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Mas e Radicifil, occorrono progetti

Alberto Vivarelli
Piero Becciani ha lasciato l’incarico di tesoriere di Assindustria
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Piero Becciani ha lasciato l’incarico di tesoriere di Assindustria

Lettera d'addio piena di orgoglio e amarezza: «Oriana sbaglia: non sono in scadenza di mandato»

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PISTOIA. La lettera di dimissioni di Piero Becciani da Assindustria è qualcosa di più della fine di un rapporto. Con Becciani esce (quasi) di scena uno dei protagonisti della nostra storia economica. Già presidente degli industriali fino al 1998, accompagnò poi la presidenza di Mario Carrara al quale era legato da un rapporto di amicizia fraterno; ancor oggi, parlando dell'imprenditore, Becciani si commuove.
Becciani ha lasciato ogni incarico associativo (non quelli nelle partecipate) con una lettera al presidente Giuseppe Oriana nella quale ricorda con orgoglio le crisi industriali risolte: da quella dell'Italbed alla Permaflex, dalla Ghelli alla Salvestrini, all'area del nuovo ospedale, alla Breda. Senza contare le "resurrezioni" della squadra di basket.
«Tra il '93 e il '94 - ricorda Becciani - fui convocato dal prefetto perché sembrava che la Breda chiudesse. Gli operai avevano minacciato il blocco dell'autostrada e il prefetto era preoccupato. Mi permisi di dire ciò che pensavo, cioè che sarei andato anch'io a bloccare l'autostrada insieme agli operai. Probabilmente andai oltre, ma occorreva dimostrare partecipazione».
Orgoglio e amarezza. L'ex presidente cerca di evitare le polemiche («Non andrò mai contro l'associazione», dice) ma i sassolini nelle scarpe sono fastidiosi e lui vuol camminare senza impicci. È noto, del resto, lo scarso feeling con Oriana, che lui stesso aveva sponsorizzato per la carica di presidente. «Oriana - spiega - ha sbagliato. Io non sono in decadenza di mandato. L'attuale giunta rimane in carica fino al 2010. Io, essendo il tesoriere, avrei potuto rimanere fino al 2011».
L'amarezza di Becciani nasce anche dallo stato dell'economia pistoiese. Radicifil e Mas sono stati gli ultimi due colpi. E anche qui torna il ballo il ruolo dei sindacati imprenditoriali.
«Le associazioni - dice l'ex presidente -, devono occuparsi delle vicende dei due stabilimenti. Purtroppo non hanno strutture all'altezza e quando non ci sono strutture adeguate non si va da nessuna parte. E i giovani industriali devono essere all'altezza e migliori di chi li ha preceduti, devono migliorare la qualità imprenditoriale. Voglio ricordare che l'unica operazione di vera politica industriale è stata fatta dal Cii a Campotizzoro e ora sento dire che la Camera di commercio vuol chiudere il Cii, struttura che potrebbe vivere di luce propria. Che senso ha?».
Progettualità, parola magica che le associazioni non sono in grado di declinare. C'è stata qualche idea per dare un futuro alla Mas? Proteste per la situazione, silenzi per le soluzioni. «Si potrebbe ipotizzare - prova a suggerire Becciani -, la nascita di una "new co" che lavori nello stesso mercato della Mas. La Regione prevede finanziamenti per questo tipo di imprese e i dipendenti potrebbero mettere dentro una piccola parte delle loro liquidazioni. Si è provato a studiare questa soluzione? Sento parlare di task force per le aziende in crisi: è sul credito che ci vorrebbe una task force».
Radicifil e Mas, due punte di un iceberg pronto ad emergere con tutta la sua drammaticità. «Occorrono investimenti da fuori - spiega Becciani - ma una volta insediati, gli imprenditori devono essere aiutati, invogliati. Come si fa a chiedere investimenti se quando arriva un'azienda scoppiano mille polemiche come nel caso della Marr a Bottegone? Alle prime difficoltà se ne vanno».
Non tutto, però, è negativo sul pianeta industriale, ci sono persone di qualità; due su tutte, secondo l'ex presidente: Ugo Baldi, ad di Conad e Massimo Carrara. E poi le imprese che fanno scuola: Bardi di Bottegone, Incom e Panapesca di Montecatini.

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