Sicurezza
Oltre 5mila euro per l'operaio morto
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Il banchino allestito dagli operai Radicifil per la raccoltaOltre cinquemila euro donati dal presidio di fabbrica della Radicifil alla famiglia di Giuseppe Santamaria, l'operaio trentacinquenne della Manici Metallici Srl morto sul lavoro circa un mese fa a Larciano.
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PISTOIA. Oltre cinquemila euro donati dal presidio di fabbrica della Radicifil alla famiglia di Giuseppe Santamaria, l'operaio trentacinquenne della Manici Metallici Srl morto sul lavoro circa un mese fa a Larciano.
Ieri pomeriggio una delegazione di cinque dipendenti della Radicifil è andata a Cerbaia, dove abita la famiglia di Santamaria, a portare il ricavato (5210 euro) della raccolta fondi promossa a partire dall'inizio di giugno in aiuto alla famiglia. Ad accoglierli ieri pomeriggio c'erano la vedova di Santamaria con i suoi due bambini, i suoceri e i cognati. «Giuseppe Santameria - spiega Paolo Pagnini, dipendente Radici - era l'unico con un lavoro in famiglia: la moglie non lavora. Abbiamo deciso di compiere questo gesto perché pensiamo che sia importante non solo la sicurezza del lavoro, per cui noi lottiamo, ma anche la sicurezza sul lavoro. Per questo spero che la legge faccia il suo corso e attesti eventuali responsabilità per la morte di Santamaria». Gli operai dal 6 al 24 giungo hanno allestito in tutti i giorni di mercato un banchino informativo in centro nell'ambito del quale hanno promosso la raccolta fondi. Oltre a molti privati cittadini hanno contribuito all'incasso i commercianti e gli ambulanti del centro e il circolo Primo maggio. A incrementare il fondo ha contribuito anche la cena di solidarietà a Gello e l'aperitivo in piazza della Sala, svolti nelle scorse settimane. (m.q.)
Ieri pomeriggio una delegazione di cinque dipendenti della Radicifil è andata a Cerbaia, dove abita la famiglia di Santamaria, a portare il ricavato (5210 euro) della raccolta fondi promossa a partire dall'inizio di giugno in aiuto alla famiglia. Ad accoglierli ieri pomeriggio c'erano la vedova di Santamaria con i suoi due bambini, i suoceri e i cognati. «Giuseppe Santameria - spiega Paolo Pagnini, dipendente Radici - era l'unico con un lavoro in famiglia: la moglie non lavora. Abbiamo deciso di compiere questo gesto perché pensiamo che sia importante non solo la sicurezza del lavoro, per cui noi lottiamo, ma anche la sicurezza sul lavoro. Per questo spero che la legge faccia il suo corso e attesti eventuali responsabilità per la morte di Santamaria». Gli operai dal 6 al 24 giungo hanno allestito in tutti i giorni di mercato un banchino informativo in centro nell'ambito del quale hanno promosso la raccolta fondi. Oltre a molti privati cittadini hanno contribuito all'incasso i commercianti e gli ambulanti del centro e il circolo Primo maggio. A incrementare il fondo ha contribuito anche la cena di solidarietà a Gello e l'aperitivo in piazza della Sala, svolti nelle scorse settimane. (m.q.)
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