La protesta
I nuovi poveri parlano in pistoiese
La Caritas: «Sempre più famiglie "normali" si rivolgono a noi»
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PISTOIA. L’allarme sulla povertà lanciato dalla Caritas nazionale, trova puntuale conferma anche a Pistoia. Che, peraltro, deve fare i conti con una preoccupante crisi economica ed occupazionale. Ed è proprio l’emergere di nuove povertà, che non si sostituiscono ma si affiancano a quelle più comuni negli ultimi anni, la novità di questo 2008: sempre più famiglie italiane si rivolgono ai servizi di aiuto che fanno capo alla Caritas diocesana e alla Misericordia. Dopo il recente accordo e dopo la chiusura del Centro accoglienza, l’aiuto di Caritas e Misericordia avviene attraverso la gestione di tre servizi: il centro S. Martino de Porres si occupa prevalentemente dei servizi amministrativi, cioé svolge pratiche e documenti in prevalenza per gli stranieri; il Centro Mimmo, di recente istituzione, raccoglie vestiario destinato ai bisognosi; lo Spaccio della solidarietà, ormai un’istituzione consolidata della Misericordia, fornisce aiuti alimentari. «Non posso che confermare quanto è emerso dalla conferenza nazionale della Caritas - dice Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana - Aumentano gli italiani che si rivolgono alle nostre strutture: non solo anziani soli, ma famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese ed hanno pagamenti in sospeso.
Aumentano le donne sole separate con bambini. Quando le famiglie si dividono, non c’è più solo un problema morale e di educazione dei figli, ma anche di povertà: l’ex moglie che ha in carico il figlio non ce la fa a mantenerlo e l’ex marito, magari disoccupato, non ce la fa a provvedere con gli assegni». Stranieri in diminuzione? Fino a pochi anni fa erano soprattutto loro a rivolgersi alle mense e ai servizi della Caritas. Oggi, per fare un esempio, alla mensa Don Siro Butelli su una cinquantina di persona il 90% sono italiani. Ma gli stranieri non sono diminuiti. «Rispetto a prima i motivi che inducono le famiglie di immigrati a ricolgersi a noi sono molto simili a quelli degli italiani - prosegue Suppressa - I percorsi di povertà di assomigliano: ci sono le utenze da pagare, gli affitti, i soldi per il mangiare non bastano nella seconda parte del mese prima che arrivi lo stipendio». Il Centro Mimmo è preso d’assalto: sono soprattutto famiglie che non ce la fanno a comprare i vestiti per cambiare i propri figli. «Persino chi aiuta oggi tende a limitarsi, per esempio fornendo prodotti pià economici nella distribuzione dei vivere: l’olio, la carne, il caffé gli omogeneizzati si vedono sempre meno».
Il direttore della Caritas rivolge un appello alle famiglie in difficoltà: «Non aspettate e non vergognatevi a rivolgervi a noi ai primi sentori di difficoltà. Spesso quando si arriva a indebitarsi di due, tre è troppo tardi: bisogna arrivare prima dell’usuraio». Enrico Gasperini, responsabile dello Spaccio della solidarietà della Misericordia, non fa che confermare il quadro fornito da Suppressa: «Sono aumentati tutti, ma soprattutto gli italiani, che oggi ormai formano il 45% di coloro che si rivolgono al nostro spaccio alimentare, mentre in anni passati erano in prevalenza immigrati. Ed è vero che anche la gente tende a portare prodotti meno costosi, come la pasta o le fette biscottate, mentre è difficile vedere pannolini ed omogeneizzati. Ma la generosità è ancora tanta: in questi giorni abbiamo accantonato 1.200 chili di prodotti alimentari».
Aumentano le donne sole separate con bambini. Quando le famiglie si dividono, non c’è più solo un problema morale e di educazione dei figli, ma anche di povertà: l’ex moglie che ha in carico il figlio non ce la fa a mantenerlo e l’ex marito, magari disoccupato, non ce la fa a provvedere con gli assegni». Stranieri in diminuzione? Fino a pochi anni fa erano soprattutto loro a rivolgersi alle mense e ai servizi della Caritas. Oggi, per fare un esempio, alla mensa Don Siro Butelli su una cinquantina di persona il 90% sono italiani. Ma gli stranieri non sono diminuiti. «Rispetto a prima i motivi che inducono le famiglie di immigrati a ricolgersi a noi sono molto simili a quelli degli italiani - prosegue Suppressa - I percorsi di povertà di assomigliano: ci sono le utenze da pagare, gli affitti, i soldi per il mangiare non bastano nella seconda parte del mese prima che arrivi lo stipendio». Il Centro Mimmo è preso d’assalto: sono soprattutto famiglie che non ce la fanno a comprare i vestiti per cambiare i propri figli. «Persino chi aiuta oggi tende a limitarsi, per esempio fornendo prodotti pià economici nella distribuzione dei vivere: l’olio, la carne, il caffé gli omogeneizzati si vedono sempre meno».
Il direttore della Caritas rivolge un appello alle famiglie in difficoltà: «Non aspettate e non vergognatevi a rivolgervi a noi ai primi sentori di difficoltà. Spesso quando si arriva a indebitarsi di due, tre è troppo tardi: bisogna arrivare prima dell’usuraio». Enrico Gasperini, responsabile dello Spaccio della solidarietà della Misericordia, non fa che confermare il quadro fornito da Suppressa: «Sono aumentati tutti, ma soprattutto gli italiani, che oggi ormai formano il 45% di coloro che si rivolgono al nostro spaccio alimentare, mentre in anni passati erano in prevalenza immigrati. Ed è vero che anche la gente tende a portare prodotti meno costosi, come la pasta o le fette biscottate, mentre è difficile vedere pannolini ed omogeneizzati. Ma la generosità è ancora tanta: in questi giorni abbiamo accantonato 1.200 chili di prodotti alimentari».
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