Il dolore
DISOCCUPAZIONE
Disoccupazione, più 170 per cento
Anna Cecchini
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Lavoratori Breda in sciopero il mese scorso, a sinistra Daniele QuiriconiLa crisi non è finita, anzi l'autunno si prospetta ancora più pesante perchè è il periodo in cui si ha da sempre il calo stagionale in attività produttive come le calzature, l'abbigliamento e il vivaismo
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PISTOIA. «La crisi non è finita, anzi l'autunno si prospetta ancora più pesante perchè è il periodo in cui si ha da sempre il calo stagionale in attività produttive come le calzature, l'abbigliamento e il vivaismo». Esordisce così, con una previsione tutt'altro che rassicurante, Daniele Quiriconi, segretario provinciale della Camera del lavoro Cgil, nella sua analisi della situazione occupazionale del territorio.
E poi snocciola una serie di cifre preoccupanti, che servono a rendere il quadro tangibile di quanto la crisi stia mettendo in ginocchio l'economia pistoiese. «Il dato sulla mobilità - prosegue Quiriconi - è allarmante, con un aumento di disoccupati del 60 per cento. Negli ultimi 4 mesi sono più di 700 i lavoratori licenziati da aziende con oltre 15 dipendenti; tutte persone che adesso percepiscono tra i 750 e gli 850 euro al mese». A questi vanno aggiunti i numeri dei lavoratori che si sono iscritti alle liste di mobilità perchè licenziati da aziende di piccole dimensioni (meno di 15 addetti). «Sono 3.200 le persone rimaste senza lavoro, che possono contare solo sulla disoccupazione ordinaria, ossia non più di 400 euro al mese. È facile intuire la difficoltà che queste persone possono avere a garantirsi anche solo la sopravvivenza. L'incremento medio in Toscana per questo tipo di disoccupazione è del 120 per cento rispetto al 2008, mentre a Pistoia l'incremento è pari al 170 per cento, una situazione davvero grave».
Analogamente, la provincia supera la media regionale in quanto a decremento di avviamenti al lavoro, vale a dire di persone che trovano una nuova occupazione. «Si registra un calo - prosegue Quiriconi - del 25 per cento rispetto all'anno scorso, quando invece a livello toscano si parla di meno 19 per cento. Inoltre c'è da vedere che tipo di contratto viene applicato ai neoassunti. Rispetto all'anno passato, per i contratti a tempo indeterminato si ha un decremento del 35 per cento, vale a dire che ad oggi l'85 per cento delle assunzioni è a tempo determinato».
Grossi timori, secondo Quiriconi, anche per il futuro occupazionale dei lavoratori Breda. «Senza una svolta sulla commessa per l'alta velocità - spiega il segretario Cgil - si aprirà un vero problema, che in quel caso andrebbe a colpire dalle 1.500 alle 2.000 persone. Un disastro. Comunque, anche nel caso in cui la gara partisse al più presto, vedo un lungo periodo di buco nell'attività dell'azienda». Le promesse di aprire il bando per l'alta velocità vanno avanti dal novembre 2008. La nuova scadenza per l'avvio delle procedure sarebbe il prossimo settembre. «Facendo un'analisi veritiera dei tempi - dice ancora Quiriconi -, anche se la gara venisse aperta il mese prossimo, non potrebbe essere chiusa prima della fine dell'anno. Ammesso che Breda si aggiudichi la commessa, e per questo l'azienda deve impegnarsi al massimo, la produzione dei treni non partirebbe prima della metà del 2011. Ecco il buco produttivo, per cui l'ipotesi di una cassintegrazione Breda a gennaio non appare così peregrina».
Allarmati sul persistere della crisi anche Patrizia Pellegatti e Giuseppe Macrì, rispettivamente segretari provinciali di Cisl e Uil. «La fase negativa - dice Macrì - è tutt'altro che terminata, continuiamo a avere un incremento delle pratiche per la cassintegrazione. La speranza è che questo accordo nazionale con le banche per la sospensione delle rate riesca a dare una boccata di ossigeno alle piccole aziende».
Secondo i segretario Cgil, invece, per provare a voltare pagina è necessario anche un maggiore impegno di Provincia, Comune, «che anche nella vicenda Recoplast dovrebbe cambiare passo, avviare confronti produttivi e velocizzarsi», e di Confindustria, «che dovrebbe essere più coerente». Per non parlare della Camera di Commercio, che Quiriconi accusa senza mezzi termini di «non aver svolto nessun ruolo, con una presenza praticamnete nulla sui temi della crisi. Invece queste associazioni dovrebbero andare a caccia di imprenditori per farli investire».
E poi snocciola una serie di cifre preoccupanti, che servono a rendere il quadro tangibile di quanto la crisi stia mettendo in ginocchio l'economia pistoiese. «Il dato sulla mobilità - prosegue Quiriconi - è allarmante, con un aumento di disoccupati del 60 per cento. Negli ultimi 4 mesi sono più di 700 i lavoratori licenziati da aziende con oltre 15 dipendenti; tutte persone che adesso percepiscono tra i 750 e gli 850 euro al mese». A questi vanno aggiunti i numeri dei lavoratori che si sono iscritti alle liste di mobilità perchè licenziati da aziende di piccole dimensioni (meno di 15 addetti). «Sono 3.200 le persone rimaste senza lavoro, che possono contare solo sulla disoccupazione ordinaria, ossia non più di 400 euro al mese. È facile intuire la difficoltà che queste persone possono avere a garantirsi anche solo la sopravvivenza. L'incremento medio in Toscana per questo tipo di disoccupazione è del 120 per cento rispetto al 2008, mentre a Pistoia l'incremento è pari al 170 per cento, una situazione davvero grave».
Analogamente, la provincia supera la media regionale in quanto a decremento di avviamenti al lavoro, vale a dire di persone che trovano una nuova occupazione. «Si registra un calo - prosegue Quiriconi - del 25 per cento rispetto all'anno scorso, quando invece a livello toscano si parla di meno 19 per cento. Inoltre c'è da vedere che tipo di contratto viene applicato ai neoassunti. Rispetto all'anno passato, per i contratti a tempo indeterminato si ha un decremento del 35 per cento, vale a dire che ad oggi l'85 per cento delle assunzioni è a tempo determinato».
Grossi timori, secondo Quiriconi, anche per il futuro occupazionale dei lavoratori Breda. «Senza una svolta sulla commessa per l'alta velocità - spiega il segretario Cgil - si aprirà un vero problema, che in quel caso andrebbe a colpire dalle 1.500 alle 2.000 persone. Un disastro. Comunque, anche nel caso in cui la gara partisse al più presto, vedo un lungo periodo di buco nell'attività dell'azienda». Le promesse di aprire il bando per l'alta velocità vanno avanti dal novembre 2008. La nuova scadenza per l'avvio delle procedure sarebbe il prossimo settembre. «Facendo un'analisi veritiera dei tempi - dice ancora Quiriconi -, anche se la gara venisse aperta il mese prossimo, non potrebbe essere chiusa prima della fine dell'anno. Ammesso che Breda si aggiudichi la commessa, e per questo l'azienda deve impegnarsi al massimo, la produzione dei treni non partirebbe prima della metà del 2011. Ecco il buco produttivo, per cui l'ipotesi di una cassintegrazione Breda a gennaio non appare così peregrina».
Allarmati sul persistere della crisi anche Patrizia Pellegatti e Giuseppe Macrì, rispettivamente segretari provinciali di Cisl e Uil. «La fase negativa - dice Macrì - è tutt'altro che terminata, continuiamo a avere un incremento delle pratiche per la cassintegrazione. La speranza è che questo accordo nazionale con le banche per la sospensione delle rate riesca a dare una boccata di ossigeno alle piccole aziende».
Secondo i segretario Cgil, invece, per provare a voltare pagina è necessario anche un maggiore impegno di Provincia, Comune, «che anche nella vicenda Recoplast dovrebbe cambiare passo, avviare confronti produttivi e velocizzarsi», e di Confindustria, «che dovrebbe essere più coerente». Per non parlare della Camera di Commercio, che Quiriconi accusa senza mezzi termini di «non aver svolto nessun ruolo, con una presenza praticamnete nulla sui temi della crisi. Invece queste associazioni dovrebbero andare a caccia di imprenditori per farli investire».
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