Il Tirreno

Pistoia

Lo spettro della sete in settanta frazioni

Fabio Calamati

Ecco la mappa degli acquedotti più esposti all'emergenza

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PISTOIA. Sono una settantina circa i centri abitati che rischiano maggiormente di rimanere con i rubinetti all’asciutto se continuerà a non piovere in questo mese di agosto. Il loro elenco è contenuto in uno dei documenti firmati Publiacqua e approvati l’11 luglio scorso dall’assemblea dei Comuni dell’Ato 3, quello che comprende la provincia di Pistoia. Un documento che simula quello che potrebbe accadere in caso di prolungata siccità nelle prossime settimane.

Bene chiarire subito che si tratta di simulazioni, non di un allarme effettivo: anzi, da questo punto di vista le indicazioni di Publiacqua continuano complessivamente ad essere rassicuranti. Ma se il livello delle piogge nelle prossime settimane scendesse sotto la metà della media 1951-2003, ecco che lo scenario dipinto dai tecnici di Publiacqua prenderebbe consistenza. I 18 acquedotti indicati nella tabella, (con le relative località servite) non sarebbero in grado di fornire più di 70 litri d’acqua per abitante al giorno, una soglia considerata di confine tra il disagio e l’emergenza.

Come è facile capire scorrendo l’elendo, a rischio ci sono soprattutto i piccoli centri della collina, sia sul versante appenninico che su quello del Montalbano. Qui i pozzi fanno più fatica a fornire acqua durante l’estate; inoltre la popolazione si innalza per le numerose seconde case che vengono occupate durante le ferie e che contribuiscono a innalzare la domanda di acqua. Non è del resto un caso che anche in questi giorni, in cui di emergenza pure non si parla, gli unici veri disagi vengano segnalati proprio da piccoli centri collinari.

Quali soluzioni ipotizza Publiacqua? Due fondamentali: l’interconnessione tra acquedotti, dove questo sia possibile (esempio collegamento Serravalle-Pieve a Nievole) e la ricerca di fonti alternative, soprattutto scavando nuovi pozzi, come a Tacinaia e Colle, in comune di Quarrata. Ma per l’immediato, le uniche soluzioni praticabili restano le autobotti (oltre 200 gli interventi fino a pochi giorni fa) e gli appelli alla popolazione per un uso parsimonioso dell’acqua.

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