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Il commercio è con l’acqua alla gola

Anna Cecchini
Il commercio è con l’acqua alla gola

Chiusi 248 negozi dall'inizio dell'anno, dopo un 2008 disastroso

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PISTOIA. Nei primi tre mesi del 2009 hanno chiuso 248 negozi. E’ il tracollo dell’economia locale, che registra un saldo nettamente negativo tra il numero di esercizi commerciali avviati e quelli che invece sono stati costretti a chiudere i battenti. La crisi globale tocca anche la città e lo fa in modo allarmante, almeno osservando le analisi della Camera di commercio. Analisi che rivelano come in tutta la provincia l’unico dato in controtendenza è quello relativo al numero di case d’asta e vendite fallimentari avviate nel 2008. Basti pensare che l’anno scorso ne sono state avviate 58. E’ il segno dei tempi. Tempi di crisi, appunto. Tanto per dare un assaggio di come l’ultimo anno abbia messo a dura prova l’economia nostrana, va detto che nel 2008 su tutto il territorio hanno chiuso 748 negozi. Un numero elevato, se si pensa che di contro sono state aperte solo 433 attività. Non è andata meglio nel primo trimestre di quest’anno, periodo in cui si sono registrate 248 cessazioni. Anzi, oservando i dati sembra che se la tendenza a chiudere proseguirà di questo passo, a fine 2009 si possa arrivare a perdere oltre un migliaio di negozi. A risentire della congiuntura economica sono stati un po’ tutti i settori commerciali.

Considerando alcune macro-aree, che riuniscono sotto un unico settore esercizi di diverso tipo, emerge che la recessione si è accanita soprattutto sulle realtà di commercio al dettaglio e riparazioni di beni personali e per la casa (392 chiusure nel 2008). Tendenza che sembra andare avanti anche quest’anno, visto che dal primo gennaio al 31 marzo sono già stati “cancellati” 139 negozi di questo tipo. Devastante anche l’analisi dei dati sul commercio all’ingrosso e gli intermediari che operano nei settori di vivaismo, fiori, agricoltura e comparto tessile, che nel 2008 hanno riscontrato 290 chiusure (88 nel primo trimestre 2009). Analizzando tipologie di esercizi che hanno risentito della recessione tanto da dover interrompere l’attività, emerge che nel 2008 la crisi ha toccato in particolar modo i negozi di abbigliamento, accessori e calzature (61 chiusure) e gli ambulanti a posto fisso, ossia i titolari dei banchi del mercato (53 cessazioni l’anno passato e 24 per l’inizio del 2009).

«Le rivendite di abbigliamento chiuse nei mesi passati - sottolinea Rossella Micheli, responsabile della camera di commercio pistoiese - erano in genere realtà non strutturate, ma tentativi di persone che hanno provato a creare piccole ditte, destinate a naufragare velocemente». Per quanto riguarda il settore di ipermercati e supermercati, che sulla base dei dati forniti dalla Camera di commercio hanno registrato 29 chiusure nel 2008 e 11 già per i primi tre mesi del 2009, la puntualizzazione arriva direttamente dall’ente dei commercianti. «Tanti di questi ipermercati in verità sono semplici imprese minori legate a grandi società di distribuzione - conclude Micheli -, che di fatto non sono mai entrate sul mercato. Quindi i cittadini non hanno notatto nessuna chiusura di supermarket».

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