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In quattro mesi 1800 vertenze di lavoro

Anna Cecchini
In quattro mesi 1800 vertenze di lavoro

Coinvolte ditte tessili e meccaniche, insieme a mobilifici e negozi Tanti problemi per chi lavora dentro bar e ristoranti della zona

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 PISTOIA. Dal primo gennaio al 30 aprile di quest'anno la Cgil ha ricevuto 1800 vertenze di lavoro. Una cifra esorbitante, cresciuta del 300 per cento rispetto agli ultimi quattro mesi del 2008, quando già la morsa della recessione aveva fatto inasprire i rapporti tra datori di lavoro e dipendenti, che quindi hanno cominciato a bussare alla porta della Camera del lavoro. Con l'aggravarsi della crisi economica la situazione è precipitata, tanto che oggi gli uffici della Cgil pistoiese sono presi d'assalto.
«Teniamo un aggiornamento quotidiano delle pratiche - spiega Luana Del Bino, responsabile ufficio vertenze della Cgil - e mai avevamo visto un pellegrinaggio continuo come nei primi quattro mesi del 2009, in cui abbiamo ricevuto 1800 vertenze». Per capire la portata del fenomeno che sta investendo la Camera del lavoro, basta dire che negli anni passati non venivano presentate più di 1600 vertenze ogni 12 mesi. «Già alla fine del 2008 - prosegue Del Bino - la situazione è peggiorata, infatti negli ultimi 4 mesi dell'anno abbiamo avuto 600 segnalazioni, ma ora è una tragedia. Gestire questa quantità di pratiche è talmente difficile che abbiamo modificato l'orario di apertura al pubblico»
 Quali sono le ingiustizie perpetrate ai danni dei lavoratori pistoiesi, che li portano a intasare gli uffici della Cgil? «Abbiamo cinque voci forti. Si tratta - dice ancora Del Bino - di recupero crediti, ossia di stipendi o trattamenti di fine rapporto che il dipendente non ha mai ricevuto. Poi abbiamo vertenze per licenziamenti, individuali o collettivi, e contenziosi per il lavoro nero. In netto aumento i casi di mobbing o di donne licenziate perchè in maternità». Secondo l'analisi della Camera del lavoro le aziende più contestate sono le ditte tessili e meccaniche, e poi i mobilifici nella piana di Quarrata e il settore del commercio, suprattutto nel comparto degli esercizi pubblici. «In fase di crisi - conclude la responsabile vertenze Cgil - ci sono aziende che si alleano con i dipendenti per superare le difficoltà, ma c'è anche chi cavalca la recessione per liberarsi dei lavoratori». Rincarano la dose Nicola Riva (segretario Fiom Cgil), Daniele Gioffredi (segretario tessili-chimici Cgil) e Fabio Capponi (segretario commercio Cgil), che concordano nel dire come questi ultimi mesi siano stati devastanti. «Si è innalzata - ha sintetizzato Capponi - la soglia di sopportazione dei lavoratori».
 A notare un forte incremento delle lamentele è anche Giuseppe Macrì, segretario provinciale Uil, che spiega come «negli ultimi mesi sono raddoppiate le lettere di richiamo dei datori di lavoro ai dipendenti, ce ne accorgiamo perchè le persone chiedono la nostra consulenza per rispondere alle aziende. Ci sembra che i dipendenti siano tenuti più sotto controllo e, in un momento in cui la gente ha paura di essere licenziata, si tende anche ad accettare atteggiamenti oppressivi da parte dei titolari». Molto più cauta nel commentare la gravità della situazione Patrizia Pellegatti, segretaria provinciale Cisl, che chiarisce come «fenomeni di ingiustizia verso i lavoratori ci sono, sappiamo per sempio che i casi di mobbing aumentano. Però non si può parlare di vessazione. Anzi le aziende della zona collaborano con i propri dipendenti per sopravvivere».

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