Attenzione
LE NOMINE A SCUOLA
Scatta la mattanza dei precari
Francesco Albonetti
Venerdì mattina. Alle scuole medie Anna Frank va in scena la mattanza delle convocazioni dei docenti precari a caccia di una supplenza nelle scuole medie e superiori. Fa un caldo micidiale, ma i ventilatori arrivano, pietosamente, dopo le 11, comunque insufficienti
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Venerdì mattina. Alle scuole medie Anna Frank va in scena la mattanza delle convocazioni dei docenti precari a caccia di una supplenza nelle scuole medie e superiori. Fa un caldo micidiale, ma i ventilatori arrivano, pietosamente, dopo le 11, comunque insufficienti. Ci sono centinaia di insegnanti di varie età, molti dei quali provenienti da fuori regione, persino da Messina.
Ci sono anche parenti fuori ad aspettare il responso che arriva dal bancone, dove il personale dell'ex provveditorato snocciola nomi di persone e di scuole, numeri e codici delle classi di insegnamento. C'è il marito in trepida attesa: «Mia moglie è abilitata dal 1976, fino ad oggi è stata sempre inserita, speriamo anche quest'anno». E poi mamme, nonne, qualcuno ha la carrozzina col bambino. I docenti sono per la maggior parte donne, ma non mancano uomini, giovani e anziani.
«Ho preso il posto per il sostegno, ma ho rifiutato quello della mia materia, discipline geometriche - dice Elena Fabbri, quarratina, abilitata da appena tre anni - L'anno scorso mi avevano chiamato solo il 19 gennaio per una supplenza di 9 ore a Pescia, quest'anno non ho voluto rischiare e per il sostegno i posti sono di più. Vorrei rimarcare che, al di là dei disagi e delle incertezze, le abilitazioni non sono uno scherzo quanto a costi economici: per il sostegno ho dovuto spendere 4mila euro con obbligo di frequenza, per la materia la spesa è stata di 3mila».
Non è andata bene, invece, a Chiara Cardelli, un'altra giovane insegnante di Pescia: «Sono sesta nelle discipline geometriche e ne prendevano solo tre, come l'anno scorso. Del resto lo sapevo. E nel sostegno non sono andata perché non sono neppure abilitata. Spero di essere recuperata nelle code di Lucca, Pisa e Prato, le province che ho scelto. L'anno scorso ho avuto fortuna, mi hanno recuperato attraverso la graduatoria di istituto».
Da due giovani insegnanti, si passa a Roberto Toninelli, docente pistoiese di psicologia che ogni estate si presenta nella fossa dei leoni delle convocazioni dal 1998. «Io vengo dal mondo dell'impresa, nella scuola non ci sono soldi ma tanta voglia di trasmettere valori importanti. Il problema maggiore del precariato è quello di non poter dare la continuità ai tuoi studenti, visto che un anno sei in una scuola e l'anno dopo non sai dove ti tocca. Io però voglio insegnare al Sismondi e rinuncio alle altre chiamate per tornare lì».
Un'esperienza di precariato ancora più lunga è quella di Antonio Gori, 54 anni, abilitato dal 1980 in educazione fisica. «Con la contrazione dei posti che c'è stata siamo messi abbastanza male. Ho famiglia con una figlia grande e ho provato anche a fare il sostegno per non lasciare nulla di intentato. Sono messo bene in graduatoria e dovrei farcela anche quest'anno, ma il problema è quello di dover cambiare sempre sede: a me piace l'atletica, faccio acquistare alla scuola dischi o pesi e il prossimo anno chissà, magari li mettono da una parte e non li usano più».
Ci sono anche parenti fuori ad aspettare il responso che arriva dal bancone, dove il personale dell'ex provveditorato snocciola nomi di persone e di scuole, numeri e codici delle classi di insegnamento. C'è il marito in trepida attesa: «Mia moglie è abilitata dal 1976, fino ad oggi è stata sempre inserita, speriamo anche quest'anno». E poi mamme, nonne, qualcuno ha la carrozzina col bambino. I docenti sono per la maggior parte donne, ma non mancano uomini, giovani e anziani.
«Ho preso il posto per il sostegno, ma ho rifiutato quello della mia materia, discipline geometriche - dice Elena Fabbri, quarratina, abilitata da appena tre anni - L'anno scorso mi avevano chiamato solo il 19 gennaio per una supplenza di 9 ore a Pescia, quest'anno non ho voluto rischiare e per il sostegno i posti sono di più. Vorrei rimarcare che, al di là dei disagi e delle incertezze, le abilitazioni non sono uno scherzo quanto a costi economici: per il sostegno ho dovuto spendere 4mila euro con obbligo di frequenza, per la materia la spesa è stata di 3mila».
Non è andata bene, invece, a Chiara Cardelli, un'altra giovane insegnante di Pescia: «Sono sesta nelle discipline geometriche e ne prendevano solo tre, come l'anno scorso. Del resto lo sapevo. E nel sostegno non sono andata perché non sono neppure abilitata. Spero di essere recuperata nelle code di Lucca, Pisa e Prato, le province che ho scelto. L'anno scorso ho avuto fortuna, mi hanno recuperato attraverso la graduatoria di istituto».
Da due giovani insegnanti, si passa a Roberto Toninelli, docente pistoiese di psicologia che ogni estate si presenta nella fossa dei leoni delle convocazioni dal 1998. «Io vengo dal mondo dell'impresa, nella scuola non ci sono soldi ma tanta voglia di trasmettere valori importanti. Il problema maggiore del precariato è quello di non poter dare la continuità ai tuoi studenti, visto che un anno sei in una scuola e l'anno dopo non sai dove ti tocca. Io però voglio insegnare al Sismondi e rinuncio alle altre chiamate per tornare lì».
Un'esperienza di precariato ancora più lunga è quella di Antonio Gori, 54 anni, abilitato dal 1980 in educazione fisica. «Con la contrazione dei posti che c'è stata siamo messi abbastanza male. Ho famiglia con una figlia grande e ho provato anche a fare il sostegno per non lasciare nulla di intentato. Sono messo bene in graduatoria e dovrei farcela anche quest'anno, ma il problema è quello di dover cambiare sempre sede: a me piace l'atletica, faccio acquistare alla scuola dischi o pesi e il prossimo anno chissà, magari li mettono da una parte e non li usano più».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
