LE SCOSSE IN CITTÀ
Il terremoto qui fa meno paura
Elisa Pacini
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Controlli di stabilità dei vigili del fuoco in una scuolaCentinaia di telefonate a vigili del fuoco, carabinieri e polizia nell'arco di mezz'ora, dalla prima scossa, registrata alle 22 e 4 minuti (magnitudo 4,2 della scala Richter). La scossa successiva, di magnitudo 2,8 della scala Richter, è stata registrata alle 22,15
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PISTOIA. Centinaia di telefonate a vigili del fuoco, carabinieri e polizia nell'arco di mezz'ora, dalla prima scossa, registrata alle 22 e 4 minuti (magnitudo 4,2 della scala Richter). La scossa successiva, di magnitudo 2,8 della scala Richter, è stata registrata alle 22,15. Il terremoto lunedì sera è stato avvertito con maggior forza nella zona di Montale, in parte della montagna (tante le telefonate ai vigili da Limestre e San marcello), e nei piani alti dei condomini in città. Nessuna richiesta d'intervento, però, è pervenuta ai vigili del Fuoco, nè in serata, né ieri mattina.
I rischi principali per la zona di Firenze-Prato-Pistoia dipendono in gran parte dalla sismicità del Mugello e infatti le scosse di lunedì sera, con epicentro a Barberino, si sono avvertite in molti punti della piana. Ad illustrare le caratteristiche geologiche dell'Alta Toscana è Marco Morelli, direttore dell'Istituto geofisico toscano di Prato, impegnato in queste ore in un continuo monitoraggio dell'attività sismica che anche ieri ha prodotto nuove scosse, seppure di minore intensità (verso le 14 ce n'è stata una di 2,8 gradi della scala Richter).
«Il Mugello - spiega Morelli - è una delle zone più ad alto rischio sismico della nostra regione. Di più rispetto alle colline pratesi e alla montagna Pistoiese. Non a caso l'epicentro del terremoto di lunedì è lo stesso del sisma percepito il primo marzo del 2008. E' una zona di piana intramontana limitata da grosse fratture (le faglie) su cui si accumula l'energia dovuta al movimento delle placche che poi viene rilasciata. E' la stessa energia che è all'origine dei movimenti che hanno dato vita alla nascita degli Appennini. Le zone limitrofe a Firenze, Prato e Pistoia possono avvertire le scosse per risentimento del terremoto in Mugello. Naturalmente più aumenta la distanza, più le scosse si avvertono meno».
In molte zone del Pistoiese, il terremoto si è comunque sentito benissimo anche se dalle segnalazioni, emerge un fenomeno piuttosto strano ma invece molto comune in questi casi. Se in alcune case, la percezione è stata decisa, altre in zone attigue non si sono quasi accorte di quello che succedeva. «E' una caratteristica normale - continua Morelli - dalle molte immagini che inquadravano dall'alto la zona dell'Aquila dopo il sisma, si vedevano purtroppo case costruite nello stesso anno e nel solito modo completamente distrutte vicino ad altre con solo dei danni. E' lo stesso anche per la percezione più lontana. E' dovuto in gran parte dalla natura del suolo e del sottosuolo. Nell'attraversamento di rocce dure non c'è propagazione, mentre le scosse attraverso materia alluvionale come quella della piana possono subire amplificazioni».
Ma proprio nei terreni alluvionali c'è un'altra distinzione che spiega la differenza di percezione nelle zone vicine. Tutto dipende dai depositi alluvionali, ovvero dal materiale trasportato dai fiumi che si è depositato nel tempo sul substrato roccioso. «Se i depositi alluvionali non sono molto spessi - continua Morelli - la diffusione delle onde è minore mentre dove sono spessi più di 50 metri, le vibrazioni hanno effetti maggiori».
I rischi principali per la zona di Firenze-Prato-Pistoia dipendono in gran parte dalla sismicità del Mugello e infatti le scosse di lunedì sera, con epicentro a Barberino, si sono avvertite in molti punti della piana. Ad illustrare le caratteristiche geologiche dell'Alta Toscana è Marco Morelli, direttore dell'Istituto geofisico toscano di Prato, impegnato in queste ore in un continuo monitoraggio dell'attività sismica che anche ieri ha prodotto nuove scosse, seppure di minore intensità (verso le 14 ce n'è stata una di 2,8 gradi della scala Richter).
«Il Mugello - spiega Morelli - è una delle zone più ad alto rischio sismico della nostra regione. Di più rispetto alle colline pratesi e alla montagna Pistoiese. Non a caso l'epicentro del terremoto di lunedì è lo stesso del sisma percepito il primo marzo del 2008. E' una zona di piana intramontana limitata da grosse fratture (le faglie) su cui si accumula l'energia dovuta al movimento delle placche che poi viene rilasciata. E' la stessa energia che è all'origine dei movimenti che hanno dato vita alla nascita degli Appennini. Le zone limitrofe a Firenze, Prato e Pistoia possono avvertire le scosse per risentimento del terremoto in Mugello. Naturalmente più aumenta la distanza, più le scosse si avvertono meno».
In molte zone del Pistoiese, il terremoto si è comunque sentito benissimo anche se dalle segnalazioni, emerge un fenomeno piuttosto strano ma invece molto comune in questi casi. Se in alcune case, la percezione è stata decisa, altre in zone attigue non si sono quasi accorte di quello che succedeva. «E' una caratteristica normale - continua Morelli - dalle molte immagini che inquadravano dall'alto la zona dell'Aquila dopo il sisma, si vedevano purtroppo case costruite nello stesso anno e nel solito modo completamente distrutte vicino ad altre con solo dei danni. E' lo stesso anche per la percezione più lontana. E' dovuto in gran parte dalla natura del suolo e del sottosuolo. Nell'attraversamento di rocce dure non c'è propagazione, mentre le scosse attraverso materia alluvionale come quella della piana possono subire amplificazioni».
Ma proprio nei terreni alluvionali c'è un'altra distinzione che spiega la differenza di percezione nelle zone vicine. Tutto dipende dai depositi alluvionali, ovvero dal materiale trasportato dai fiumi che si è depositato nel tempo sul substrato roccioso. «Se i depositi alluvionali non sono molto spessi - continua Morelli - la diffusione delle onde è minore mentre dove sono spessi più di 50 metri, le vibrazioni hanno effetti maggiori».
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