Sicurezza
pistoia
Incentivi statali per acquistare la bici
Saverio Melegari
Sconto del 30% a chi sceglie le due ruote per muoversi in città
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PISTOIA. Un mezzo di trasporto non troppo costoso che ha bisogno di un unico investimento iniziale e poi va da solo, gambe permettendo. Se poi la spesa da sostenere è anche più bassa del previsto è ancora meglio, soprattutto con gli attuali chiari di luna. Vanno proprio in questa direzione gli incentivi promossi dal ministero dell’Ambiente per l’acquisto, da parte dei cittadini interessati, di veicoli a due ruote a basso impatto ambientale. Nel provvedimento ministeriale non si parla soltanto di contributi per le biciclette ma anche per i ciclomotori elettrici. Chiaramente l’aiuto statale che attira di più è quello per le due ruote con motore umano e, complessivamente, sono stati stanziati quasi nove milioni di euro per invitare a comprare una nuova bicicletta: su ogni prodotto viene applicato uno sconto fisso del 30% sul prezzo di listino e l’incentivo non può superare un tetto massimo di 700 euro che viene raggiunto, esclusivamente, per quei gioiellini tutti in carbonio per correre in strada (i prezzi possono arrivare anche a 7.000 euro per chi se le può permettere) oppure per i modelli più estremi di mountain bike.
Questo accordo è nato fra il ministro Stefania Prestigiacomo e Confindustria con un fondo stanziato di 8 milioni e 750mila euro che dovranno terminare obbligatoriamente entro la fine dell’anno. Ma proprio sulla scadenza, non ci saranno particolari difficoltà visto che riguarda anche i motorini e si prospetta che entro breve i soldi saranno finiti. «È proprio questo quello che non torna - dice Giovanni Ieri, titolare della Cicli Ieri di Porta Lucchese - perché questi soldi sono davvero una cifra esigua se si pensa che devono servire per tutta Italia e quando la gente inizierà a conoscere i termini precisi di questa iniziativa farà la corsa per accaparrarsi una bicicletta. Noi abbiamo iniziato da una settimana, ma il movimento che si vede è sempre lo stesso, al momento non ci sono state delle impennate di vendite. Per i rivenditori, il problema maggiore è stato quello di organizzarsi e partire, in quanto per partecipare a questa iniziativa è necessario aprire un conto corrente in una banca prestabilita. Inizialmente questo 30% dis conto è a totale carico nostro, poi ci verrà restituito ma soltanto dopo tre mesi dal giorno dell’acquisto, sperando che tutto vada bene e che non ci siano sorprese».
Quindi, incentivi per chi compra ma rischi grossi per chi vende. Togliere 700 euro da una bici da corsa e, mediamente, 60-70 euro da una da passeggio non sono cifre irrisorie e, temporaneamente, peseranno sulle casse dei rivenditori che dovranno fare da banca per il ministero. Per chi intende procedere all’acquisto di una bici, le informazioni sono molto dettagliate, sul sito del ministero (www.minambiente.it) si possono trovare tutti i 3.154 mezzi che godono dello sconto. «La gente è molto curiosa - conferma Andrea Panconi, gestore di Cicli Panconi in via Cesare Battisti - però parecchie persone non sanno nemmeno che esistono questi incentivi, perché sono meno sponsorizzati rispetto a quelli per le automobili e il mercato per ora è piuttosto fiacco. Siamo noi che li mettiamo in guardia e che gli proponiamo questa offerta dove loro possono senz’altro risparmiare e noi magari vendiamo qualcosa di più. Le aziende italiane hanno aderito quasi tutte e gli sconti sono buoni per le bici da corsa». La preoccupazione dei negozianti è tuttavia palpabile.
«Il punto interrogativo è sempre lo stesso - prosegue Panconi -: i soldi li riavremo oppure no? Lo Stato, quando saranno finiti i fondi, distribuirà ciò che manca alle aziende che, a loro volta, dovranno ridare a noi quello che ci spetta: di fatto siamo l’ultima ruota del carro». Dietro a quest’operazione, però, si potrebbero nascondere alcune trappole: le maggiori ditte possono aver ben pensato di aumentare i loro prezzi per cadere in piedi di fronte agli incentivi e quindi riuscire ad ottenere lo stesso guadagno pre-incentivi. Fatto sta che chi non aveva aderito inizialmente, con il proliferare di aziende che si rendevano disponibili agli sconti, ci ha ripensato. «Le vendite sono le stesse di quando non c’erano gli incentivi - aggiunge Massimo Pierattini di Bici&Bike di via Andreini, alle Casermette - perché la gente per il momento si muove poco. Da quello che si vede, però, questa esperienza non durerà molto tempo: l’iniziativa è partita ufficialmente il 22 aprile e sono già stati bruciati più di due milioni di euro in Italia. Di questo passo, a fine mese i contributi statali saranno esauriti e noi siamo punto e a capo».
Questo accordo è nato fra il ministro Stefania Prestigiacomo e Confindustria con un fondo stanziato di 8 milioni e 750mila euro che dovranno terminare obbligatoriamente entro la fine dell’anno. Ma proprio sulla scadenza, non ci saranno particolari difficoltà visto che riguarda anche i motorini e si prospetta che entro breve i soldi saranno finiti. «È proprio questo quello che non torna - dice Giovanni Ieri, titolare della Cicli Ieri di Porta Lucchese - perché questi soldi sono davvero una cifra esigua se si pensa che devono servire per tutta Italia e quando la gente inizierà a conoscere i termini precisi di questa iniziativa farà la corsa per accaparrarsi una bicicletta. Noi abbiamo iniziato da una settimana, ma il movimento che si vede è sempre lo stesso, al momento non ci sono state delle impennate di vendite. Per i rivenditori, il problema maggiore è stato quello di organizzarsi e partire, in quanto per partecipare a questa iniziativa è necessario aprire un conto corrente in una banca prestabilita. Inizialmente questo 30% dis conto è a totale carico nostro, poi ci verrà restituito ma soltanto dopo tre mesi dal giorno dell’acquisto, sperando che tutto vada bene e che non ci siano sorprese».
Quindi, incentivi per chi compra ma rischi grossi per chi vende. Togliere 700 euro da una bici da corsa e, mediamente, 60-70 euro da una da passeggio non sono cifre irrisorie e, temporaneamente, peseranno sulle casse dei rivenditori che dovranno fare da banca per il ministero. Per chi intende procedere all’acquisto di una bici, le informazioni sono molto dettagliate, sul sito del ministero (www.minambiente.it) si possono trovare tutti i 3.154 mezzi che godono dello sconto. «La gente è molto curiosa - conferma Andrea Panconi, gestore di Cicli Panconi in via Cesare Battisti - però parecchie persone non sanno nemmeno che esistono questi incentivi, perché sono meno sponsorizzati rispetto a quelli per le automobili e il mercato per ora è piuttosto fiacco. Siamo noi che li mettiamo in guardia e che gli proponiamo questa offerta dove loro possono senz’altro risparmiare e noi magari vendiamo qualcosa di più. Le aziende italiane hanno aderito quasi tutte e gli sconti sono buoni per le bici da corsa». La preoccupazione dei negozianti è tuttavia palpabile.
«Il punto interrogativo è sempre lo stesso - prosegue Panconi -: i soldi li riavremo oppure no? Lo Stato, quando saranno finiti i fondi, distribuirà ciò che manca alle aziende che, a loro volta, dovranno ridare a noi quello che ci spetta: di fatto siamo l’ultima ruota del carro». Dietro a quest’operazione, però, si potrebbero nascondere alcune trappole: le maggiori ditte possono aver ben pensato di aumentare i loro prezzi per cadere in piedi di fronte agli incentivi e quindi riuscire ad ottenere lo stesso guadagno pre-incentivi. Fatto sta che chi non aveva aderito inizialmente, con il proliferare di aziende che si rendevano disponibili agli sconti, ci ha ripensato. «Le vendite sono le stesse di quando non c’erano gli incentivi - aggiunge Massimo Pierattini di Bici&Bike di via Andreini, alle Casermette - perché la gente per il momento si muove poco. Da quello che si vede, però, questa esperienza non durerà molto tempo: l’iniziativa è partita ufficialmente il 22 aprile e sono già stati bruciati più di due milioni di euro in Italia. Di questo passo, a fine mese i contributi statali saranno esauriti e noi siamo punto e a capo».
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