Il Tirreno

Pistoia

Lampo da ronzino diventò un fenomeno

Saverio Melegari
Ennio Barni col palio vinto nel 1979
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Ennio Barni col palio vinto nel 1979

La rinascita della Giostra dell'orso è passata anche dalle sue idee e dalle sue arrabbiature nelle riunioni del comitato. Per venticinque anni ha guidato il Cervo bianco, conquistando sette volte il palio e vivendo, intorno alla metà degli anni Novanta, un periodo d'oro

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PISTOIA. La rinascita della Giostra dell'orso è passata anche dalle sue idee e dalle sue arrabbiature nelle riunioni del comitato. Per venticinque anni ha guidato il Cervo bianco, conquistando sette volte il palio e vivendo, intorno alla metà degli anni Novanta, un periodo d'oro. Adesso, però, Ennio Barni vive l'attesa di arrivare al 25 luglio, in maniera più distaccata. Guarda tutto da semplice appassionato e da tifoso di Porta Lucchese che, per San Jacopo, «va in piazza, ma mi posiziono in un angolino in piedi perché non mi è mai capitato di gustarmi la Giostra seduto».
La sua memoria torna ben presto al 1975 quando, dopo quasi vent'anni, Pistoia respira di nuovo il clima del palio.
«Si ripartì quasi per scherzo - dice Ennio Barni - prendendo spunto dal torneo di calcio dei bar che si disputava a quei tempi in città. Nel 1974, poi, insieme a Montalvo Bellari e a tanti altri decidemmo di far rinascere il "Palio dei Rioni" di calcio, per arrivare poi alla nuova Giostra del 1975, fra l'altro per me molto importante perché vinta subito dal Cervo bianco, così come l'anno successivo. Nel 1977, invece, quando in piazza ebbe la meglio il Drago, la sera stessa organizzarono un funerale con una bara con su scritto "Qui riposa il Cervo". Tutto, però, rientrava nella goliardia di quei giorni».
In Porta Lucchese, però, ogni anno c'era da rispettare un preciso rituale. «Il 24 luglio - continua Barni - una decina di rionali andava al maneggio e rimaneva a fare la veglia ai cavalli fino alla mattina successiva. Nessuno dormiva e per tenerci freschi, facevamo fuori diversi cocomeri».
C'è un altro episodio curioso che riguarda il Cervo bianco e al quale Barni tiene particolarmente. «Nel 1976 Piero Soldani vinse lo Speron d'oro in sella a Lampo: non era un cavallo addestrato ma un animale che per tutto l'anno tirava il barroccio nel maneggio e poi si trasformava in un fenomeno».
Il fatto di essere rimasto presidente per più di venti anni, ha permesso ad Ennio Barni di vedere crescere e cambiare la Giostra e di mandar giù diversi bocconi amari come i dieci anni di digiuni a discapito, quasi sempre, del Drago. «Però le quattro edizioni vinte consecutivamente dal 1994 al 1997 - continua - sono state le più belle ed in particolar modo una dove abbiamo rischiato di fare l'en plein di punti ma, per colpa della sella difettosa sul cavallo di Riccardo Giuntini, non riuscì l'impresa».
Alla vigilia dell'edizione 2009, quali sono gli aspetti regolamentari che non le vanno giù? «Quando fu deciso di spostare la corsa alla sera - ricorda Barni - ci fu una lunga discussione con "Bruschino" perché io ero contrario e lui fervido sostenitore ma, alla fine, devo dire che ha avuto ragione».

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