Il Tirreno

Pistoia

«Mi sbattevano il viso sul termosifone»

«Mi sbattevano il viso sul termosifone»

Il drammatico racconto del commerciante rapinato in casa

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PISTOIA. Sta meglio. La testa gli fa ancora male, il dolore al naso è intenso, ma il peggio è passato. Probabilmente c’è una piccola incrinatura allo sterno, nessuna frattura invece alla spalla: il giorno prima non riusciva a muoverla perché anchilosata a causa della posizione in cui era stato legato. Manuel Nesti è appena tornato nella sua stanza d’ospedale dopo l’ennesima radiografia. Con i movimenti impacciati dal vistoso collare ortopedico, il trentaduenne commerciante ambulante - picchiato da tre ladri che aveva sorpreso in casa lunedì mattina, a Montagnana - ripercorre con le parole quei terribili momenti. Assistito dalla compagna Fabiana, con il conforto, nella carrozzina accanto al letto, della sua bambina più piccola, è abbastanza sereno mentre racconta. In lui resta solo la rabbia di non aver avuto il tempo di reagire quando è stato aggredito, il rammarico per non essere stato più accorto quando ha capito che al piano di sopra c’era qualcuno.

«Quando sono entrato - racconta - ho visto subito che c’era la luce accesa. E poi che la porta che da sul cortile era aperta. Quando ho sentito il rumore di passi al piano di sopra mi sono detto: senti, senti, stamani abbiamo visite. E mi sono precipitato di sopra: credevo che ci avrei trovato il solito zingarello, volevo andare su e tirargli un paio di scappellotti. E invece... Ripensandoci a mente fredda sono stato un bischero. E’ che io sono fatto così, sono impulsivo». Con la compagna Fabiana, 37 anni, e le due figlie di un anno e mezzo e un mese e mezzo, Manuel Nesti abita a Montagnana, in via IV Novembre. In quella caratteristica abitazione nel centro storico del paese si sono trasferiti un paio di anni fa, da Quarrata. Il lunedì la coppia - che ha un banco di biancheria intima al mercato (Agliana, Calenzano e San Piero a Sieve gli appuntamenti fissi) - non lavora così, dopo aver accompagnato all’asilo nido la bambina più grande, ha raggiunto Tobbiana, dove abitano i genitori della donna.

E là dovevano restare a pranzo. Ma il giovane commerciante si è accorto di aver scordato a casa i soldi che avrebbe dovuto depositare in banca e, attorno alle dieci, è tornato indietro per prenderli. E si è trovato di fronte i ladri. «Arrivato di sopra - racconta - mi hanno subito assalito, non appena mi hanno visto. Mi hanno afferrato da dietro e per questo non ho potuto neppure guardarli in faccia. Mi hanno trascinato a forza giù per le scale, mi hanno fatto inginocchiare davanti al termosifone e mi ci hanno spinto contro con la faccia. Volevano i soldi, volevano sapere dov’era la cassaforte. Mi hanno scaraventato in un angolo, poi mi hanno buttato a terra, perso a calci, e uno di loro mi è salito in piedi sulla schiena. Fino a che ho resistito non gliel’ho detto, ma poi ho dovuto cedere e gli ho portati alla cassaforte e l’ho aperta». Nella cassaforte c’era l’incasso del mercato del sabato precedente. E con il bottino (attorno a 4.000 euro) i banditi si sono dileguati.

«Mentre mi legavano, uno mi teneva giù standomi in piedi sulla schiena - prosegue Manuel Nesti - Mi hanno legato i polsi con il nastro adesivo a una zampa del divano, e le gambe con una corda e sempre con altro nastro. E un pezzo di nastro me lo hanno messo anche sulla bocca. Mi hanno lasciato lì, senza frugarmi in tasca (nei pantaloni ci dovrebbero essere ancora i soldi che c’erano). Così, dopo un po’, sempre con le mani legate al divano, sono riuscito a raggiungere il cellulare e a pigiare il tasto dell’ultima chiamata, la casa dei genitori di Fabiana». Con la bocca tappata dal nastro adesivo, il giovane commerciante non riusciva a parlare. Emetteva solo dei mugolii e dall’altra parte del telefono in un primo momento hanno pensato a uno scherzo. «E’ stata Fabiana a capire che ero io - prosegue Manuel - E ci siamo messi d’accordo: se facevo “mmm” voleva dire no, se facevo “mmm-mmm” era sì. E ci siamo capiti». «Sono stata io a chiamare il 118 - aggiunge la compagna -

E con mio padre e la bambina siamo partiti subito. L’ambulanza era già arrivata ma non erano ancora entrati: avevano paura. Una volta dentro, l’ho sentito mugolare e l’ho visto in terra legato». Manuel Nesti non ha potuto vedere in faccia i suoi aggressori. Dalle poche parole che hanno pronunciato («Dove sono i soldi? Dov’è la cassaforte?) ha però capito che erano italiani, certamente del sud Italia. «Erano belli robusti - aggiunge - e di forza ne avevano tanta». Sospetti Manuel e Fabiana non ne hanno, nei giorni scorsi non hanno visto nessun estraneo aggirarsi nei pressi della loro abitazione. Ma qualche dubbio lo hanno: i ladri forse sapevano che loro, in casa, tra i mercati e il portare la bambina all’asilo, la mattina non ci sono praticamente mai. E poi com’erano a conoscenza di quella porta che si affaccia sul cortiletto interno, invisibile dalla strada e raggiungibile solo scavalcando il tetto? Le indagini sulla rapina sono intanto portate avanti dalla squadra mobile della questura. Al vaglio, oltre alla testimonianza del commerciante aggredito, gli elementi raccolti all’interno dell’abitazione dalla scientifica

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