e profondo desiderio - di non dimenticarci di loro: Oreste Bertoneri, Domenico Piccoli, Gino Colaianni».
La ricorrenza di ieri è stata l'occasione, a pochi giorni di distanza dalla strage di Kabul, per rinnovare la vicinanza delle forze dell'ordine, e della città intera, al 183º reggimento paracadutisti Nembo.
San Michele Arcangelo fu proclamato da Papa Pio XII il 29 settembre 1949 patrono e protettore della Polizia di stato. Polizia che ieri in cattedrale, e nella successiva cerimonia di premiazione degli agenti che si sono distinti in servizio, era presente con i suoi massimi rappresentanti, a partire dal questore Maurizio Manzo, il vicequestore Paolo Cutolo e il vicequestore vicario Mauro Ciavardini.
È stato un giorno importante anche per le famiglie dei poliziotti, che hanno potuto godere di un vero e proprio "family day" e conoscere da vicino i luoghi di lavoro dei propri cari.
La messa in cattedrale è stata celebrata dal vicario episcopale don Paolo Palazzi. Il questore ha preso la parola per ringraziare la curia e le autorità presenti, tra cui il prefetto Antonio Recchioni e la presidente della Provincia Federica Fratoni.
Ma ha voluto soprattutto garantire che il motto della Polizia di stato "C'è più sicurezza insieme" è un obiettivo perseguito giornalmente. «Siamo consapevoli che c'è un senso d'insicurezza diffuso e influenzato da molti problemi sociali. Uomini e donne della polizia sono chiamati ad un compito di grande responsabilità, che per fortuna non affrontiamo da soli ma con l'aiuto di tutti gli "attori sociali", dalle istituzioni ai cittadini».
«Nel momento della celebrazione - ha concluso Maurizio Manzo - va doverosamente tributato un omaggio a questi ragazzi che quotidianamente vegliano su di noi, con innegabili sacrifici per le loro famiglie. Così come un commosso pensiero va a quanti non hanno esitato ad immolare la vita per porsi come ultimo baluardo di fronte al crimine e garantire ai cittadini di vivere tranquilli. Abbiamo il dovere morale - oltre che l'intimo e profondo desiderio - di non dimenticarci di loro: Oreste Bertoneri, Domenico Piccoli, Gino Colaianni».
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