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In migliaia al corteggio storico

Paolo Gestri
Una bella immagine del corteggio storico di ieri a Badia a Pacciana
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Una bella immagine del corteggio storico di ieri a Badia a Pacciana

I figuranti hanno lasciato l'abbazia alle 17, diretti verso Pistoia, nelle stessa direzione che prese l'abate Ormanno, nel 1322.

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PISTOIA. Trecento in corteo e qualche migliaio ai margini. A tanti ammontavano ieri sera attori e spettatori dell'ormai tradizionale sfilata storica di Badia a Pacciana. I figuranti hanno lasciato l'abbazia alle 17, diretti verso Pistoia, nelle stessa direzione che prese l'abate Ormanno, nel 1322, allorquando partì per conquistare Pistoia. Attentissimi i coordinatori del servizio d'ordine (Cristiano Mazzei, Sara Aiazzi, Gabriele Baroncelli, Ambra Pellegrini, Federica Bargiacchi, Giulia Bongiovanni, Guada Palandri, Enrica Gangherati), e tuttavia sereni, visto che quasi tutti dei trecento "attori" replicano da tanti anni la propria parte. Così il corteggio ha preso il via in un clima di festa, come se anche i cavalli ed anche le due mucche messe a tirare un rustico carro, conoscessero a mente il copione. Quest'anno c'erano due quadri in più: sette, anzichè cinque.
Insomma, una sfilata popolare con immissioni di scene di nobiltà, belle dame e cavalieri, con i monaci a fare strada al loro abate, conquistare della città. Giuseppe Golisano, un pistoiese che non disdegna la scena, ha sfilato superbamente a cavallo, impersonando Ormanno, onore e gloria della nobile famiglia pistoiese Tedici. Ed essendo egli stato buono e saggio, il terzo quadro ha voluto ostentare la rinascita del territorio alle sue dipendenze e i buoni frutti del suo governo. «E' il quadro più significativo del corteggio», si precisa a Badia -, per dire che pace e lavoro, e non la guerra, erano nel cuore dei vecchi antenati.
Ma bisognava fare i conti ed andare d'accordo - con il potente condottiero Catruccio Castracani. Perciò, Castruccio in corteo, tal Sandro Cianchi di San Pierino, l'hanno dovuto mettere di rigore, nonostante Ormanno sapesse bene che quel capitano era "nemico notorio, e dichiarato, di Santa Romana Chiesa". Estremista ghibellino. Suo il quarto quadro e per i suoi impietosi soldati. La storia dice anche che tutti i pievani, e in un caso perfino i parrocchiani, favorevoli a Castruccio venivano scomunicati, ma non si ha notizia che la scomunica abbia colpito l'abate Tedici. A conferma della sua astuzia. Il quale entrò segretamente in città, una conquista praticamente indolore, con attrezzi agricoli più che con spade, come ieri ha mostrato il V quadro rievocante la presa vera e propria della città. Si trattava, evidentemente di contadini e artigiani disposti a tutto, tanto che i governanti pistoiesi o fuggirono verso l'amica guelfa Firenze o si sottomisero al volere dell'abate (VI quadro), eletto nell'occasione capitano del popolo.
Paolo Gestri

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