Gioco
PISTOIA
Licenziati, presidio in azienda
Anna Cecchini
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Fabio Capponi, mentre ieri mattina entra alla Ser.In per l’assemblea con i lavoratoriSono arrabbiati e sul loro licenziamento vogliono vederci chiaro. I 47 dipendenti della "Ser.In", l'azienda di data entry che lunedì ha comunicato ai sindacati la chiusura della sede di sant'Agostino e la conseguente mobilità per tutti i lavoratori, non sono convinti che la decisione sia legata alla perdita delle commesse dalla Cassa di Risparmio di Firenze
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PISTOIA. Sono arrabbiati e sul loro licenziamento vogliono vederci chiaro. I 47 dipendenti della "Ser.In", l'azienda di data entry che lunedì ha comunicato ai sindacati la chiusura della sede di sant'Agostino e la conseguente mobilità per tutti i lavoratori, non sono convinti che la decisione sia legata alla perdita delle commesse dalla Cassa di Risparmio di Firenze.
E ieri mattina, nel corso dell'assemblea convocata dai rappresentanti della Cgil e Flaica-Cub in via Galvani - dove si trova la sede dell'impresa - lo hanno detto chiaramente. Prima hanno espresso tutto il loro disappunto verso la direzione romana dell'azienda, che fa capo alla Adecco, per aver nascosto fino a due giorni fa l'ipotesi di mandare tutti a casa. E poi hanno deciso di reagire per difendere quel lavoro che fino a lunedì non avevano la minima idea di dover perdere. Intanto hanno indetto lo stato di agitazione, proclamando 8 ore di sciopero che saranno gestite nei prossimi giorni. «Soprattutto - dice Fabio Capponi, responsabile Cgil per il settore terziario - chiederemo al più presto un incontro con Comune, Provincia e Prefetto, perché questi lavoratori mandati a casa da un giorno a un altro hanno diritto di essere ascoltati. Devono avere chiarimenti». Quei chiarimenti che dall'azienda ancora stentano ad arrivare. «Eppure a Pistoia - si legge in un comunicato a firma Rsa-Cub e Flaica-Cub - qualcuno doveva già sapere, visto che le raccomandate inviate dall'azienda ai sindacati sono partite proprio da Pistoia».
«È vero che le commesse dalla Cassa di Risparmio di Firenze - prosegue Capponi - sono terminate a seguito della fusione dell'istituto di credito con Banca Intesa San Paolo, ma i 47 dipendenti dicono anche che quegli ordini rappresentano circa il 50% del lavoro in via Galvani». Insomma i lavoratori della "Ser.In" si sentono presi in giro, non solo perchè l'azienda nelle scorse settimane sembra non aver mai fatto cenno a un a chiusura della sede di Pistoia, ma soprattutto perchè temono che l'impresa madre voglia smantellare l'attività locale a favore di altre ditte analoghe. «Nella comunicazione - spiega ancora Capponi - che ci è arrivata si parla di chiusura. I lavoratori dicono che adesso il lavoro c'è e che sono in corso trattative per avere una commessa dal Monte dei Paschi di Siena. La paura è che l'attività pistoiese della "Ser.In" sia convogliata su un'analoga azienda di Pisa che è collegata alla Adecco».
Mentre i dipendenti hanno proclamato le 8 ore di sciopero, il sindacato proverà ad avviare una trattativa con l'azienda. «Abbiamo mandato la richiesta per un incontro - conclude Capponi - e aspettiamo una loro risposta. Speriamo di poter avviare una trattativa e magari di bloccare la procedura di mobilità. Purtroppo, se questo non avvenisse, nell'arco di un mese i lavoratori riceverebbero la lettera di licenziamento e, trattandosi di un'azienda con meno di 50 dipendenti, non avrebbero neppure la cassa integrazione, ma solo l'indennità di disoccupazione».
E ieri mattina, nel corso dell'assemblea convocata dai rappresentanti della Cgil e Flaica-Cub in via Galvani - dove si trova la sede dell'impresa - lo hanno detto chiaramente. Prima hanno espresso tutto il loro disappunto verso la direzione romana dell'azienda, che fa capo alla Adecco, per aver nascosto fino a due giorni fa l'ipotesi di mandare tutti a casa. E poi hanno deciso di reagire per difendere quel lavoro che fino a lunedì non avevano la minima idea di dover perdere. Intanto hanno indetto lo stato di agitazione, proclamando 8 ore di sciopero che saranno gestite nei prossimi giorni. «Soprattutto - dice Fabio Capponi, responsabile Cgil per il settore terziario - chiederemo al più presto un incontro con Comune, Provincia e Prefetto, perché questi lavoratori mandati a casa da un giorno a un altro hanno diritto di essere ascoltati. Devono avere chiarimenti». Quei chiarimenti che dall'azienda ancora stentano ad arrivare. «Eppure a Pistoia - si legge in un comunicato a firma Rsa-Cub e Flaica-Cub - qualcuno doveva già sapere, visto che le raccomandate inviate dall'azienda ai sindacati sono partite proprio da Pistoia».
«È vero che le commesse dalla Cassa di Risparmio di Firenze - prosegue Capponi - sono terminate a seguito della fusione dell'istituto di credito con Banca Intesa San Paolo, ma i 47 dipendenti dicono anche che quegli ordini rappresentano circa il 50% del lavoro in via Galvani». Insomma i lavoratori della "Ser.In" si sentono presi in giro, non solo perchè l'azienda nelle scorse settimane sembra non aver mai fatto cenno a un a chiusura della sede di Pistoia, ma soprattutto perchè temono che l'impresa madre voglia smantellare l'attività locale a favore di altre ditte analoghe. «Nella comunicazione - spiega ancora Capponi - che ci è arrivata si parla di chiusura. I lavoratori dicono che adesso il lavoro c'è e che sono in corso trattative per avere una commessa dal Monte dei Paschi di Siena. La paura è che l'attività pistoiese della "Ser.In" sia convogliata su un'analoga azienda di Pisa che è collegata alla Adecco».
Mentre i dipendenti hanno proclamato le 8 ore di sciopero, il sindacato proverà ad avviare una trattativa con l'azienda. «Abbiamo mandato la richiesta per un incontro - conclude Capponi - e aspettiamo una loro risposta. Speriamo di poter avviare una trattativa e magari di bloccare la procedura di mobilità. Purtroppo, se questo non avvenisse, nell'arco di un mese i lavoratori riceverebbero la lettera di licenziamento e, trattandosi di un'azienda con meno di 50 dipendenti, non avrebbero neppure la cassa integrazione, ma solo l'indennità di disoccupazione».
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