Il Tirreno

Pistoia

La crisi come un terremoto

Monsignor Bianchi durante la messa
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Monsignor Bianchi durante la messa

Il lavoro vale più del profitto Un gruppo industriale non si può difendere al prezzo della dignità di altre persone

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PISTOIA. «Perdere il lavoro è come un terremoto: la vita personale, familiare e sociale viene scossa, rischia di sbriciolarsi e la nostra Pistoia sta rischiando di diventare città terremotata». Così il vescovo Mansueto Bianchi nell'omelia pronunciata durante la messa celebrata nello stabilimento Mas di Bottegone.
Ad ascoltarlo non c'erano solo molti dei 130 lavoratori che rischiano il posto per la chiusura dell'azienda. Ma anche tante famiglie, con anziani e bambini, a ulteriore dimostrazione che il morso della crisi, in questo territorio, colpisce tutti quelli che vivono nelle case dove le buste paga non arrivano più. Proprio per questo la scelta dei parroci del vicariato di celebrare la messa in un luogo simbolo come la fabbrica virtualmente già chiusa è stato un gesto particolarmente forte e significativo.
La crisi ha il nome della Mas ma anche quello della Radicifil, azienda che ha annunciato la decisione di chiudere lo stabilimento pistoiese ai primi di maggio. Ma il momento è durissimo anche per le tante piccole e piccolissime aziende che costituiscono il nerbo dell'economica provinciale.
«Oggi - ha premesso monsignor Bianchi - il nostro cammino di comunità ecclesiale sosta in un luogo di sofferenza, speranza e lotta. Il nostro cammino di Chiesa è accanto alla gente, dentro le loro vicende Non c'è strada che non porti al cielo senza prendere sul serio ciò che accade sulla terra comprese le lotte, le delusioni, le speranze».
Citato l'inizio della "Gaudium et Spes", documento simbolo del Concilio Vaticano II, e precisato di riferirsi alle numerose crisi che stanno colpendo diverse realtà produttive, il vescovo Bianchi ha precisato di non poter «offrire soluzioni tecniche» ma di essere «con la presenza e con la parola comunque a fianco dei lavoratori».
Per il presule, che già era intervenuto con un forte messaggio in occasione dello scorso Primo Maggio sui problemi di un'altra azienda pistoiese in crisi (la Radicifil, appunto), «il lavoro non è fortuna, né privilegio, né favore ma un diritto. Un diritto che appartiene a ogni uomo».
Il lavoro - ha aggiunto Bianchi - «amplia la libertà e l'autonomia della persona, restringe gli spazi del clientelismo, è esercizio di democrazia, vale assai più dei soldi, del profitto, del guadagno di qualcuno».
Forte il monito successivo («Non si può tutelare il profitto di un gruppo con la perdita di dignità di altre persone») così con l'appello a unirsi («Occorre che la città si compatti con le istituzioni»), con l'assicurazione che la comunità ecclesiale intende fare la sua parte («Noi cristiani ci siamo e ci stiamo»).
Dopo aver aggiunto che una messa in uno spazio così particolare (una "messa strana", ha detto lo stesso Bianchi) «forse lascerà perplesso qualcuno», il vescovo di Pistoia ha risposto concludendo che «questo è l'insegnamento sociale della Chiesa, questo è quanto nasce dal suo cuore quando prende in mano il Vangelo».

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