Il Tirreno

Pistoia

Licenziati e precari, ecco i nuovi poveri

Marcello Suppressa
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Marcello Suppressa

Sono già venti le domade accolte dalla Diocesi pistoiese per accordare contributi a cittadini che hanno perso il lavoro. Ma le richieste, in un periodo in cui la crisi non dà tregua al territorio pistoiese, sono state molte di più

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PISTOIA. Sono già venti le domade accolte dalla Diocesi pistoiese per accordare contributi a cittadini che hanno perso il lavoro. Ma le richieste, in un periodo in cui la crisi non dà tregua al territorio pistoiese, sono state molte di più. Solo negli ultimi mesi la Caritas ha avuto 60 colloqui con disoccupati in cerca di aiuti economici.
Trecentomila euro è l'ammontare del fondo che la Diocesi conta di mettere insieme, di tasca propria e con le raccolte parrocchiali, ma anche tramite contributi ingenti di realtà importanti come la Fondazione e la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, la Banca di credito cooperativo di Masiano e altri soggetti come il Rotary, per aiutare quelli che sono i nuovi poveri, ossia i neodisoccupati con famiglia a carico.
«Di questi soldi, 60mila euro sono già pronti - spiega Marcello Suppressa, direttore della Caritas di Pistoia - e saranno convogliati sulle venti domande accolte. Questo intervento prevede l'erogazione di 3mila euro in 6 mesi, ma è mirato esclusivamente a un target sociale, quello di nuclei monoreddito dove l'unica persona che lavora è stata licenziata».
Che la situazione economica locale sia in profonda crisi lo dimostra anche l'istituazione di un altro fondo straordinario di 70mila euro, messo a disposizione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e gestito da Caritas (per conto della Diocesi) per dare una risposta urgente a famiglie che non riescono a pagare rate del mutuo, affitti e utenze mensili. «Anche in questo caso - conclude Suppressa - le richieste vengono molto spesso da persone che hanno perso l'unico reddito in famiglia. L'importante è che le persone in difficoltà non vedano nell'intervento della Caritas una forma di assistenzialismo e quindi abbiano vergogna di rivolgersi a noi. La nostra attività rappresenta invece un'opportunità di cui non vergognarsi. E' un appiglio momentaneo che noi forniamo per evitare che interi nuclei familiari possano davvero cadere in povertà». (a.c.)

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