Sicurezza
pistoia
Chiude anche la Mas, 124 a casa
Marta Quilici
Prepensionamenti solo per pochi dipendenti dopo la ristrutturazione di un anno e mezzo fa Berti chiama Martini e chiede la task force
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PISTOIA. A casa anche i 124 dipendenti della Mas. I dirigenti hanno confermato la chiusura dello stabilimento ieri mattina ad Assindustria durante l'incontro tra sindacati e azienda. Notizia che fa parlare adesso di un caso-Pistoia: dopo la chiusura della Radici, la notizia della cessazione della Mas fa precipitare la situazione occupazionale.
Alla Mas la situazione è caotica sia per quanto riguarda la proprietà, ancora vacillante tra colossi economici multinazionali (la Texas Pacific Group) e società finanziarie (l'Unione Banche Svizzere), sia da un punto di vista di prospettive di destinazione produttiva. Unica cosa certa, la chiusura dello stabilimento e la proposta dell'azienda di un concordato preventivo. Su 124 persone poche arrivano al prepensionamento: quelli in età da pensione, infatti, erano già andati via in seguito alla ristrutturazione di circa un anno e mezzo fa quando il personale fu ridotto di quasi cinquanta operai.
Dopo la ristrutturazione la situazione sembrava migliorare, o almeno tra gli operai la sensazione era questa. Ultimamente si era passati dalla produzione delle schede elettroniche per computer, che risentono della concorrenza cinese, alla realizzazione delle cosiddette smart card, ossia dei mini-circuiti presenti, ad esempio, all'interno delle carte di credito. Bottegone era l'unico stabilimento del gruppo Isola a livello europeo a produrre questi circuiti: ma questo non è bastato a impedirne la chiusura. Una scena purtroppo già vista a poco più di un chilometro di distanza, nello stabilimento Radicifil. Ma per gli operai della Mas la situazione è aggravata dal mancato pagamento di una mensilità: a maggio la produzione è andata avanti normalmente eppure la direzione sembra restia a pagare lo stipendio.
E tra gli operai aleggia la voce che all'incontro di ieri mattina, continuato anche nel primo pomeriggio, l'azienda abbia proposto il pagamento del salario di maggio in cambio dell'accesso al materiale ancora stipato dentro lo stabilimento: circa 550 mila euro di prodotto finito. La risposta dell'assemblea di fabbrica però è unanime: «Lo stipendio di maggio ci spetta senza condizioni. Su questo non trattiamo. Il presidio di fabbrica va avanti».
Anche per i sindacati l'immediata priorità è il pagamento della mensilità arretrata, «poi - spiega Daniele Gioffredi di Filcem Cgil - dovremo fare un approfondimento tecnico in vista della richiesta dell'azienda del concordato preventivo e continuare in seguito con gli ammortizzatori sociali».
Ieri mattina all'incontro ad Assindustria c'erano i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Dall'altra parte del tavolo Francesco De Peverelli, ex amministratore delegato, dimessosi dall'incarico tre settimane fa, e il dottor Paolo Baretta, funzionario responsabile del gruppo Isola. L'incontro è aggiornato a giovedì prossimo.
Intanto il sindaco Renzo Berti, dopo aver incontrato i dirigenti della Mas intorno alle 13 ieri mattina, ha richiesto un incontro a Pistoia con il presidente della Regione, Martini e la task force anticrisi regionale per valutare la situazione drammatica della città.
Alla Mas la situazione è caotica sia per quanto riguarda la proprietà, ancora vacillante tra colossi economici multinazionali (la Texas Pacific Group) e società finanziarie (l'Unione Banche Svizzere), sia da un punto di vista di prospettive di destinazione produttiva. Unica cosa certa, la chiusura dello stabilimento e la proposta dell'azienda di un concordato preventivo. Su 124 persone poche arrivano al prepensionamento: quelli in età da pensione, infatti, erano già andati via in seguito alla ristrutturazione di circa un anno e mezzo fa quando il personale fu ridotto di quasi cinquanta operai.
Dopo la ristrutturazione la situazione sembrava migliorare, o almeno tra gli operai la sensazione era questa. Ultimamente si era passati dalla produzione delle schede elettroniche per computer, che risentono della concorrenza cinese, alla realizzazione delle cosiddette smart card, ossia dei mini-circuiti presenti, ad esempio, all'interno delle carte di credito. Bottegone era l'unico stabilimento del gruppo Isola a livello europeo a produrre questi circuiti: ma questo non è bastato a impedirne la chiusura. Una scena purtroppo già vista a poco più di un chilometro di distanza, nello stabilimento Radicifil. Ma per gli operai della Mas la situazione è aggravata dal mancato pagamento di una mensilità: a maggio la produzione è andata avanti normalmente eppure la direzione sembra restia a pagare lo stipendio.
E tra gli operai aleggia la voce che all'incontro di ieri mattina, continuato anche nel primo pomeriggio, l'azienda abbia proposto il pagamento del salario di maggio in cambio dell'accesso al materiale ancora stipato dentro lo stabilimento: circa 550 mila euro di prodotto finito. La risposta dell'assemblea di fabbrica però è unanime: «Lo stipendio di maggio ci spetta senza condizioni. Su questo non trattiamo. Il presidio di fabbrica va avanti».
Anche per i sindacati l'immediata priorità è il pagamento della mensilità arretrata, «poi - spiega Daniele Gioffredi di Filcem Cgil - dovremo fare un approfondimento tecnico in vista della richiesta dell'azienda del concordato preventivo e continuare in seguito con gli ammortizzatori sociali».
Ieri mattina all'incontro ad Assindustria c'erano i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Dall'altra parte del tavolo Francesco De Peverelli, ex amministratore delegato, dimessosi dall'incarico tre settimane fa, e il dottor Paolo Baretta, funzionario responsabile del gruppo Isola. L'incontro è aggiornato a giovedì prossimo.
Intanto il sindaco Renzo Berti, dopo aver incontrato i dirigenti della Mas intorno alle 13 ieri mattina, ha richiesto un incontro a Pistoia con il presidente della Regione, Martini e la task force anticrisi regionale per valutare la situazione drammatica della città.
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