Sicurezza
Finanziamenti fuori statuto
Alberto Vivarelli
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Da sinistra l’ex presidente Trebbi e Antonio VittorioMa l'ex direttore Vittorio avverte «Vogliono scalare l'ente con l'aiuto di qualche ex. Stiano attenti alle sirene»
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PISTOIA. Dietro l'ultima bocciatura del bilancio dell'Aci si nasconde un grande pasticcio e un grande tranello. Intanto i numeri, rimasti fino ad oggi riservati. L'esercizio finanziario è stato respinto con 113 voti contro 56, un giudizio senza storia; da una parte presenti in blocco i rappresentanti delle società sportive, dall'altra assente perfino qualche consigliere del consiglio. Non è stata una grande giornata per i vertici dell'Aci.
Domani l'intero consiglio si dimetterà aprendo le porte al commissario straordinario. L'Aci nazionale ha due possibilità: una soluzione interna con la nomina di un funzionario dell'ente, oppure ricorso ad una personalità esterna e quindi super partes, per garantire la ricostruzione degli assetti di vertice che siano lontani anni luce da coloro che negli ultimi anni hanno portato a questa situazione, dagli amministratori ai direttori. Insomma, piazza pulita senza legami col passato.
Certo, l'attacco delle scuderie è tutto politico, a loro del guazzabuglio delle società importa poco, come importano poco gli intrecci societari e parentali. In una nota messa a verbale infatti, dieci esponenti, hanno spiegato il loro disagio e contestato sia il modo di convocazione dell'assemblea che la ripresentazione del medesimo documento di bilancio.
Anche l'ex direttore Antonio Vittorio, da cui sono partiti gli attacchi ai dirigenti, è perplesso.
«Le società sportive - spiega - sono state sempre trattate bene, abbiamo dato loro anche una sede all'interno dell'Aci. Loro dicono che i problemi sono nati solo con la direttrice Mati. Ma com'è possibile, c'è stata pochi mesi. È evidente che questa rivolta è stata organizzata da qualcuno, magari da chi in questi anni ha utilizzato l'ente come cosa propria».
Possibile che dietro la bocciatura del bilancio ci sia una "manina" che manovra le società sportive?
Qualcosa di strano c'è. Sempre nel documento fatto mettere a verbale, si denuncia il fatto che tra le due assemblee «si è alterata la compagine sociale», cioè si sono iscritti nuovi soci e quindi si sono convocate assemblee con diversa composizione. Un'informazione riservata che non può che essere arrivata da dentro l'ente.
«Non vorrei - dice Vittorio - che ci fosse il tentativo di scalata all'Aci da parte delle società sportive, che qualcuno abbia loro offerto la possibilità di impadronirsi del consiglio direttivo. Che abbiano tutto il diritto ad essere rappresentati nel consiglio è evidente ma la loro ostilità è incomprensibile. Spero che non ascoltino i canti delle sirene».
In realtà le società contestano duramente la politica dell'Aci provinciale: accontonamento di iniziative e progetti già varati, nessuna strategia di appoggio alla rete di vendita e al sostegno dei posti di lavoro, diretti o indiretti, manifestazioni non in linea con i compiti statutari (finanziamento di gare di judo o di ciclismo), conduzione subdola delle questioni legate all'automobilismo. «Non essendo possibile esprimere la sfiducia - spiegano i contestatori -, l'unico strumento che abbiamo è la bocciatura del bilancio». E quindi il loro secondo no per mandare tutti a casa.
Ma la vera battaglia è sui numeri, quelli denunciati dal Tirreno, dice l'ex direttore, il resto è un tranello nel quale sono caduti il presidente Alberto Marini e quei consiglieri che non facevano parte delle società controllate. «Anche per colpa dei dirigenti nazionali - accusa Vittorio -. Il segretario generale dottor Rozera conosce benissimo la situazione pistoiese e allora spero che il ministero scelga di nominare commissario una persona esterna all'Aci che traghetti l'ente fino alle prossime elezioni».
Domani l'intero consiglio si dimetterà aprendo le porte al commissario straordinario. L'Aci nazionale ha due possibilità: una soluzione interna con la nomina di un funzionario dell'ente, oppure ricorso ad una personalità esterna e quindi super partes, per garantire la ricostruzione degli assetti di vertice che siano lontani anni luce da coloro che negli ultimi anni hanno portato a questa situazione, dagli amministratori ai direttori. Insomma, piazza pulita senza legami col passato.
Certo, l'attacco delle scuderie è tutto politico, a loro del guazzabuglio delle società importa poco, come importano poco gli intrecci societari e parentali. In una nota messa a verbale infatti, dieci esponenti, hanno spiegato il loro disagio e contestato sia il modo di convocazione dell'assemblea che la ripresentazione del medesimo documento di bilancio.
Anche l'ex direttore Antonio Vittorio, da cui sono partiti gli attacchi ai dirigenti, è perplesso.
«Le società sportive - spiega - sono state sempre trattate bene, abbiamo dato loro anche una sede all'interno dell'Aci. Loro dicono che i problemi sono nati solo con la direttrice Mati. Ma com'è possibile, c'è stata pochi mesi. È evidente che questa rivolta è stata organizzata da qualcuno, magari da chi in questi anni ha utilizzato l'ente come cosa propria».
Possibile che dietro la bocciatura del bilancio ci sia una "manina" che manovra le società sportive?
Qualcosa di strano c'è. Sempre nel documento fatto mettere a verbale, si denuncia il fatto che tra le due assemblee «si è alterata la compagine sociale», cioè si sono iscritti nuovi soci e quindi si sono convocate assemblee con diversa composizione. Un'informazione riservata che non può che essere arrivata da dentro l'ente.
«Non vorrei - dice Vittorio - che ci fosse il tentativo di scalata all'Aci da parte delle società sportive, che qualcuno abbia loro offerto la possibilità di impadronirsi del consiglio direttivo. Che abbiano tutto il diritto ad essere rappresentati nel consiglio è evidente ma la loro ostilità è incomprensibile. Spero che non ascoltino i canti delle sirene».
In realtà le società contestano duramente la politica dell'Aci provinciale: accontonamento di iniziative e progetti già varati, nessuna strategia di appoggio alla rete di vendita e al sostegno dei posti di lavoro, diretti o indiretti, manifestazioni non in linea con i compiti statutari (finanziamento di gare di judo o di ciclismo), conduzione subdola delle questioni legate all'automobilismo. «Non essendo possibile esprimere la sfiducia - spiegano i contestatori -, l'unico strumento che abbiamo è la bocciatura del bilancio». E quindi il loro secondo no per mandare tutti a casa.
Ma la vera battaglia è sui numeri, quelli denunciati dal Tirreno, dice l'ex direttore, il resto è un tranello nel quale sono caduti il presidente Alberto Marini e quei consiglieri che non facevano parte delle società controllate. «Anche per colpa dei dirigenti nazionali - accusa Vittorio -. Il segretario generale dottor Rozera conosce benissimo la situazione pistoiese e allora spero che il ministero scelga di nominare commissario una persona esterna all'Aci che traghetti l'ente fino alle prossime elezioni».
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