Il Tirreno

Pistoia

In centinaia per salutare il maestro

Tiziana Gori
Sopra Maurizio Ferretti a fianco i suoi allievi suonano al funerale e sotto mentre portano il feretro fuori dalla chiesa
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Sopra Maurizio Ferretti a fianco i suoi allievi suonano al funerale e sotto mentre portano il feretro fuori dalla chiesa

I messaggi dei giovani: «Maurizio aiutaci ancora ad essere forti». Nella chiesa di San Biagio in Cascheri i funerali di Ferretti, il musicista trovato morto sabato mattina

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PISTOIA. I suoi allievi lo hanno portato in spalla fuori dalla chiesa, e gli hanno detto "arrivederci" suonando e cantando per lui durante la messa. Ma anche vicini e amici dei tempi della gioventù hanno voluto salutare ieri pomeriggio il maestro di musica Maurizio Ferretti.
Centinaia di persone hanno preso parte ai funerali celebrati da don Piero nella chiesa di San Biagio in Cascheri, a poche decine di metri di distanza dalla casa dove Ferretti abitava e dove, sabato mattina, è stato trovato privo di vita.
Insegnante e ricercatore di musica, con una particolare predilezione per gli strumenti a corda, Maurizio Ferretti è morto per infarto venerdì, ma la scoperta del decesso è stata fatta solo il giorno dopo, da un vicino e da un allievo che aveva appuntamento per una lezione.
Per scelta dell'unica parente di Ferretti, una cugina, e dei suoi allievi, era scritto sui manifesti funebri "il maestro". Maestro di musica e di vita, in grado di lasciare un'impronta indelebile, e positiva, sulle persone che l'hanno conosciuto.
Tutto l'amore, e il rispetto, che è stato in grado di suscitare, traboccava ieri pomeriggio nella chiesa di San Biagio, dalle lacrime dei ragazzi che hanno partecipato alla messa. Alcuni di loro hanno preso la parola per ricordare Ferretti, leggendo anche parole di altri che non avevano la forza di farlo personalmente. «Maurizio non c'è più. Ci ha lasciato in silenzio il 19 settembre, in silenzio come la sua umiltà gl'imponeva. Come tanti ragazzi cresciuti negli anni 60 si era innamorato dei Beatles, ma non era stata un'infatuazione passeggera. Ci si era tuffato, e di tutta la musica poi aveva fatto la sua vita, con quell'immediatezza un po' ingenua che ogni artista porta con sè. Gli piaceva stare da solo, ma anche in compagnia, e il contatto con gli altri raramente si fermava alla superficie. Lo sanno gli allievi a cui ha insegnato. Ci ha lasciato un pezzo di storia di ognuno di noi».
«L'ho rivisto dopo venti anni poco tempo fa - racconta un ex allievo che sabato aveva portato il figlio di 7 anni alla prima lezione di violino - Era una delle poche persone a cui davo del "lei". Non so perché, anche se parlavamo di tutto. Avevamo deciso di far provare a mio figlio il violino, e la cosa strana è che mi ero ripromesso, sabato, di dargli per la prima volta del "tu". Lo faccio ora, ciao Maurizio».
«Per Maurizio - dice un altro allievo - vale il detto: "Non si vede bene che con il cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi". Ogni ragazzo si è sentito, con lui, facilitato a sviluppare la sua essenza. Da quando ti ho conosciuto ho avuto inevitabilmente bisogno di te. Ti chiedo: insegnami ancora Maurizio, ad essere me stesso, ad essere forte».
La lettura dal Vangelo secondo Giovanni riguardava la resurrezione di Lazzaro, e don Piero, che si è detto colpito per l'affetto suscitato dal maestro, ha invitato tutti a credere, con fede, nella continuità della vita oltre la morte.
Tiziana Gori

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