Eternit, l'inchiesta finisce in procura
Alberto Vivarelli
Il circolo Legambiente di Pistoia presenterà una denuncia alla procura della Repubblica di Pistoia per presunte irregolarità nelle operazione di smontaggio del tetto di eternit della "cattedrale", l'ultimo grande capannone ancora in piedi nelle aree ex Breda
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PISTOIA. Il circolo Legambiente di Pistoia presenterà una denuncia alla procura della Repubblica di Pistoia per presunte irregolarità nelle operazione di smontaggio del tetto di eternit della "cattedrale", l'ultimo grande capannone ancora in piedi nelle aree ex Breda. L'inchiesta del Tirreno e il video che da martedì sera è visibile sul sito web del giornale, ha suscitato una reazione durissima. «Il Tirreno - spiega Antonio Sessa, presidente del circolo pistoiese di Legambiente - ha certificato ciò che diciamo da mesi: quei lavori non vengono eseguiti secondo le regole. Per questo acquisiremo le immagini e le foto per una denuncia formale in procura».
Stamani Sessa avrà un incontro con il legale del circolo che provvederà ad inoltrare l'esposto-denuncia.
Reazioni durissime, abbiamo detto, a cominciare dal presidente del consiglio provinciale Marco Vettori, per lunghi anni presidente del Comitato amianto dentro lo stabilimento AnsaldoBreda.
«Di fronte alla chiara denuncia del Tirreno - osserva Vettori - l'Asl spiega che è tutto in regola. Ma di fronte ad un preciso e puntuale rilievo, a mio parere, vista la storia drammatica che abbiamo vissuto e per i suoi effetti sulla nostra comunità, sui lavoratori e sui pensionati della Breda esposti all'amianto, credo che occorra il principio della massima cautela. Mi tornano alla mente le operazioni fatte nel nuovo stabilimento quando, alla fine degli anni '80, veniva tolto l'eternit dai capannoni con noi che lavoravamo in officina, ignari del pericolo incombente sulla nostra salute. Nessuno ci aveva avvisato, nemmeno dei controlli fatti dall'allora Usl che rilevavano una situazione di grande pericolo. Adesso chiedo la massima chiarezza».
Interpellati, i dirigenti dell'azienda sanitaria non parlano, per loro tutta l'operazione si è svolta in conformità al capitolato di appalto, compreso il rispetto dei comportamenti di sicurezza per i lavoratori e i cittadini.
La parola magica si chiama collante, un liquido rosso che dovrebbe essere spruzzato su entrambi i lati delle grandi lastre di eternit; il liquido vinilico ha la capacità di "tenere" insieme le fibre di amianto in caso di rottura e durante il distacco dalle strutture portanti del capannone. Ma è davvero andata così? Il nostro filmato fa vedere che quel liquido è stato utilizzato solo dopo che il fotografo si è mostrato agli operai. E ancora, come è stato possibile cospargere le grandi lastre sulla parte superiore? Gli operai non disponevano di un apparecchio elevatore all'esterno munito di gabbia per operare sopra il tetto: come hanno fatto a compiere un'operazione così delicata da dentro il capannone sopra un ponteggio nemmeno di grandi dimensioni? Siamo certi che abbiano innaffiato completamente l'esterno delle lastre? E cosa c'era in quelle nuvolette di polvere sprigionate dal movimento dell'eternit?
Chiarezza chiedono anche i consiglieri comunali del gruppo Arcobaleno su Pistoia, Lorenzo Lombardi, Andrea Fusari e Fabrizio Geri che da tempo avevano sollevato il problema della pericolosità dell'eternit alla "cattedrale", che vanta «la più grande presenza di amianto d'Europa». Le procedure seguite per la bonifica hanno destato notevoli perplessità, più volte denunciate.
Dopo l'inchiesta del Tirreno, il gruppo consiliare ha chiesto al sindaco di verificare le eventuali responsabilità all'interno dell'Asl. Il gruppo annuncia anche che se il Comune non intende chiedere alla magistratura il sequestro delle lastre di eternit per verificare che tutte siano state messe in sicurezza con il collante previsto dalla legge, saranno gli stessi consiglieri di Arcobaleno a presentare uan denuncia in procura. Infine, i tre consiglieri chiedono «quali provvedimenti intende adottare il sindaco per verificare se la zona ex Breda, fittamente frequentata per la presenza di stazione e biblioteca, sia una zona pericolosa per la salute pubblica».
Stamani Sessa avrà un incontro con il legale del circolo che provvederà ad inoltrare l'esposto-denuncia.
Reazioni durissime, abbiamo detto, a cominciare dal presidente del consiglio provinciale Marco Vettori, per lunghi anni presidente del Comitato amianto dentro lo stabilimento AnsaldoBreda.
«Di fronte alla chiara denuncia del Tirreno - osserva Vettori - l'Asl spiega che è tutto in regola. Ma di fronte ad un preciso e puntuale rilievo, a mio parere, vista la storia drammatica che abbiamo vissuto e per i suoi effetti sulla nostra comunità, sui lavoratori e sui pensionati della Breda esposti all'amianto, credo che occorra il principio della massima cautela. Mi tornano alla mente le operazioni fatte nel nuovo stabilimento quando, alla fine degli anni '80, veniva tolto l'eternit dai capannoni con noi che lavoravamo in officina, ignari del pericolo incombente sulla nostra salute. Nessuno ci aveva avvisato, nemmeno dei controlli fatti dall'allora Usl che rilevavano una situazione di grande pericolo. Adesso chiedo la massima chiarezza».
Interpellati, i dirigenti dell'azienda sanitaria non parlano, per loro tutta l'operazione si è svolta in conformità al capitolato di appalto, compreso il rispetto dei comportamenti di sicurezza per i lavoratori e i cittadini.
La parola magica si chiama collante, un liquido rosso che dovrebbe essere spruzzato su entrambi i lati delle grandi lastre di eternit; il liquido vinilico ha la capacità di "tenere" insieme le fibre di amianto in caso di rottura e durante il distacco dalle strutture portanti del capannone. Ma è davvero andata così? Il nostro filmato fa vedere che quel liquido è stato utilizzato solo dopo che il fotografo si è mostrato agli operai. E ancora, come è stato possibile cospargere le grandi lastre sulla parte superiore? Gli operai non disponevano di un apparecchio elevatore all'esterno munito di gabbia per operare sopra il tetto: come hanno fatto a compiere un'operazione così delicata da dentro il capannone sopra un ponteggio nemmeno di grandi dimensioni? Siamo certi che abbiano innaffiato completamente l'esterno delle lastre? E cosa c'era in quelle nuvolette di polvere sprigionate dal movimento dell'eternit?
Chiarezza chiedono anche i consiglieri comunali del gruppo Arcobaleno su Pistoia, Lorenzo Lombardi, Andrea Fusari e Fabrizio Geri che da tempo avevano sollevato il problema della pericolosità dell'eternit alla "cattedrale", che vanta «la più grande presenza di amianto d'Europa». Le procedure seguite per la bonifica hanno destato notevoli perplessità, più volte denunciate.
Dopo l'inchiesta del Tirreno, il gruppo consiliare ha chiesto al sindaco di verificare le eventuali responsabilità all'interno dell'Asl. Il gruppo annuncia anche che se il Comune non intende chiedere alla magistratura il sequestro delle lastre di eternit per verificare che tutte siano state messe in sicurezza con il collante previsto dalla legge, saranno gli stessi consiglieri di Arcobaleno a presentare uan denuncia in procura. Infine, i tre consiglieri chiedono «quali provvedimenti intende adottare il sindaco per verificare se la zona ex Breda, fittamente frequentata per la presenza di stazione e biblioteca, sia una zona pericolosa per la salute pubblica».
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