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Negozi in rivolta contro il Comune

Uno degli ingressi di via Carratica, la strada dove 44 commercianti protestano contro l’amministrazione a causa dell’aumento della tariffa comunale per l’occupazione del suolo pubblico
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Uno degli ingressi di via Carratica, la strada dove 44 commercianti protestano contro l’amministrazione a causa dell’aumento della tariffa comunale per l’occupazione del suolo pubblico

Lettera di 44 commercianti di via Carratica, via del Can Bianco e via Cavour Aperture serali in sordina

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 PISTOIA. Quarantaquattro commercianti contro il Comune per l'aumento del suolo pubblico. Gli imprenditori sono quelli di via Cavour, via del Can Bianco e via Carratica, ovvero alcune delle vie regine dello shopping dei pistoiesi. Le quarantaquattro firme (e timbri) sono in calce ad un documento inviato al primo cittadino ed ai giornali. Questi negozianti metteranno in atto l'unica protesta che hanno a disposizione: non effettueranno «con la dovuta dignità» l'apertura serale del giovedì nei mesi di giugno e luglio.
 Una decisione, assicurano, presa con rincrescimento per i loro numerosi clienti.
 La causa della protesta, come abbiamo detto, è l'aumento per il costo del suolo pubblico richiesto dal Comune, un aumento tale «che non consente assolutamente - dicono gli operatori - di adeguare con abbellimenti, eventi, occasioni le nostre strade».
 I quarantaquattro commercianti accusano l'amministrazione comunale di disinteresse nei confronti di questa parte della città.
 «È evidente - sostengono - l'insensibilità del Comune che chiude gli occhi e le orecchie davanti ad una crisi devastante per i piccoli esercizi e le piccole attività artigianali e preferisce invece seguire la politica di far cassa, per ripianare il proprio decifit. La politica seguita fino ad oggi è quella di restringere il più possibile il centro storico della città e solo lì si riconosce la dignità di esercitare con tranquillità le proprie attività».
 Una visione miope, secondo gli imprenditori del centro, che causerà danni non solo ai commercianti ma anche a tutto il territorio.
 «Una città che non ascolta più il polmone del suo piccolo commercio - sostengono i negozianti - è destinata a diventare sempre più grigia e isolata. Si allenta la morsa delle aperture serali con concessioni di "fare musica" o "rumore" fino alle due della notte ma tali concessioni riguardano solo pochi. Cosa dobbiamo fare? Chiudere i nostri esercizi per favorire sempre di più gli eletti? Aspettare ancora a lungo un piano di commercio per la città che abbia i presupposti minimi delle pari opportunità e dell'uguaglianza? Ora ci siamo proprio stancati e ci riserviamo azioni di protesta anche clamorose ove il Comune continui in questa politica ottusa e miope che vede soltanto il piccolo villaggio arcinoto e delimitato. Abbiamo eletto degli amministratori che siano in grado di governare l'intera città e non solo alcune parti ben precise. Se questo non è possibile, le strade per cambiare sono molte».
 I commercianti assicurano di aver cercato di interloquire più volte, di farsi sentire. Inutilmente. Hanno ricevuto promesse poi non mantenute. Adesso, avvertono, non è più tempo di manifestazioni di intenti.
 «Noi sappiamo che l'aumento continuo di tariffe di ogni genere non ci consente più di sopravvivere. Grazie amministratori. Grazie burocrati. Se la morte di buona parte della città è invece il vostro intento, ci state riuscendo con grande successo. Congratulazioni»

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