Sicurezza
Inceneritore, presidio e richiesta di dimissioni
Roberta Ripaoni
Gli ambientalisti chiedono di vietare i prodotti agricoli e anche che se ne vada il presidente del consorzio di gestione
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MONTALE. La richiesta di dimissioni di Giorgio Tibo, presidente del Cis, una diffida ai sindaci dei tre comuni interessati - che arriverà sul tavolo anche di Asl, Arpat, Ordine dei medici pistoiesi, Provincia, Regione, e procura della Repubblica - affinché vietino il commercio dei prodotti agricoli delle aree a rischio, la richiesta di un controllo sanitario a tappeto sulla popolazione e sul latte materno, per valutare gli effetti dell’inquinamento da diossine e furani, e un presidio permanente davanti all’ingresso dell’inceneritore. Sono queste le richieste avanzate dal Coordinamento comitati della Piana fiorentina, assieme ai rappresentanti di Lega Ambiente e del Collettivo Liberate Gli Orsi, dopo la confermata chiusura dell’impianto di Montale, dovuta allo sforamento del limite di emissioni di diossina e furani. Una reazione decisa, anche alla luce delle dichiarazioni dell’Arpat, che ha puntato il dito contro i ritardi del Cis: «I rilievi dell’Arpat sono stati effettuati il 3 maggio - spiega Franco Bettini, del Collettivo Liberate gli Orsi - contemporaneamente ad una ditta esterna, incaricata dal Cis, che ha consegnato alla società i risultati dopo due settimane, accertando addirittura una concentrazione di sostanze inquinanti superiori a 0,7 miliardesimi di grammo.
Perché il Cis non ha informato tempestivamente l’Arpat e i Comuni di questa situazione ma ha aspettato il 19 luglio? Si tratta di una omissione gravissima, in violazione agli obblighi di legge». Quello che è emerso ieri mattina durante la conferenza stampa indetta da comitati e ambientalisti è la voglia, anzitutto, di far luce su una situazione che, a detta dei comitati, lascia ancora troppe zone d’ombra su ruolo e responsabilità attribuibili agli enti ed alle istituzioni coinvolte. «E’ da tanto tempo che puntiamo l’attenzione sul problema sanitario - continua Gianfranco Ciulli, del Coordinamento comitati della Piana - e i sindaci ci hanno sempre risposto che non c’erano rischi. Adesso vogliamo sapere perché non sono state fatte verifiche approfondite a suo tempo. Ci indigna che nessuno si sia preso la briga di informare la popolazione, almeno con messaggi precauzionali, per evitare comportamenti a rischio». A fargli eco è il presidente del Comitato contro l’inceneritore di Montale, Luigi Colangelo: «E’ evidente che l’impianto di Montale non è un impianto sicuro e, soprattutto, non esiste un piano di emergenza a tutela della cittadinanza.
Ci sono voluti settantacinque giorni per decidere di chiuderlo, senza una politica precauzionale da parte degli organi amministrativi, in un periodo in cui Agliana ha richiamato molte presenze con il Giugno aglianese, per non parlare poi dei circa duemila studenti presenti nella zona». «Non si può prospettare la riapertura dell’inceneritore almeno finché non siano stati compiuti tutti i controlli sanitari necessari sul suolo e sulla popolazione - aggiunge ancora Ciulli - Consulteremo anche il nostro legale per saper se con i risultati dell’Arpat alla mano è possibile ricorrere di nuovo al Tar». Intanto, per domani sera, i comitati organizzeranno a Stazione di Montale un’assemblea sul tema «I danni procurati da furani e diossine fuoriusciti dall’inceneritore di Montale». Interverranno Fabio Roggiolani e Anna Maria Celesti, presidente e vicepresidente della Commissione sanità della Regione, Patrizia Gentilini, oncologo-ematologa Isde, e Rossano Ercolini della Rete Nazionale Rifiuti Zero
Perché il Cis non ha informato tempestivamente l’Arpat e i Comuni di questa situazione ma ha aspettato il 19 luglio? Si tratta di una omissione gravissima, in violazione agli obblighi di legge». Quello che è emerso ieri mattina durante la conferenza stampa indetta da comitati e ambientalisti è la voglia, anzitutto, di far luce su una situazione che, a detta dei comitati, lascia ancora troppe zone d’ombra su ruolo e responsabilità attribuibili agli enti ed alle istituzioni coinvolte. «E’ da tanto tempo che puntiamo l’attenzione sul problema sanitario - continua Gianfranco Ciulli, del Coordinamento comitati della Piana - e i sindaci ci hanno sempre risposto che non c’erano rischi. Adesso vogliamo sapere perché non sono state fatte verifiche approfondite a suo tempo. Ci indigna che nessuno si sia preso la briga di informare la popolazione, almeno con messaggi precauzionali, per evitare comportamenti a rischio». A fargli eco è il presidente del Comitato contro l’inceneritore di Montale, Luigi Colangelo: «E’ evidente che l’impianto di Montale non è un impianto sicuro e, soprattutto, non esiste un piano di emergenza a tutela della cittadinanza.
Ci sono voluti settantacinque giorni per decidere di chiuderlo, senza una politica precauzionale da parte degli organi amministrativi, in un periodo in cui Agliana ha richiamato molte presenze con il Giugno aglianese, per non parlare poi dei circa duemila studenti presenti nella zona». «Non si può prospettare la riapertura dell’inceneritore almeno finché non siano stati compiuti tutti i controlli sanitari necessari sul suolo e sulla popolazione - aggiunge ancora Ciulli - Consulteremo anche il nostro legale per saper se con i risultati dell’Arpat alla mano è possibile ricorrere di nuovo al Tar». Intanto, per domani sera, i comitati organizzeranno a Stazione di Montale un’assemblea sul tema «I danni procurati da furani e diossine fuoriusciti dall’inceneritore di Montale». Interverranno Fabio Roggiolani e Anna Maria Celesti, presidente e vicepresidente della Commissione sanità della Regione, Patrizia Gentilini, oncologo-ematologa Isde, e Rossano Ercolini della Rete Nazionale Rifiuti Zero
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