Il Tirreno

Pistoia

LA SCUOLA AD OSTACOLI

Ore in attesa per il posto che non c'è

Michele Galardini
A fianco e a destra gli insegnanti in attesa alle scuole Carradori
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A fianco e a destra gli insegnanti in attesa alle scuole Carradori

In attesa di un posto di lavoro, con la speranza che le deleghe non superino il numero di posti disponibili, i precari dell'insegnamento, delle scuole medie e superiori, sono stati convocati alle scuole Carradori per le nomine dei posti rimasti vacanti nelle cattedre di sostegno

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PISTOIA. In attesa di un posto di lavoro, con la speranza che le deleghe non superino il numero di posti disponibili, i precari dell'insegnamento, delle scuole medie e superiori, sono stati convocati alle scuole Carradori per le nomine dei posti rimasti vacanti nelle cattedre di sostegno.
In provincia i posti vacanti sono cento, le domande ottocento, secondo il sistema "delle code" che allarga la richiesta, oltre che alla provincia di appartenenza, a massimo tre altre province italiane.
I casi più eclatanti riguardano i molti precari estromessi dalle province di appartenenza secondo la nuova regolamentazione che obbliga i partecipanti a spostarsi anche di diverse centinaia di chilometri per tentare la fortuna in una circoscrizione che ha ancora posti disponibili.

«Siamo disperati - dice Andrea, che da Firenze è stato dirottato su Pistoia - ci sono persone che nel 2008 lavoravano a Pisa o a Firenze e che ora, a causa del taglio di molte cattedre, si ritrovano senza lavoro. Oltre a questo molti posti spariscono nel nulla per poi riapparire quando conviene ai presidi. Alla convocazione di Firenze, per esempio, per filosofia c'era insieme a me un insegnante di storia dell'arte che aveva già lavorato molti anni e che sapeva per certo dell'esistenza di un posto libero a Empoli. Al momento della convocazione però quel posto non risultava più disponibile e a nulla sono servite le telefonate all'istituto».
Certo è che questo metodo delle "code" crea un bacino di discriminazione all'interno della scuola poiché i posti disponibili a Firenze, ad esempio, vengono dati a precari provenienti da altre regioni e, contemporaneamente, viene estromesso e deviato su altre città, chi appartiene a quella provincia. La scuola, così, rischia di trasformarsi in un ammortizzatore sociale che vede gli insegnanti come numeri o titoli e che non garantisce la continuità necessaria al rapporto che si dovrebbe instaurare con gli alunni, soprattutto se, come in questo caso, ad andarci di mezzo sono i precari dell'area di sostegno, figure importanti nella mediazione fra l'insegnamento regolare e le esigenze degli alunni affetti da forme più o meno gravi di handicap.
«I ragazzi con cui ho lavorato l'anno scorso - racconta Maria, un'altra dei precari - mi chiamano per sapere se sarò con loro anche quest'anno e io vorrei poter continuare il lavoro con loro perché non ha senso intraprendere un percorso con dei ragazzi e poi risolverlo, a fine anno, con una cartella nella quale vengono segnate le indicazioni sommarie per la persona che subentrerà l'anno successivo».

Le persone, per lo più giovani, restano in attesa nell'ingresso della scuola, aspettando che il loro nome esca fuori dalla bocca dell'addetta di turno e consapevoli che entro due ore si saranno sciolti tutti i dubbi e i pochi posti rimasti liberi saranno assegnati. Una ragazza racconta di essere in coda per la sorella che, lo stesso giorno e alla stessa ora, è stata convocata anche a Macerata per il medesimo posto e, fra una telefonata e un'altra, spiega che «a parità di punteggio vengono fatti passare avanti nella graduatoria i più giovani. Per i punteggi poi esistono dei corsi su internet che con circa 600 euro ti permettono di guadagnare due punti (praticamente regalati, vista la facilità delle prove) che all'interno di una graduatoria come la nostra possono permetterti di scavalcare dieci o quindici persone».
Altro problema è il ritardo con cui è stata comunicata la convocazione; la data è stata resa nota solo il primo settembre, così che tutti gli appartenenti alle altre province che erano già stati esclusi dalla graduatoria si sono riversati su Pistoia, creando un grande bacino eterogeneo che accoglie i candidati del sud, i candidati delle altre province e quelli pistoiesi, senza una regolamentazione chiara che normalizzi il processo di scelta, costringendo molte persone, impiegate fino all'anno prima, a vedersi sopravanzare da individui esterni.

«La colpa - dice amaramente Maria - non è di questi candidati, ma del sistema che si è venuto a creare da poco e che non ci permette di essere sicuri del nostro lavoro, tanto che, alle volte, si pensa quasi di impegnarsi in qualche altro campo che ci garantisca un posto di lavoro, accantonando la speranza di una carriera conforme al nostro (per)corso di specializzazione».
«Questo succede - spiega Cristina Zini della Cisl scuola - perché in Toscana abbiamo molte realtà nell'area del sostegno che hanno creato molti posti di lavoro. Purtroppo lo scarso coordinamento fra le province obbliga molti a trasferirsi in città lontane centinaia di chilometri pur di avere un posto lavorativo che non è garantito nella loro regione. Quasi ottanta persone che sono in graduatoria e che hanno lavorato l'anno scorso, quest'anno non troveranno impiego. Anche nella scuola si cominciano a far sentire i tagli operati dal governo, non avevo mai visto una presenza così massiccia di giovani precari in cerca di un posto anche al di fuori della loro città».
Nei prossimi giorni si procederà con le nomine per i posti disponibili per le materie di scuole medie e superiori; solo in ambito umanistico sono disponibili circa 70 posti su più di 500 domande.

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