Il Tirreno

Pistoia

CAMAIORE

Azienda vivaistica sotto accusa per corruzione

Luca Cinotti
Il sostituto procuratore di Lucca Domenico Manzione
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Il sostituto procuratore di Lucca Domenico Manzione

Sono 17 le persone che rischiano di andare a processo per l'operazione "Affari sporchi", condotta nel giugno 2008 dalla Procura di Lucca sulla gestione dei project financing a Camaiore

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CAMAIORE. Sono 17 le persone che rischiano di andare a processo per l'operazione "Affari sporchi", condotta nel giugno 2008 dalla Procura di Lucca sulla gestione dei project financing a Camaiore.
Fra loro ci sono l'ex dirigente ai lavori pubblici del Comune di Camaiore Claudio Castellacci, il segretario generale Giuseppe Testa e diversi imprenditori.

Tra questi anche un'azienda vivaistica pistoiese, la Fratelli Chiti. I loro nomi compaiono nell'avviso di fine indagini messo a punto dal sostituto procuratore Domenico Manzione.
Secondo l'impianto accusatorio della procura il sistema dei project "taroccati" ruotava intorno a Castellacci, indagato per corruzione, concussione, falso in atto pubblico, turbativa d'asta e peculato. Esemplare - secondo l'accusa - quanto avvenuto nel caso del maxi-project per il Pontile e i parcheggi sotterranei: Castellacci avrebbe preparato tutti gli atti in maniera che l'associazione d'impresa fra Varia costruzioni, Quadrifoglio e Bicicchi risultasse prima soggetto promotore (anche tramite l'omesso avviso pubblico) poi realizzatore delle opere. Il tutto - secondo l'accusa - ricevendo in cambio oltre 200.000 euro.

Un meccanismo simile, con Castellacci nella doppia veste di dirigente comunale e consulente di fatto dei privati, sarebbe stato adottato - secondo la Procura - anche nelle procedure del project per la riqualificazione dell'ex Benelli. La società Consorzio Stabile di Milano, infatti, sarebbe riuscita a diventare promoter e realizzatore del progetto grazie ai "buoni uffici" di Castellacci. Per questo capo di imputazione (corruzione e turbativa d'asta) sono indagati Claudio e Francesco Castellacci, Stefano Varia, Maurizio Mitola (empolese, collaboratore della St), Eugenio Pozzi e Lorenzo Scarpellini (dirigenti del Consorzio Stabile) e il pistoiese Riccardo Chiti (che con la sua azienda avrebbe dovuto curare l'area a verde).

Un altro filone riguarda gli incarichi affidati a firma di Castellacci. Molti - secondo l'accusa - finiti all'empolese Marrucci come collaudatore di opere pubbliche. Altri, per la gestione del verde pubblico (750mila euro dal 2002 al 2008), andati alla ditta dei fratelli Riccardo e Mario Chiti. In cambio di questi, i Chiti avrebbero curato il giardino della villa di Castellacci a Cerreto Guidi.
Una volta trascorsi i venti giorni per presentare memorie e documenti e richieste di inagine da parte degli accusati la Procura dovrà chiedere i rinvii a giudizio.

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