Il Tirreno

Pistoia

Prima rovinata dall’usuraio, poi beffata

Prima rovinata dall’usuraio, poi beffata

Lo fece condannare, ma da 10 anni attende l'aiuto dello Stato

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PISTOIA. Ha avuto il coraggio di denunciare l'usuraio che ha rovinato la vita della sua famiglia. Ha perso tutto o quasi, le è rimasta la casa ma solo per poco, poi dovrà andarsene. La signora Maria (la chiamiamo così per non svelare l'identità della donna) adesso rischia di trovarsi in mezzo a una strada con un figlio minorenne e un'anziana madre a carico.
 «Eppure mi avevano definito "madre coraggio" e fatto tanti complimenti quando denunciai gli usurai - ricorda -. Dovevano darmi anche un finanziamento agevolato, per pagare i debiti, quello del fondo destinato dallo Stato proprio per combattere l'usura».
 La legge 108 del 1996, infatti, prevede per le vittime dell'usura che si rivolgono alla Prefettura, un finanziamento di aiuto senza interessi.
 «Invece non ho avuto niente e sono passati quasi 10 anni e le cose sono precipitate», dice Maria. L'avvocato Claudia Facchini spiega: «E' arrivato il diniego del mutuo senza interessi, l'ha mandato l'Alto commissariato antiracket e antiusura di Roma (organismo del ministero degli Interni).

Adesso, prepariamo istanza di riesame da mandare sempre al Commissariato e forse faremo ricorso al Tar del Lazio».
 Tutto questo richiederà del tempo. I debiti, invece, sono cresciuti in fretta, come la paura di finire in mezzo a una strada e quella che l'usuraio la trovi e si vendichi. «Eravamo benestanti - racconta -. Io e mio marito avevamo un'attività che per un contrattempo si è trovata indebitata. Le banche in certi casi sono spietate. Insomma, ci siamo trovati a chiedere denaro ad un usuraio. Ma il debito cresceva troppo, in due anni la somma da restituire si era quadruplicata. È stata la questura a rintracciarmi. Nel corso di un'indagine su un giro di usura avevano trovato un mio assegno, così mi hanno convinto a fare denuncia».
 Ci fu il processo e la condanna per l'usuraio. «Noi intanto avevamo svenduto la nostra attività per pagare qualcosa, sperando di poter accedere all'aiuto per gli usurati. Invece, la nostra pratica è stata respinta sulla base di conteggi fatti sui debiti con usura e fuori usura».

 «Una parte di casa dove abito, che era ancora da finire di pagare - racconta - verrà ripresa dai vecchi proprietari. Ho anche un fondo dove avevo cominciato una piccola attività, che ora andrà all'asta. La stessa mia parte di casa è già andata all'asta quattro volte. Aste andate deserte».
 A questo punto, per Maria restano solo disperazione e un profondo senso di vergogna. «Mio padre è morto di crepacuore. Sapeva. Un giorno ha visto che non avevo più il braccialetto che mi aveva regalato e che d'improvviso il frigo era pieno, allora ha capito».
 «Ho provato a rimettere su una attività - dice - ma non ce l'ho fatta. I soldi non bastano mai, la famiglia s'è sfasciata».
 Il suo caso ha sollevato l'indignazione e le proteste dell'Airp di Prato, l'Associazione per la riabilitazione dei protestati. Spiega la referente dell'associazione, Loredana Ferrara: «Abbiamo mandato una lettera al commissario prefettizio dell'antiracket nazionale e chiesto anche un appuntamento. Se non si attivano gli aiuti di legge per questi casi, allora non si capisce chi possa accedervi, insomma si vuole o no combattere l'usura?».
 Chi volesse aiutare Maria può rivolgersi sia all'Airp di Prato, telefonando al numero  335 5771653 , oppure direttamente a Maria al numero  331 9234695 .

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