Il Tirreno

Pistoia

pietanze tipiche del XIV secolo

Decine di commensali per la festa di Castruccio

Paolo Gestri
Una bella immagine della tavola per la festa di Castruccio Al centro Federica Fratoni presidente della Provincia
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Una bella immagine della tavola per la festa di Castruccio Al centro Federica Fratoni presidente della Provincia

Tremila fiorini d'oro all'anno e, molto verosimilmente, un invito a cena. Tanto dovette pagare e sopportare, 687 anni fa, l'abate Ormanno Tedici, per firmare la pace con il potente capitano di ventura lucchese Castruccio Castracani

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PISTOIA. Tremila fiorini d'oro all'anno e, molto verosimilmente, un invito a cena. Tanto dovette pagare e sopportare, 687 anni fa, l'abate Ormanno Tedici, per firmare la pace con il potente capitano di ventura lucchese Castruccio Castracani.

Rievocando il "quasi storico" culinario evento, sabato scorso è iniziata la 34esima edizione della festa storica a Badia a Pacciana.

Teatro della suggestiva imbandigione è stato il chiostro, illuminato da torce ed allietato da una sessantina di commensali, tutti in abiti rigorosamente medioevali; un gran convivio disposto a ferro di cavallo, con spettacolo annesso (menzione speciale per il "Teatro di gomma", giovani di Poggibonsi) e, neanche a dirlo, allestimento e portate proprio come quelle di sette secoli fa.

Tutto fatto in grande stile. Sullo sfondo una suggestiva scenografia: un'armatura di ferro accanto alla croce, un messale, delle alabarde e delle forche da contadini, tanto per ricordare il connubio vissuto da Ormanno di frate e guerriero. Non per niente, prima di sedersi a tavola, mentre l'abate ed il condottiero si scambiano in segno di pace la spada e l'atto di tregua, i frati intonano canti di chiesa e finalmente si mangia.

Preceduta da petali di rosa arriva l'insalata de ciglio e subito dopo un gustoso antipasto a base di cacio, prosciutto, fichi e porco selvatico. Il porco è il massimo che c'è: torna arrosto e in dolceforte, una vera squisitezza. Ormanno mangia quel che passa il convento, ma di certo non ha di che lamentarsi. Anzi, il capitano presente, battezzato Alessandro a Badia, si sostituisce ai giocolieri e si esibisce in avvampati numeri da mangiafuoco. Appunto: fuoco e fiamme, secondo lo stile del più che bellicoso personaggio. Fa fuoco e fiamme anche alla fine della cena dalle finestre del campanile: che lo veda la campagna tutta e lo tema Pistoia, perché lui non ha cuore di frate. Ringrazino i pistoiesi che sia intervenuto il suo amico Ormanno come loro "mandatario e duce".

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