Il Tirreno

Pistoia

LA CRISI DEI TRENI

Indotto Breda, meno 100 posti di lavoro

Anna Cecchini
I reparti Ansaldo Breda dove i treni vengono assemblati
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I reparti Ansaldo Breda dove i treni vengono assemblati

Oltre 50 lavoratori in cassa integrazione e quasi altrettanti a cui non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato. Comincia lo stillicidio di posti di lavoro nelle aziende dell'indotto Ansaldo Breda

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PISTOIA. Oltre 50 lavoratori in cassa integrazione e quasi altrettanti a cui non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato. Comincia lo stillicidio di posti di lavoro nelle aziende dell'indotto Ansaldo Breda. La Rsu aziendale della ditta su via di Ciliegiole lo dice da mesi che senza i bandi per la realizzazione dei treni regionali e di quelli ad alta velocità ben presto anche il colosso Breda vedrà vacillare un'organizzazione del lavoro che coinvolge decine di ditte esterne.

Siamo a settembre e, alla ripresa delle attività dopo le ferie estive, il "sistema Breda" comincia davvero a sgretolarsi. Nel senso che molte delle aziende che lavorano per il colosso dei treni hanno deciso di mettere gli operai in cassa integrazione o di bloccare il rinnovo di contratti a tempo determinato. È il caso della Gtb e della M.e.p., due realtà con sede rispettivamente a Masotti e a Montecatini Terme, che si occupano di cablaggi. «La prima - spiega Francesco Nebbia, della Rsu Breda - aveva 40 lavoratori impiegati da noi, ma già da alcuni mesi in molti sono in cassa integrazione. Mentre la M.e.p., anch'essa esperta in cablaggi, proprio in questi giorni conferma la cassa per 21 dei 37 addetti».

L'autunno nero per la più grande realtà produttiva di Pistoia sembra cominciato. I primi posti di lavoro, come è ovvio, non vengono erosi direttamente nell'azienda madre, ma invece nelle varie ditte che seguono pressoché stabilmente appalti all'interno del sito su via di Ciliegiole. A conferma di questo emerge infatti che alcune attività dell'indotto hanno deciso di non rinnovare i contratti a termine di decine di loro dipendenti. «La Miri è un'azienda di Napoli, ma da dieci anni - dice Tiziano Fabbri, della Rsu aziendale - lavorava in Breda con circa cento persone assunte tra l'altro nell'area pistoiese». «Un terzo - prosegue Nebbia - dei dipendenti Miri ha il contratto a tempo determinato che adesso non è stato rinnovato. Ugualmente la Siri, che ha deciso di temporeggiare prima di rinnovare i contratti a tempo di molti dei 35 dipendenti impegnati in Breda».

Alla base della crisi Breda, e quindi di una scarsità di lavoro che intanto sta mettendo a repentaglio l'indotto, c'è la questione dei bandi per i nuovi treni regionali e ad alta velocità. «Senza dubbio - conclude Fabbri - è un momento particolare, ma siamo fiduciosi. A metà settembre è previsto un incontro a Roma, per capire questa storia dei nuovi bandi e in generale il futuro dell'azienda e del suo indotto».

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