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Cinesi, accuse confermate

Due degli indagati mentre scendono dai cellulari della polizia penitenziaria
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Due degli indagati mentre scendono dai cellulari della polizia penitenziaria

Permessi fasulli. Due degli undici imputati sono stati ascoltati nell’incidente probatorio

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PISTOIA. Tutto confermato. Pietro Mazzotta e Ilaria Rocca hanno ripetuto in tribunale le dichiarazioni già fornite all'indomani del loro arresto, ormai due mesi fa, nell'inchiesta sui documenti falsi agli immigrati cinesi. L'incidente probatorio richiesto dal pm Francesco Sottosanti è andato in scena a porte chiuse per tutta la giornata di ieri nell'aula udienze di Palazzo pretorio.
Del consigliere comunale di Rifondazione comunista, al momento sospeso dalla carica, sono stati acquisiti addirittura i verbali del primo interrogatorio sostenuto davanti al magistrato. Unico ad opporsi, l'avvocato Fausto Malucchi, che difende l'ex volontario dell'Inas Cisl, Roberto Pastorelli.
Ma Mazzotta ha ripetuto comunque le dichiarazioni già rilasciate e si è poi sottoposto al fuoco di fila di domande di tutti i difensori degli altri imputati.
Nel pomeriggio è salita al banco dei testimoni l'assicuratrice pratese Ilaria Rocca, 43 anni, il cui interrogatorio è durato fino alle 16 circa. Nel suo caso non sono stati acquisiti verbali ma si è proceduto direttamente, con l'esame del pm e il controesame dei difensori. Ad assistere agli interrogatori c'erano gli altri imputati tranne la dipendente comunale Lisetta Cobianchi. Ha colpito tutti la presenza della cinese Gu Lijun, 47 anni, residente a Prato: ritenuta il vero vertice dell'organizzazione, malata da tempo, la donna ha seguito l'udienza da una lettiga.
Complessivamente, l'impressione prevalente è che la tesi dell'accusa sia stata sostanzialmente confermata dalle deposizioni dei due imputati, che grazie al meccanismo dell'incidente probatorio, potranno essere utilizzate nell'eventuale processo come se fossero state rese in aula davanti al giudice.
Secondo la procura, lo ricordiamo, Mazzotta e la Rocca, insieme agli altri 9 coimputati (tutti agli arresti dal 17 aprile scorso) costituivano una associazione a delinquere che si occupava - con ruoli e responsabilità diverse da caso a caso - di procurare a immigrati cinesi documenti che attestavano la residenza e il possesso di un lavoro fittizi ma indispensabili per entrare nel nostro paese. Per questi documenti si facevano versare cifre tra i 15 e i 20.000 euro.
L'attività dell'organizzazione si è sviluppata quanto meno tra il 2007 e il 2008 ed ha potuto contare su una vasta rete di persone che hanno messo a disposizione indirizzi e nomi di aziende da far figurare sui documenti: a molte di queste persone sono già stati inviati avvisi di garanzia.
Nei prossimi giorni è probabile che i difensori avanzino richieste di scarcerazione o quanto meno di attenuazione delle misure cautelari per i loro assistiti.

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