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I costosi carrozzoni dell'Aci provinciale

Alberto Vivarelli
I costosi carrozzoni dell'Aci provinciale

«La conduzione delle due società dell'Aci niente hanno a che vedere con i concetti di etica e corretta amministrazione»

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 PISTOIA. Nella bocciatura del bilancio dell'Aci, di politico non c'è proprio nulla e i 100mila euro di attivo non sono di per sé sufficienti a dimostrare una sana e corretta amministrazione perché a volte anche un dato positivo nasconde comportamenti censurabili. Su questo il dottor Antonio Vittorio è categorico. Vittorio non è uno qualunque. Direttore dell'Aci provinciale dal 1975 al 1995, ha ricoperto la carica di consigliere, nonché vicepresidente, fino al marzo 2007.
 Insomma, è una persona informata e i suoi dubbi sono iniziati proprio nel 2007, quando ha scoperto «fatti riguardanti la conduzione delle due società dell'Aci che niente avevano a che vedere con i concetti di etica e di corretta amministrazione che dovrebbero ispirare chi ha la responsabilità di dirigere un ente pubblico. In un periodo in cui si parla continuamente di tagliare i costi nelle amministrazioni pubbliche, di eliminare gli enti inutili, di ridurre i componenti degli amministratori in tutte le città, cosa ha fatto il consiglio dell'Aci di fronte alla richiesta del suo vice presidente anziano di esaminare la situazione del rapporto costi-benefici delle sue due società? Ha fatto quadrato attorno al direttore. Non solo. Nel corso di una seduta del consiglio, in un clima di bagarre c'è stato chi mi ha attribuito considerazioni negative nei confronti del consiglio e dei revisori, da me non fatte». Per questo Vittorio rassegnò le proprie dimissioni.
 Ma da quel momento iniziò la ricerca di documenti e atti che confermassero i suoi timori. Sotto accusa due società create dall'Aci stessa: l'Aci Servizi e Iniziative.
 Veniamo ai fatti. Gli Automobile club sono enti pubblici non economici riconosciuti. Dopo un lungo periodo di "normale" e trasparente gestione, qualche Automobile club ha costituito una società con lo scopo di rendere più snelle alcune procedure operative, quando necessarie, «senza però - precisa Vittorio - intaccare in alcun modo i poteri e i bilanci dell'ente». Man mano, tutti gli Ac hanno fatto altrettanto ma con strutture semplici e con poche spese di gestione.
 «Quelli invece - precisa il dottor Vittorio - i cui dirigenti vi hanno intravisto la possibilità di utilizzarli per altri fini, hanno creato costosi carrozzoni con presidenti, consiglieri, amministratori delegati, revisori dei conti, consulenti e chi più ne ha più ne metta».
 E a Pistoia? Nel 1999 era nata l'AciPistoia Servizi amministrata da un consiglio composto da un presidente, un amministratore delegato e tre consiglieri, oltre a tre revisori dei conti. A ciascuno di essi andavano compensi di vario importo, gettoni di presenza e rimborsi spese. Facendo parte del consiglio direttivo, il dottor Vittorio aveva condiviso la scelta di costituire la società.
 «Quello che non conoscevo, però - spiega l'ex vice presidente - era la parte relativa alle decisioni autonomamente prese dagli organi della società il più delle volte in contrasto con gli interessi dell'ente».
 In tanti anni, spiega Vittorio, la società non ha creato alcun nuovo servizio a favore dei soci, tranne quelli già nei progetti dell'Aci. In effetti tutte le attività svolte dalla società erano prima curate dall'Ac senza le spese per il mantenimento della megastruttura.
 «Per rendersi conto del "bene" che la società ha tentato di fare all'Aci, basta ricordare la proposta fatta al consiglio direttivo dell'ente dal presidente e dall'amministratore delegato, di vendere tutti gli impianti di carburante "tenuto conto che è stata avanzata una proposta interessante". Avanzata da chi? Nessuna risposta. Se non fosse stato per la mia netta opposizione, appoggiata dal solo consigliere Borchi, forse a quest'ora l'ente avrebbe già perso un'importante parte del suo patrimonio».
 Nel 2004 nasce, in maniera singolare, la seconda società. L'Aci era intenzionato ad acquistare un immobile adiacente alla sede di via del Ricciardetto di proprietà di una società che possiede anche il parcheggio privato di via Santa. In condizioni normali cosa si fa? Si contatta la società proprietaria, si tratta sul costo e si acquista l'immobile. L'Aci servizi, invece, acquisisce l'intera società. Una proposta non molto ortodossa se il revisore Mario La Civita, nel consiglio d'amministrazione del 6 settembre 2004 consiglia di procedere ad una fusione per incorporazione della acquistanda nuova società con AciPistoia Servizi.
 «Invece - dice Vittorio - dopo una discussione sui contenuti della quale nulla risulta dal verbale, "sentito il presidente dell'Ac Pistoia" che in verità in premessa non viene citato tra i presenti, si decide la formazione del nuovo organo amministrativo composto da tre persone affidando la presidenza a Giovanni Giovannelli che mantiene anche la carica di consigliere di AciPistoia Servizi. Al consiglio viene assicurato che la società sarebbe rimasta in vita poco tempo». Ma non sarà così.
 Alla presidenza della nuova società - si chiama "Iniziative" - viene nominato l'avvocato Giovanni Giovannelli che è anche consigliere dell'Aci e di Aci servizi, l'amministratore delegato è Giovanni Breschi; come consulente amministrativo viene incaricato il ragionier Vittorio Nardini, presidente del collegio dei sindaci revisori dell'Aci e revisore dei conti dell'altra società Aci Servizi. Nel dicembre 2004 l'assemblea della nuova società, stabilisce i compensi: al presidente 2.400 euro annui lordi, all'amministratore delegato 25.000 euro annui lordi, al consigliere 1.200 euro annui lordi. Viene inoltre stabilito un gettone di presenza di 100 euro lordi per ogni seduta del consiglio oltre a rimborso delle spese sostenute a 0,31 euro a chilometro per l'uso di mezzo proprio. Non solo. La contabilità della società "Iniziative", viene affidata ad uno studio esterno, «il nome del quale - osserva Vittorio - è facilmente intuibile».
 «Essere presidente dei revisori e consigliere dell'ente - chiede il dottor Vittorio - e contemporaneamente revisore-consulente e presidente-consigliere delle due società, non crea una chiara situazione di coincidenza tra controllore e controllato? Anche ammessa l'acquisizione per motivi fiscali di questa nuova società, per gli interessi dell'ente, non avrebbe potuto essere gestita da qualcuno di Aci Servizi magari gratuitamente visto che quasi tutti i compiti ad essa affidati, erano stati di competenze del Aci Servizi? Misteri dell'alta finanza».
 Un altro fatto grave, denuncia Vittorio, avviene nel 2007, poco prima delle elezioni per il rinnovo dei vertici dell'Aci.
 «Si stava preparando la lista per le elezioni - spiega l'ex direttore -. Il consigliere Giovannini aveva trovato una persona che si era dichiarata disponibile ad entrare nella lista con l'impegno, una volta eletta, di dimettersi a ottobre per lasciare il suo posto al direttore Breschi dopo il suo pensionamento. Un episodio che si evince chiaramente dalla relazione del presidente riportata nel verbale della seduta del 2 aprile 2007. Il fatto non merita commenti: sono persone che evidentemente hanno le idee confuse su cosa vuol dire amministrare un ente pubblico. Dei fatti informai la sede centrale invitandola ad agire di conseguenza».
 L'ispezione dell'Aci avvenne nel marzo 2008 e il 4 luglio il presidente dell'Aci Enrico Gelpi comunicava al dottor Vittorio che l'ispezione era ancora in corso. Da allora nessuna notizia.
 «Credo che il consiglio direttivo - conclude il dottor Vittorio - abbia soltanto la soluzione di rassegnare le dimissioni anche per evitare, alla prossima discutibile assemblea, di dovere rispondere ad un nutrito numero di soci, di un bilancio appesantito da due costosi carrozzoni».

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