Il Tirreno

Pistoia

Stangata su pane, pasta e latte

Ivonne Pavoni

Sotto accusa il costo della farina cresciuto del 30%. La Mukki ha già ritoccato il listino al rialzo

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PISTOIA. Se il contadino mitteleuropeo invece del grano coltiva semi di colza per il biocarburante (guadagnandosi gli incentivi di Bruxellles), nel negozio sotto casa aumenta il pane. D’altra parte l’Europa si deve adeguare ai patti di Kyoto contro l’inquinamento. Se la siccità in Russia decima le spighe, la pastasciutta ci costa di più. Se in Cina stanno un po’ meglio e mangiano più carboidrati, pagheremo di più i biscotti. Inutile prendersela con il bottegaio, la colpa è del mercato globale. Sì, ma l’aumento del latte cosa c’entra?

Eppure il latte rincara tra il 5 e il 10%, e dietro in fila si aspetta il ritocco ai vari latticini. Tutto questo in nome di ipotetiche spese aggiuntive nella produzione, costi degli allevamenti e altre ragioni economiche poco spiegabili. Anche il pacco di pasta dovrebbe lievitare del 10% dal mese prossimo. Seguiranno pane, dolci, biscotti. Certi negozi hanno già cominciato a cambiare le etichette, certe marche si sono già adeguate. Il grosso, almeno a detta degli stessi commercianti, arriverà a settembre. «Anche se però dovremo metterci prima intorno a un tavolo per discuterne» ammettono. Il pane. Piero Capecchi, panificatore storico di viale Adua è ancora in ferie, ma lancia già il suo allarme contro l’incubo del caro-pane: «Sembra che a settembre un chilo di pane passerà a 2,40 euro, oggi costa 1,80-1,90». Uno sproposito? «Colpa dei grandi, come al solito, fanno con la farina la stessa cosa che hanno fatto con la benzina» sbotta. Al panificio Pan di zucchero, sulla Sala, anche Silvana Leporatti dà qualche cifra: «A giugno le farine ci sono aumentate di 6 euro al quintale, passando da 34 a 40 euro. E parlo della farina povera, quella da pane appunto. Ce ne sono anche di altri tipi a prezzi più alti».

Poi aggiunge: «Noi abbiamo un forno per la produzione nostra, una pasticceria e quattro punti vendita. Adesso ci dicono che che la farina continuerà ad aumentare ancora, fino al 70% in più. Come facciamo?». «A me dispiace aumentare il pane, non è questione di guadagno, vedo che le persone non hanno soldi, la gente ha difficoltà a fare la spesa». 2 euro al chilo (pezzo di una pagnotta da chilo) e 2,50 al chilo per il pezzo più piccolo, non sono pochi per un pensionato. I dolci. E poi non c’è solo il pane. Silvana Leporatti spiega che anche i dolci sarano per forza più cari: «Oggi io un cornetto lo faccio 80 centesimi, ma da settembre non so a quanto può salire». La pasta. All’alimentare Ballati in via dei Fabbri, spiegano: «Il pane era già aumentato da 1,75 a 1,90 euro al chilo a giugno, d’accordo con il sindacato panificatori. La farina intanto da gennaio a ora è passata da 31 a 38 euro al quintale. E ora dicono che ci saranno ancora rincari per via delle coltivazioni di prodotti per biocarburanti? Ma se è già tutto aumentato». Ballati fa qualche esempio: «Mezzo chilo di pasta De Cecco a gennaio costava 1 euro. Adesso costa 1,10 euro, a settembre potrebbe andare a 1,20....». E ancora: «Il latte della Mukki è già rincarato dal primo luglio del 10%. Ora si aspetta anche il rincaro dei biscotti». Confesercenti. «Gli aumenti di pane, pasta e latte saranno del 3% e dovrebbero scattare dalla prima metà di settembre. Dipende molto dai costi della filiera» dice Maurizio Innocenti presidente provinciale della Confesercenti. «Nel caso del latte - aggiunge - dipenderà dai costi di produzione degli allevatori. E’ nell’aria però anche un aumento del riso, ma non saprei dire perché». Forse perché i cinesi ne mangiano di più?

Innocenti comunque contesta: «Sono assulutamente critico su questi aumenti, non li condivido perché così non si tutelano le famiglie, i consumatori». Poi spezza una lancia per la sua categoria: «Però bisogna capire che gli aumenti sono a monte e il commerciante è solo l’ultimo anello della catena, sempre in lotta con la concorrenza dei supermercati». «Finirà che la gente se la prenderà con il commerciante - dice - perché andando a comperare nel negozio piccolo l’aumento si nota di più che nella grande spesa di un supermercato». Cna. «Sì il grano è stato il grosso problema quest’anno - dice Tamara Bracani, responsabile del settore alimentare per la Cna - l’aumento del 30% della farina ha fatto lievitare i prezzi». «Ci sono commercianti che hano già cominciato a fare ritocchi dal primo luglio, altri lo faranno a settembre pare. Penso che dipenderà molto dalla zona dove lavorano però, devono adeguarsi al territorio, al tipo di clientela. Comunque tra tutti gli aumenti il pane in fondo non è quello principale. Ce ne sono altri».

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