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LA TASSA SUI RIFIUTI

Tia senza Iva? Publi frena

Tia senza Iva? Publi frena

L'ha messo nero su bianco la Corte Costituzionale: la Tia l'hanno chiamata "tariffa" ma in realtà è una tassa. E non può esserci una tassa (l'Iva) su una tassa (la Tia). Subito le associazioni dei consumatori hanno acceso la corsa al rimborso dell'Iva pagata e non dovuta

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LIVORNO. L'ha messo nero su bianco la Corte Costituzionale: la Tia l'hanno chiamata "tariffa" ma in realtà è una tassa. E non può esserci una tassa (l'Iva) su una tassa (la Tia). Subito le associazioni dei consumatori hanno acceso la corsa al rimborso dell'Iva pagata e non dovuta. Ma non è così scontato che quei soldi torneranno nelle tasche dei cittadini, fanno capire da Publiambiente.

«L'attuazione dovrà deciderla il governo, ma la vedo dura che la sentenza possa avere valore retroattivo», dice il presidente Paolo Regini dalla Grecia dove si trova in vacanza. Poi aggiunge: «Per un'azienda come la nostra significherebbe un esborso di tre milioni di euro circa all'anno, ma il problema è centrale e va deciso congiuntamente in Federambiente. Con le varie aziende dovremo decidere insieme una linea di comportamento». E intanto? «Andiamo avanti sulla linea di sempre», risponde Regini.

L'argomento non è cosa da poco, sulla bolletta e sulle tasche dei pistoiesi e degli abitanti della piana: perché come si può vedere dalla tabella qua sopra una famiglia di tre persone spende di Iva attorno ai 18 euro l'anno. Moltiplicati per gli anni in cui l'Iva è stata incassata senza esser dovuta, fa un piccolo gruzzolo che di questi tempi non è sicuramente da disdegnare. E poi perché pagare senza che sia dovuto?
La sentenza n. 238 della Consulta che ha imposto la cancellazione dell'Iva dalla Tia tuttavia potrebbe avere un doppio effetto. L'uno: rende un po' di giustizia ai cittadini che hanno sempre guardato storto questa che, tassa o tariffa che dir si voglia, è sempre risultata fra le più odiate dagli italiani. L'altro: minaccia, come ha detto Regini, di sconquassare i bilanci delle aziende come Publiambiente, o di Cis che gestisce il servizio rifiuti sui Comuni di Quarrata, Agliana e Montale.

«La prescrizione scatta dopo cinque anni, - affermano dalle associazioni consumatori - - dunque i cittadini possono chiedere di avere indietro le somme pagate per l'Iva nell'ultimo quinquennio. Per evitare la prescrizione basta inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno: calcolando se possibile gli importi da riottenere o, siccome non è semplice determinarli, comunque segnalando che si vuole riavere quel che si è pagato come Iva. Non bastano e-mail e telefonate, la raccomandata bisogna farla citando la sentenza della Consulta 238/2009 e vale quantomeno come un "paletto"». Anche se poi si aggiunge: «Probabilmente però ci sarà un provvedimento del governo che rideterminerà tutto». Un po' come dice Regini: «È un problema che deve risolvere il governo, noi ci troviamo tra l'erario che ci dice di incassare l'Iva e la Consulta che invece dice che non va imposta. Aspettiamo indicazioni, ma sulla retroattività della sentenza ho dei dubbi. Se paghiamo noi si aprono delle falle nei bilanci per cui rischiamo di chiudere, se paga lo stato immaginate quanti soldi dovrà sborsare».

La Tia è nata con un decreto legge del 1997, che prevedeva la sostituzione della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) con la Tariffa d'igiene ambientale (Tia). Negli anni a seguire i Comuni hanno deciso di cambiare applicazione, in attesa del 2012, quando per tutti, dovrà essere applicata solo la Tia. Pistoia ad esempio, ha applicato la Tia dal primo gennaio del 2003. E i cittadini potrebbero richiedere il rimborso almeno per cinque anni di pagamenti non dovuti dell'Iva. Stessa decisione nel tempo è stata presa da Serravalle, Quarrata, Agliana e Montale. Un semplice cambio di nome, che però ha avuto conseguenze notevoli sulle tasche dei contribuenti, i quali si sono visti addebitare sulle nuove bollette un 10% di Iva. Ciò trovava la sua ragion d'essere proprio nel fatto che il compenso per la raccolta dei rifiuti si era trasformato da tassa, su cui non è possibile far gravare nessuna imposta aggiuntiva, a tariffa, cioè il corrispettivo per un servizio prestato e su cui invece si deve pagare l'Iva.

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