Il Tirreno

Pistoia

Un contratto dura in media 15 mesi

Fabio Calamati
Un contratto dura in media 15 mesi

Giovani sempre più precari: a tempo determinato metà dei posti

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PISTOIA. È poco più di un anno e tre mesi la durata media dei contratti di lavoro in provincia. Un periodo talmente breve che può stupire, ma si tratta di una tendenza ormai consolidata, che l'ultimo rapporto della Provincia su avviamenti al lavoro e cessazioni, relativo al terzo trimestre 2006, non fa che confermare. Nel dato totale si sommano i 44,4 mesi di durata media di un contratto a tempo indeterminato, il misero 1,3 mesi dei lavoratori interinali e il 4,3 mesi dei contratti a tempo determinato.
 Come dire, un'ulteriore eloquente conferma del fatto che il mercato del lavoro, anche nella nostra provincia, si va sempre più precarizzando. Un giovane assunto da un albergo o da un ristorante può sperare di lavorare 5,2 mesi, nell'istruzione si arriva a 6,9, a 9,8 in sanità.
 Nel settore delle costruzioni si supera finalmente la durata media di un anno (14,7 mesi), nel commercio al dettaglio la media è di 17 mesi, nell'industria tessile si arriva a 43,4 mesi. Ma è quasi il massimo cui si può aspirare.

 I dati. Le cifre del rapporto della Provincia provengono, come sempre, dai Centri per l'impiego pistoiesi, montani e valdinievolini. Difettano quindi di completezza, perché non registrano ancora i contratti di collaborazione nel pubblico impiego e i lavoratori a progetto delle aziende private.

 Le assunzioni. Su cento lavoratori assunti, solo 16 lo sono con il vecchio contratto a tempo indeterminato. Oltre 56 invece strappano solo un contratto a tempo determinato, 9 un contratto di apprendistato, 11 un rapporto di lavoro interinale, poco più di 7 un contratto di lavoro atipico. Cifre che - lo ripetiamo - sono il frutto di tendenze consolidatesi ormai da anni, ma che non accennano a modificarsi: e difatti i contratti a tempo indeterminato sono scesi ancora nel 3º trimestre 2006 rispetto allo stesso periodo dell'anno prima (era il 18%). In crescita invece tutte le altre categorie, in particolare gli interinali che solo un anno fa erano il 7%.

 Il saldo. La crescita dei contratti precari ha comunque il merito di far crescere le assunzioni, che anche nel 3º trimestre 2006 hanno superato i licenziamenti: 7.226 contro 6.289.

 Le trasformazioni. Ma non si diceva che i contratti flessibili (per così dire) servono ad aumentare l'occupazione perché si trasformano in contratti a tempo indeterminato? In parte questo è vero: il rapporto quantifica in 628 i lavoratori "stabilizzatisi" nel trimestre.
 Ma bisogna anche ricordare che nello stesso periodo i contratti a tempo indeterminato chiusi sono stati 1.591, quindi il saldo con i nuovi contratti "stabilizzati" è largamente negativo.

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