Il Tirreno

Pistoia

Case popolari, ecco la stretta

Anna Cecchini
Sopra il quartiere popolare delle Fornaci e a fianco l’assessore Billero
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Sopra il quartiere popolare delle Fornaci e a fianco l’assessore Billero

Le liste di attesa per la case popolari contano ad oggi 655 famiglie. Troppe, secondo l'assessore al sociale Rosalia Billero, che espone un nuovo disciplinare approvato dai Comuni del Lode pistoiese per organizzare una stretta nella gestione degli alloggi destinati alle fasce disagiate.

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PISTOIA. Le liste di attesa per la case popolari contano ad oggi 655 famiglie. Troppe, secondo l'assessore al sociale Rosalia Billero, che espone un nuovo disciplinare approvato dai Comuni del Lode pistoiese per organizzare una stretta nella gestione degli alloggi destinati alle fasce disagiate. «Ci sono molte centinaia di migliaia di euro - spiega Billero - di morosità e le case rimangono sempre alle stesse persone. Non va bene».
È decisa a cambiare le cose l'assessore Billero, che spiega anche come da ora in poi Spes, il soggetto che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico, si occuperà di verificare che tra gli abitanti degli alloggi popolari permangano le condizioni per l'affidamento del locale. «In questi anni - spiega Billero - la gente si è messa in testa l'idea che si può stare in una casa del Comune anche senza pagare mai, non è così. L'usanza va cambiata».
Il disciplinare che servirà a dare un giro di vite alla gestione degli alloggi popolari prevede tre punti fondamentali. «Per entrare nelle graduatorie di affidamento - dice l'assessore - non si devono avere morosità, altrimenti si viene esclusi. Visto l'ammontare enorme di morosità abbiamo stabilito che chi è già titolare di un alloggio avrà un tempo massimo di 36 mesi per saldare il debito». Poi c'è il problema di quelle famiglie che entrano adesso in una casa popolare. Per loro i tempi di morosità sono stretti, ma, soprattutto, non saranno fatte deroghe. Pagare o lasciare la casa. «La legge - dice l'assessore - prevede che dopo due mesi in cui non viene pagato l'affitto, in molti casi ben inferiore ai venti euro al mese, l'inquilino lasci l'appartamento. Noi siamo stati più comprensivi, stabilendo che la morosità massima deve essere di 12 mesi, al termine dei quali chi sta in una casa popolare deve cominciare per forza a pagare l'affitto. Inoltre il tempo massimo di recupero di quei 12 mesi di morosità è stato stabilito a un anno». Dopo, in caso di mancato pagamento, scatterà lo sfratto. «Bisogna riorganizzare - conclude l'assessore - l'affidamento delle case. Ora c'è un ricambio di poche unità all'anno, invece l'alloggio popolare deve essere un passaggio momentaneo per una famiglia, non una sistemazione».

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