Sicurezza
PISTOIA
La rissa per un amore finito
Tiziana Gori
◗
Il castello di Prato e Paolo CutoloLa spedizione punitiva doveva partire dalla stazione di Pistoia con il treno delle 16 e 20. L'appuntamento con i rivali della fazione opposta era al Castello dell'Imperatore di Prato alle 17. Ragazzi contro ragazzi, una decina di pistoiesi e altrettanti pratesi, quasi tutti minorenni e pronti a sfidarsi in uno dei luoghi simbolo della città laniera. All'origine della spedizione, il contrasto tra un diciottenne pistoiese e un ragazzo straniero che vive a Prato per l'amore di una ragazza.
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PISTOIA. La spedizione punitiva doveva partire dalla stazione di Pistoia con il treno delle 16 e 20. L'appuntamento con i rivali della fazione opposta era al Castello dell'Imperatore di Prato alle 17. Ragazzi contro ragazzi, una decina di pistoiesi e altrettanti pratesi, quasi tutti minorenni e pronti a sfidarsi in uno dei luoghi simbolo della città laniera. All'origine della spedizione, il contrasto tra un diciottenne pistoiese e un ragazzo straniero che vive a Prato per l'amore di una ragazza.
La polizia ha prima individuato i due "capi banda" e poi il resto del gruppo, che nel primo pomeriggio di giovedì si era dato appuntamento in Galleria Nazionale. Sono stati fermati poco prima di prendere il treno. Altrettanto hanno fatto i colleghi di Prato. Nell'operazione sono stati coinvolti anche la polizia ferroviaria, i carabinieri, la Digos e la Squadra mobile della questura.
«Abbiamo impedito loro di farsi del male - commenta il vicequestore Paolo Cutolo - A quell'età è possibile non rendersi conto della gravità delle azioni che si vanno a compiere. Siamo intervenuti prima che partissero per Prato. Nessuno di loro è stato trovato in possesso di armi e nessuno è stato denunciato. Da alcuni giorni eravamo a conoscenza, tramite i nostri canali investigativi, di un possibile scontro tra bande rivali. Giovedì mattina, poi, al 113 sono arrivate due telefonate di persone preoccupate per quello che poteva succedere».
Segnalazioni provvidenziali, che hanno dato un impulso decisivo all'azione delle forze dell'ordine.
Il raid aveva anche degli spettatori non paganti. Già posizionati in prima fila a Prato dopo aver appreso della notizia dello scontro da Netlog. Tutto infatti era partito da un social forum su internet. Il diciottene, che non accettava di essere stato lasciato dalla ragazza pratese, le aveva mandato alcuni messaggi sul sito del forum, chiedendole, tra l'altro, come poteva preferirle il rivale, un ragazzo arabo residente a Prato (ma il razzismo non c'entra, specifica Cutolo. Delle due bande facevano parte anche alcuni ragazzi stranieri).
La ragazza aveva informato l'attuale boy friend delle frasi irridenti. C'era stato un primo incontro, pochi giorni fa, a Firenze, ma i due non erano riusciti a chiarirsi. Ecco dunque che la battaglia è continuata sul social forum, con insulti e scambi di accuse, e si è allargata ad altri ragazzi. Fino ad includere i 7 "voyeurs" quarratini partiti per Prato pregustando uno scontro, e beccati dalla Digos al Castello dell'Imperatore giovedì pomeriggio. Sembra che, piuttosto candidamente, abbiano ammesso di essere lì perchè l'avevano saputo dal forum.
«Non avevamo intenzione di arrivare ad uno scontro - ha detto il diciottenne, che è stato individuato, rintracciato a casa e portato in questura - Volevo spiegarmi con lui una volta per tutte. Ma i miei amici erano decisi a seguirmi. Nel caso le cose si fossero messe male, avremmo reagito».
Alla fine, tutto è bene quel che finisce bene. Nessuno si è ferito o è stato denunciato. I ragazzi, tutti provenienti da famiglie "bene", hanno ricevuto una bella tirata d'orecchie sulle "cose da non fare".
La polizia ha prima individuato i due "capi banda" e poi il resto del gruppo, che nel primo pomeriggio di giovedì si era dato appuntamento in Galleria Nazionale. Sono stati fermati poco prima di prendere il treno. Altrettanto hanno fatto i colleghi di Prato. Nell'operazione sono stati coinvolti anche la polizia ferroviaria, i carabinieri, la Digos e la Squadra mobile della questura.
«Abbiamo impedito loro di farsi del male - commenta il vicequestore Paolo Cutolo - A quell'età è possibile non rendersi conto della gravità delle azioni che si vanno a compiere. Siamo intervenuti prima che partissero per Prato. Nessuno di loro è stato trovato in possesso di armi e nessuno è stato denunciato. Da alcuni giorni eravamo a conoscenza, tramite i nostri canali investigativi, di un possibile scontro tra bande rivali. Giovedì mattina, poi, al 113 sono arrivate due telefonate di persone preoccupate per quello che poteva succedere».
Segnalazioni provvidenziali, che hanno dato un impulso decisivo all'azione delle forze dell'ordine.
Il raid aveva anche degli spettatori non paganti. Già posizionati in prima fila a Prato dopo aver appreso della notizia dello scontro da Netlog. Tutto infatti era partito da un social forum su internet. Il diciottene, che non accettava di essere stato lasciato dalla ragazza pratese, le aveva mandato alcuni messaggi sul sito del forum, chiedendole, tra l'altro, come poteva preferirle il rivale, un ragazzo arabo residente a Prato (ma il razzismo non c'entra, specifica Cutolo. Delle due bande facevano parte anche alcuni ragazzi stranieri).
La ragazza aveva informato l'attuale boy friend delle frasi irridenti. C'era stato un primo incontro, pochi giorni fa, a Firenze, ma i due non erano riusciti a chiarirsi. Ecco dunque che la battaglia è continuata sul social forum, con insulti e scambi di accuse, e si è allargata ad altri ragazzi. Fino ad includere i 7 "voyeurs" quarratini partiti per Prato pregustando uno scontro, e beccati dalla Digos al Castello dell'Imperatore giovedì pomeriggio. Sembra che, piuttosto candidamente, abbiano ammesso di essere lì perchè l'avevano saputo dal forum.
«Non avevamo intenzione di arrivare ad uno scontro - ha detto il diciottenne, che è stato individuato, rintracciato a casa e portato in questura - Volevo spiegarmi con lui una volta per tutte. Ma i miei amici erano decisi a seguirmi. Nel caso le cose si fossero messe male, avremmo reagito».
Alla fine, tutto è bene quel che finisce bene. Nessuno si è ferito o è stato denunciato. I ragazzi, tutti provenienti da famiglie "bene", hanno ricevuto una bella tirata d'orecchie sulle "cose da non fare".
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