Sicurezza
Mazzotta respinge le accuse dei giudici
Mentre il sindaco sospende la dipendente dell'Anagrafe finita in carcere
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PISTOIA. Ha risposto per quasi quattro ore alle domande dei magistrati, cercando di dare una spiegazione per ogni addebito che, in base alle intercettazioni telefoniche e ai documenti sequestrati, gli veniva via via contestato. Sottoposto nel carcere di Pistoia all’interrogatorio di garanzia (che si è protratto dalle 12 fin quasi alle 16 di ieri), Pietro Mazzotta ha respinto tutte le accuse, sostenendo di essersi ritrovato «ingenuamente» invischiato suo malgrado in un meccanismo - messo in piedi da altri - della cui esistenza non era consapevole. Il consigliere comunale di Rifondazione comunista era stato arrestato venerdì scorso insieme ad altre dieci persone nell’ambito dell’inchiesta sui permessi di soggiorno fatti ottenere illegalmente a centinaia di cittadini cinesi. Messo subito in isolamento, anche con il divieto di conferire con il proprio avvocato, anche ieri mattina non ha potuto parlare con il difensore prima che iniziasse l’interrogatorio. L’avvocato Fabio Celli, in rappresentanza del difensore di fiducia Andrea Mitresi (impegnato in un processo fuori regione), ha fatto mettere a verbale (sollevando una questione di legittimità) come non sia stato messo in grado di interloquire con il suo cliente per spiegargli, dal punto di vista procedurale, delle facoltà che la legge gli concedeva, compresa quella di non rispondere alle domande dei giudici.
Mazzotta era l’ultimo degli arrestati a dover essere interrogato. Intanto, ieri mattina il sindaco di Pistoia ha sospeso dal lavoro la dipendente dell’ufficio Angrafe di Pistoia, Lisetta Cobianchi, coinvolta nell’inchiesta e anch’essa finita in carcere venerdì. La donna resterà senza stipendio fino al termine della custodia cautelare (decisa per un periodo di trenta giorni) anche se venisse attenuata nella forma restrittiva più lieve degli arresti domiciliari. Difesa dall’avvocato Bruno Bellini, la Cobianchi era stata interrogata lunedì a Sollicciano. Per circa un’ora e quaranta aveva risposto alle domande dei giudici negando ogni addebito e, in particolare, qualunque commistione tra il ruolo dal lei ricoperto all’ufficio Anagrafe e l’eventuale rapporto di amicizia con la donna cinese ritenuta a capo dell’organizzazione.
Mazzotta era l’ultimo degli arrestati a dover essere interrogato. Intanto, ieri mattina il sindaco di Pistoia ha sospeso dal lavoro la dipendente dell’ufficio Angrafe di Pistoia, Lisetta Cobianchi, coinvolta nell’inchiesta e anch’essa finita in carcere venerdì. La donna resterà senza stipendio fino al termine della custodia cautelare (decisa per un periodo di trenta giorni) anche se venisse attenuata nella forma restrittiva più lieve degli arresti domiciliari. Difesa dall’avvocato Bruno Bellini, la Cobianchi era stata interrogata lunedì a Sollicciano. Per circa un’ora e quaranta aveva risposto alle domande dei giudici negando ogni addebito e, in particolare, qualunque commistione tra il ruolo dal lei ricoperto all’ufficio Anagrafe e l’eventuale rapporto di amicizia con la donna cinese ritenuta a capo dell’organizzazione.
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