Sicurezza
GLI EFFETTI DELLA CRISI
Vita da cassintegrato:«Anche scarpe e dvd sono diventati un lusso»
Anna Cecchini
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Alfredo Bani insieme alla sua famigliaUn dipendente della Radicifil di Pistoia con 3 figli e moglie lavoratrice part-time. Non possiamo comprare astucci e zaini ai bambini. Ho rinunciato al film che guardavo la domenica con tutta la famiglia
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PISTOIA. Ha rinunciato a comprare i film in dvd, quelli che gli piace tanto guardare la domenica pomeriggio in compagnia di tutta la famiglia. Perché uno sfizio da venti euro per un cassintegrato diventa un lusso improponibile. Per non parlare di cartelle e astucci nuovi per Leonardo, Benedetta e Giulia, i suoi tre bambini; di rinnovare il loro corredo scolastico non se ne parla nemmeno. A settembre avranno in spalla gli stessi zaini dello scorso anno, lavati e ben riposti dalla loro mamma per durare più a lungo.
Alfredo Bani è un cassintegrato, uno delle migliaia di padri toscani che per colpa della crisi deve tirare la cinghia. «Sennò chi la porta alla fine del mese - spiega - una famiglia con tre figli di 10, 8 e 5 anni, e una moglie che lavora part-time come educatrice, senza guadagnare più di 600 euro al mese?». Il primo maggio scorso, proprio per la festa dei lavoratori, la Radicifil, azienda di Pistoia che produceva il filo 6,6 (una fibra di poliammide utilizzata per produrre calze, collant e abiti), ha sbattuto lui e i suoi 137 colleghi in cassa integrazione.
Adesso Alfredo, che con la famiglia abita a Bottegone, una frazione di Pistoia, "guadagna" al massimo 800 euro al mese, più altri 200 di assegni familiari. «In Radicifil facevo i turni - spiega - e quindi alcuni mesi potevo prendere anche 1.700 euro. Rinunciare a 600 o 700 euro al mese, per una famiglia con tre figli, significa stare attenti a tutto». Un rigore e una parsimonia che molti suoi colleghi non riescono a gestire, assillati dal timore di non risollevarsi più. Ma lui no, Alfredo è uno con la testa sulle spalle e la voce fiera di chi crede con convinzione che domani sarà meglio. «Anche se - dice - sono deluso dalla politica. Alle elezioni provinciali di Pistoia, due mesi fa, ho votato Pd. Tutti gli esponenti del partito si occupavano del caso Radicifil, poi le elezioni sono passate e nessuno fa nulla. Invece alle europee ha votato Idv, e me ne pento meno».
Bando alle "ciance della politica", uno nella condizione di Alfredo deve tirare a campare. L'importante è organizzarsi, in qualsiasi attività quotidiana è fondamentale mirare al risparmio.
Quando Alfredo e sua moglie Elisa vanno a fare la spesa comprano solo l'indispensabile. «Ai generi alimentari non si può rinunciare - dice Bani - ma su tutto il resto stiamo attenti». A partire dalle spese per le bollette. «Ai miei figli - spiega - faccio chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti, così non si spreca acqua. Nonostante tutte queste attenzioni, non spendo meno di 250 euro al mese fra elettricità, gas, acqua, telefono e tassa sui rifiuti».
E allora, per arrivare giusti giusti alla fine del mese, Elisa e Alfredo tirano la cinghia sulle spese extra: niente scarpe nuove, nemmeno se sono a sconto, né zaini firmati per i loro tre figli. «Sono piccoli e devono avere qualche divertimento - dice comprensivo - se ci chiedono giocattoli non li compriamo, ma due volte al luna-park siamo andati. Entrare in cinqu costa 55 euro, anche i bambini hanno contribuito con i loro risparmi».
E ora che tutti parlano di come la crisi abbia rovinato anche il mercato del turismo, come sono le ferie del cassa integrato? «Sono un'operazione da gestire con grande attenzione. Noi - prosegue Bani - andavamo in bungalow a Marina di Bibbona, per quindici giorni in luglio e agosto. Quest'anno vogliamo andare lo stesso, anche per i bambini, ma partiamo a settembre. Con 700 euro facciamo 2 settimane in bungalow, mentre ad agosto costa 3 volte di più».
Alfredo organizza le spese nel dettaglio, per evitare ogni spreco. Quello che non può evitare sono le domande dei figli. Leonardo, Benedetta e Giulia gli chiedono perché non va al lavoro e rimane con loro a casa - sempre intento a stuccare persiane e rattoppare fili elettrici, in modo da risparmiare anche sul costo dei tecnici - e «provo a spiegare anche a loro cos'è la cassa integrazione, perchè i bambini sembrano distaccati, ma nei loro occhi si vede se qualcosa li preoccupa».
Alfredo è uno forte, di quegli uomini con la schiena dritta che non si fanno fiaccare dalle batoste della vita, ma alla fine se gli viene in mente il suo lavoro alla Radicifil s'adombra d'un tratto. «Io davanti alla fabbrica - conclude - non ci sono più passato. Sennò mi si spezza il cuore. Dopo la chiusura un amico mi ha proposto anche di fare uno spettacolo per far conoscere la situazione di noi cassaintegrati. L'abbiamo messo in scena, si chiama "L'estate di Simone"».
Alfredo Bani è un cassintegrato, uno delle migliaia di padri toscani che per colpa della crisi deve tirare la cinghia. «Sennò chi la porta alla fine del mese - spiega - una famiglia con tre figli di 10, 8 e 5 anni, e una moglie che lavora part-time come educatrice, senza guadagnare più di 600 euro al mese?». Il primo maggio scorso, proprio per la festa dei lavoratori, la Radicifil, azienda di Pistoia che produceva il filo 6,6 (una fibra di poliammide utilizzata per produrre calze, collant e abiti), ha sbattuto lui e i suoi 137 colleghi in cassa integrazione.
Adesso Alfredo, che con la famiglia abita a Bottegone, una frazione di Pistoia, "guadagna" al massimo 800 euro al mese, più altri 200 di assegni familiari. «In Radicifil facevo i turni - spiega - e quindi alcuni mesi potevo prendere anche 1.700 euro. Rinunciare a 600 o 700 euro al mese, per una famiglia con tre figli, significa stare attenti a tutto». Un rigore e una parsimonia che molti suoi colleghi non riescono a gestire, assillati dal timore di non risollevarsi più. Ma lui no, Alfredo è uno con la testa sulle spalle e la voce fiera di chi crede con convinzione che domani sarà meglio. «Anche se - dice - sono deluso dalla politica. Alle elezioni provinciali di Pistoia, due mesi fa, ho votato Pd. Tutti gli esponenti del partito si occupavano del caso Radicifil, poi le elezioni sono passate e nessuno fa nulla. Invece alle europee ha votato Idv, e me ne pento meno».
Bando alle "ciance della politica", uno nella condizione di Alfredo deve tirare a campare. L'importante è organizzarsi, in qualsiasi attività quotidiana è fondamentale mirare al risparmio.
Quando Alfredo e sua moglie Elisa vanno a fare la spesa comprano solo l'indispensabile. «Ai generi alimentari non si può rinunciare - dice Bani - ma su tutto il resto stiamo attenti». A partire dalle spese per le bollette. «Ai miei figli - spiega - faccio chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti, così non si spreca acqua. Nonostante tutte queste attenzioni, non spendo meno di 250 euro al mese fra elettricità, gas, acqua, telefono e tassa sui rifiuti».
E allora, per arrivare giusti giusti alla fine del mese, Elisa e Alfredo tirano la cinghia sulle spese extra: niente scarpe nuove, nemmeno se sono a sconto, né zaini firmati per i loro tre figli. «Sono piccoli e devono avere qualche divertimento - dice comprensivo - se ci chiedono giocattoli non li compriamo, ma due volte al luna-park siamo andati. Entrare in cinqu costa 55 euro, anche i bambini hanno contribuito con i loro risparmi».
E ora che tutti parlano di come la crisi abbia rovinato anche il mercato del turismo, come sono le ferie del cassa integrato? «Sono un'operazione da gestire con grande attenzione. Noi - prosegue Bani - andavamo in bungalow a Marina di Bibbona, per quindici giorni in luglio e agosto. Quest'anno vogliamo andare lo stesso, anche per i bambini, ma partiamo a settembre. Con 700 euro facciamo 2 settimane in bungalow, mentre ad agosto costa 3 volte di più».
Alfredo organizza le spese nel dettaglio, per evitare ogni spreco. Quello che non può evitare sono le domande dei figli. Leonardo, Benedetta e Giulia gli chiedono perché non va al lavoro e rimane con loro a casa - sempre intento a stuccare persiane e rattoppare fili elettrici, in modo da risparmiare anche sul costo dei tecnici - e «provo a spiegare anche a loro cos'è la cassa integrazione, perchè i bambini sembrano distaccati, ma nei loro occhi si vede se qualcosa li preoccupa».
Alfredo è uno forte, di quegli uomini con la schiena dritta che non si fanno fiaccare dalle batoste della vita, ma alla fine se gli viene in mente il suo lavoro alla Radicifil s'adombra d'un tratto. «Io davanti alla fabbrica - conclude - non ci sono più passato. Sennò mi si spezza il cuore. Dopo la chiusura un amico mi ha proposto anche di fare uno spettacolo per far conoscere la situazione di noi cassaintegrati. L'abbiamo messo in scena, si chiama "L'estate di Simone"».
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