Lutto
Oltre trecento pellegrini alla scoperta dei luoghi magici sul tragitto recuperato dai volontari del Cai di Porretta e Pistoia
Nuova vita per l'antica via Francigena
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Il paese di SpedalettoTrecento neopellegrini hanno inaugurato l'antico tragitto della via Francigena, da Ponte della Venturina al passo della Collina. L'intero percorso, di circa diciotto chilometri (da cui togliere i tre da Pavana a Sambuca, da tempo ripristinati), è stato percorso da viandanti, traslocati in varie località nevralgiche da apposite navette
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SAMBUCA. Trecento neopellegrini hanno inaugurato l'antico tragitto della via Francigena, da Ponte della Venturina al passo della Collina. L'intero percorso, di circa diciotto chilometri (da cui togliere i tre da Pavana a Sambuca, da tempo ripristinati), è stato percorso da viandanti, traslocati in varie località nevralgiche da apposite navette.
E se in antico era la fede a smuovere le coscienze, questa volta è stato internet a smuovere gente dal Bolognese ed un po' da tutta la Toscana. Diverse guide, generalmente del Cai di Porretta e Pistoia, hanno fatto da Cicerone, mentre le varie pro loco, in vesti e ricostruiti ambienti medioevali hanno accolto e rifocillato i tanti affamati, anche di storia e natura: tovaglie di juta e ciotole con minestre di farro, gnocchi e formaggi come natura crea. Il tutto testimoniato da pergamene e timbri; ed ancora conchiglie e bastoni, senza i quali S.Jacopo non sarebbe il santo che è. Infine, quasi a completare temporalmente la storia, chi domenica ha calcato gli irti sentieri, ha patito il caldo e goduto il fresco, come da tradizione.
Per tornare sui sentieri, pro loco e Cai hanno impiegato mesi ed il Comune e la Provincia di Pistoia hanno dato una mano, ma alla fine son riapparsi il duro selciato e le fresche fontane ed i lavatoi; molini e ponti, mulattiere e muri a secco. Solo per poche centinaia di metri, a Bellavalle, la strada asfaltata ha coperto il lastrico originale: tutto il resto racconta una lunga storia, medioevale e non solo: c'è anche La Capanna, villaggio documentato dal 1587, la dogana di Teglia con un portale del 1641 ed il molino di Valdibura del 1785. Senza contare il castello di Sambuca, immortalato dal poeta Cino, perchè lì morì la sua amata Selvaggia e Spedaletto che si chiamava Pratum Episcopi: nel 1267 fu proprio il rettore di quell'"hospitium" a citare per primo la via Francigena passante dalle sue terre.
E se in antico era la fede a smuovere le coscienze, questa volta è stato internet a smuovere gente dal Bolognese ed un po' da tutta la Toscana. Diverse guide, generalmente del Cai di Porretta e Pistoia, hanno fatto da Cicerone, mentre le varie pro loco, in vesti e ricostruiti ambienti medioevali hanno accolto e rifocillato i tanti affamati, anche di storia e natura: tovaglie di juta e ciotole con minestre di farro, gnocchi e formaggi come natura crea. Il tutto testimoniato da pergamene e timbri; ed ancora conchiglie e bastoni, senza i quali S.Jacopo non sarebbe il santo che è. Infine, quasi a completare temporalmente la storia, chi domenica ha calcato gli irti sentieri, ha patito il caldo e goduto il fresco, come da tradizione.
Per tornare sui sentieri, pro loco e Cai hanno impiegato mesi ed il Comune e la Provincia di Pistoia hanno dato una mano, ma alla fine son riapparsi il duro selciato e le fresche fontane ed i lavatoi; molini e ponti, mulattiere e muri a secco. Solo per poche centinaia di metri, a Bellavalle, la strada asfaltata ha coperto il lastrico originale: tutto il resto racconta una lunga storia, medioevale e non solo: c'è anche La Capanna, villaggio documentato dal 1587, la dogana di Teglia con un portale del 1641 ed il molino di Valdibura del 1785. Senza contare il castello di Sambuca, immortalato dal poeta Cino, perchè lì morì la sua amata Selvaggia e Spedaletto che si chiamava Pratum Episcopi: nel 1267 fu proprio il rettore di quell'"hospitium" a citare per primo la via Francigena passante dalle sue terre.
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