Il dolore
pistoia
Imprese, piccolo torna ad essere bello
Francesco Albonetti
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Sabato al convegno Cna anche Lucchesi Berti, Fratoni e Incerpi (da sinistra in prima fila)Chi l'ha detto che piccolo non è più bello? Lo "Small business act" dell'Unione europea, una sorta di decalogo uscito di recente, rivaluta in pieno il ruolo delle piccole e medie imprese, giudicandone essenziale il contributo per la crescita dell'occupazione e la ripresa
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PISTOIA. Chi l'ha detto che piccolo non è più bello? Lo "Small business act" dell'Unione europea, una sorta di decalogo uscito di recente, rivaluta in pieno il ruolo delle piccole e medie imprese, giudicandone essenziale il contributo per la crescita dell'occupazione e la ripresa. La novità è stata ripresa sabato dal direttore della Cna Sergio Giusti nel corso di un convegno nel quale, fra l'altro, il ricercatore universitario Christian Simoni ha illustrato un'indagine sulla questione dell'imprenditorialità in provincia di Pistoia.
Due temi quelli del convegno della Cna che accompagnava l'assemblea elettiva dell'associazione, strettamente connessi fra loro. Ecco una sintesi di quanto è emerso nella sede di via Fermi.
La rivalutazione delle piccole imprese. «I dati e l'atteggiamento europeo smentiscono il luogo comune che il problema dell'economia pistoiese sia dovuto all'eccessiva frammentazione del tessuto economico, che ingenera scarsa competività nei mercati - dice il direttore Sergio Giusti - Casomai può essere vero il contrario: il problema è che manca la grande industria. Se noi andiamo a vedere i dati dei Paesi dell'Ue per classe di addetti, scopriamo che la media europea vede il 98,8% delle imprese con meno di 50 addetti e solo, l'1,2 ne hanno più di 50. L'Italia è al 99,4%, poco sopra la Spagna: dati abbastanza omogenei. Quando agli occupati, la media europea vede le piccole imprese assorbire il 48,9% degli occupati, contro una media italiana del 69,4%. Fin dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, è stata varata una Carta europea per le piccole imprese, rimarcandone il ruolo come "spina dorsale dell'economia europea", come "forza propulsiva dell'innovazione, dell'occuazione e dell'integrazione sociale"».
«Il problema - prosegue Giusti - secondo l'Unione europea, è quello che le piccole e medie imprese sono più sensibili ai cambiamenti del contesto europeo e vanno, quindi aiutate e incentivate, anche attraverso una riduzione della burocrazia. Tutto ciò è stato ribadito l'anno scorso nello Small business Act».
I dieci principi dello Small business act. Scorrendo il decalogo europeo, salta agli occhi il punto 3 in cui si dice: «Formulare regole conformi al principio "pensare innanziutto in piccolo"». Sembra l'esatto contrario di quanto si sente dire da qualche anno a Pistoia e in Toscana. Viene anche esaltato il ruolo dell'impresa e dell'imprenditoria. «Proprio su questo punto - dice Giusti - colpisce come a Pistoia il mestiere dell'imprenditore non solo non sia agevolato, ma addirittura viene visto come un fenomeno da regolare e tenere sotto controllo. In questa provinia deve cambiare la cultura, ancor prima che le leggi e i regolamento, e lo dico da uomo di sinistra».
Fare impresa a Pistoia. Ed è proprio questo ultimo aspetto di cui parla il direttore della Cna, che diventa oggetto di studio, acquistando una valenza numerica e scientifica, nella ricerca di Christian Simoni dell'università di Firenze. L'imprenditorialità è giudicata una scelta di carriera desiderabile dal 57,2%, contro una media italiana del 72,83% e una media olandese dell'84,8%. L'attenzione dei media per il mondo imprenditoriale, è del 33,10 a Pistoia, contro il 43,93 in Italia e il 69,51 della Norvegia. Si scopre che a Pistoia l'età media degli imprenditori è piuttosto elevata rispetto alla media italiana: se a Pistoia gli imprenditori fra i 25 e i 34 anni sono il 29,7% del totale, in Italia arrivano al 37,2%.
Questo significa che c'è uno scarso ricambio generazionale, perché evidentemente i figli raramente ereditano il mestiere del padre. Il livello di attività imprenditoriale rispetto al Pil pro capite, vede Pistoia molto giù, sotto il 5%. Alla domanda rivolta agli imprenditori se hanno ricevuto formazione su come avviare un'attività nelle scuole elementari e medie, l'85% ha risposto di no. Alla domanda se la formazione è arrivata da un'associazione locale, il 93,4% ha risposto di no, ma l'87% non ha mai ricevuto formazione neppure dal datore di lavoro.
Due temi quelli del convegno della Cna che accompagnava l'assemblea elettiva dell'associazione, strettamente connessi fra loro. Ecco una sintesi di quanto è emerso nella sede di via Fermi.
La rivalutazione delle piccole imprese. «I dati e l'atteggiamento europeo smentiscono il luogo comune che il problema dell'economia pistoiese sia dovuto all'eccessiva frammentazione del tessuto economico, che ingenera scarsa competività nei mercati - dice il direttore Sergio Giusti - Casomai può essere vero il contrario: il problema è che manca la grande industria. Se noi andiamo a vedere i dati dei Paesi dell'Ue per classe di addetti, scopriamo che la media europea vede il 98,8% delle imprese con meno di 50 addetti e solo, l'1,2 ne hanno più di 50. L'Italia è al 99,4%, poco sopra la Spagna: dati abbastanza omogenei. Quando agli occupati, la media europea vede le piccole imprese assorbire il 48,9% degli occupati, contro una media italiana del 69,4%. Fin dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, è stata varata una Carta europea per le piccole imprese, rimarcandone il ruolo come "spina dorsale dell'economia europea", come "forza propulsiva dell'innovazione, dell'occuazione e dell'integrazione sociale"».
«Il problema - prosegue Giusti - secondo l'Unione europea, è quello che le piccole e medie imprese sono più sensibili ai cambiamenti del contesto europeo e vanno, quindi aiutate e incentivate, anche attraverso una riduzione della burocrazia. Tutto ciò è stato ribadito l'anno scorso nello Small business Act».
I dieci principi dello Small business act. Scorrendo il decalogo europeo, salta agli occhi il punto 3 in cui si dice: «Formulare regole conformi al principio "pensare innanziutto in piccolo"». Sembra l'esatto contrario di quanto si sente dire da qualche anno a Pistoia e in Toscana. Viene anche esaltato il ruolo dell'impresa e dell'imprenditoria. «Proprio su questo punto - dice Giusti - colpisce come a Pistoia il mestiere dell'imprenditore non solo non sia agevolato, ma addirittura viene visto come un fenomeno da regolare e tenere sotto controllo. In questa provinia deve cambiare la cultura, ancor prima che le leggi e i regolamento, e lo dico da uomo di sinistra».
Fare impresa a Pistoia. Ed è proprio questo ultimo aspetto di cui parla il direttore della Cna, che diventa oggetto di studio, acquistando una valenza numerica e scientifica, nella ricerca di Christian Simoni dell'università di Firenze. L'imprenditorialità è giudicata una scelta di carriera desiderabile dal 57,2%, contro una media italiana del 72,83% e una media olandese dell'84,8%. L'attenzione dei media per il mondo imprenditoriale, è del 33,10 a Pistoia, contro il 43,93 in Italia e il 69,51 della Norvegia. Si scopre che a Pistoia l'età media degli imprenditori è piuttosto elevata rispetto alla media italiana: se a Pistoia gli imprenditori fra i 25 e i 34 anni sono il 29,7% del totale, in Italia arrivano al 37,2%.
Questo significa che c'è uno scarso ricambio generazionale, perché evidentemente i figli raramente ereditano il mestiere del padre. Il livello di attività imprenditoriale rispetto al Pil pro capite, vede Pistoia molto giù, sotto il 5%. Alla domanda rivolta agli imprenditori se hanno ricevuto formazione su come avviare un'attività nelle scuole elementari e medie, l'85% ha risposto di no. Alla domanda se la formazione è arrivata da un'associazione locale, il 93,4% ha risposto di no, ma l'87% non ha mai ricevuto formazione neppure dal datore di lavoro.
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