pistoia
Centinaia di badanti condannate al nero
Francesco Albonetti
Gli effetti del nuovo decreto legge le equipara a clandestini Nel 2007 1.500 domande di regolarizzazione
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PISTOIA. Nessuno le ha mai contate, perché la maggior parte di loro non sono in regola col permesso di soggiorno e quindi il numero non risulta agli uffici. Però da anni prestano assistenza agli anziani malati per conto di numerose famiglie pistoiesi. Sono le badanti che provvengono dai Paesi non comunitari. Fino a ieri potevano contare di rientrare nelle regolarizzazioni previste dal decreto sui flussi.
Oggi, col decreto legge che le equipara ai clandestini, questo non è più possibile. E loro hanno paura. Lavorando a nero, Temono di perdere non solo il lavoro precario che sono riuscite ad ottenere, ma anche la stessa possibilità di permanere sul territorio nazionale. E molte famiglie, almeno stando a quanto sostiene il sindacato, non sono di grande aiuto e conforto. Anzi, le ricattano.
«La situazione che si è venuta a creare negli ultimi tempi non è affatto propizia - dice Fabio Capponi della Filcams Cgil - né per queste lavoratrici straniere, né per le famiglie che hanno bisogno di un aiuto concreto. Le donne hanno paura persino ad uscire di casa, di essere riconosciute ed additate come clandestine. In effetti sono passibili di provvedimento di espulsione. E molte di loro si stavano regolarizzando, aspettavano il prossimo decreto dei flussi. L'ultimo c'è stato l'anno scorso ma il prossimo non ci sarà».
Le badanti del Pistoiese non hanno tutte beneficiato dell'ingresso di nuovi Paesi nell'Unione europea, come le rumene o le polacche. Ve ne sono tante che provvengono da altri Paesi extracomunitari: nigeriane e africane in genere, tante filippine, est-europee di nazioni come l'Ucraina o la Bielorussia.
«La situazione si va facendo pesante - prosegue Capponi - anche perché le lavoratrici domiciliari diventono ricattabili. E da quel che ci raccontano molte famiglie fanno ben poco per aiutarle. E' ovvio che, lavorando di fatto a nero, sotto la minaccia dell'epulsione, vengono impiegate per più ore e più giorni la settimana e pagate meno. Questi almeno sono i segnali che stiamo ricevendo dai patronati. E' un controsenso che nel nostro sistema sociale, con la popolazione che invecchia e le famiglie che non possono accollarsi l'onere di seguire continuamente un parente infermo, a questa aumentata domanda si facciano seguire provvedimenti come quest'ultimo che non tiene conto della realtà».
Nessuno è in grado di conoscere il numero di queste lavoratrici. Stando all'ultimo decreto sui flussi che assegnava una quota di ingresso per il lavoro domestico (quello del 2007, visto che nel 2008 a Pistoia non veniva assegnata neppure una badante), erano previste 780 regolarizzazioni in provincia, ma le domande furono il doppio, quindi circa 1500.
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