Diossina dall’inceneritore, ora l’allarme è per le colture
Fabio Calamati (ha collaborato Roberta Ripaoni)
Si allunga il periodo di chiusura dopo la scoperta delle emissioni tossiche. Comitati e ambientalisti sul piede di guerra
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MONTALE. Il presidente del consorzio che gestisce l’inceneritore di Montale si deve dimettere. E i tre Comuni della zona - Montale, dove sorge l’impianto, Agliana e Quarrata - devono vietare il commercio dei prodotti agricoli dell’area a rischio. Sono queste le ultime richieste del coordinamento dei Comitati anti-inceneritore, dopo la clamorosa scoperta della presenza di diossine e furani oltre i limiti di legge nei fumi dell’inceneritore che sorge a una dozzina di chilometri da Pistoia. L’impianto è stato chiuso il 18 luglio scorso, ma questo non è bastato a frenare le polemiche. Anche perché le ultime analisi dell’Arpat, eseguite dopo le riparazioni fatte all’impianto, hanno confermato una presenza fuori legge di diossine. Gli ambientalisti annunciano un presidio permanente davanti alla ciminiera che svetta sopra il paese di Montale. E si preparano per l’assemblea di domani sera, che si annuncia rovente: ci saranno infatti i consiglieri regionali Fabio Roggiolani (Verdi) e Anna Maria Celesti (Forza Italia), a fianco dell’oncologo-ematologa Patrizia Gentilini e di Rossano Ercolini, della Rete nazionale Rifiuti-Zero.
E all’assemblea rimbalzeranno le domande che da giorni ambientalisti e semplici cittadini si fanno a Montale e dintorni. Una su tutte: perché il Cis non ha avvertito l’Arpat che qualcosa non andava nel suo impianto? Sì, perché a Montale qualcuno si era già accorto che l’inceneritore non marciava a dovere, tanto che il 6 giugno viene effettuato un intervento di ripristino. Ma la circostanza emerge solo l’11 luglio, a pochi giorni dalla diffusione, da parte dell’Arpat, dei risultati delle analisi sui fumi, dai quali emerge una presenza di diossina di 0,7 miliardesimi di grammo (la soglia di legge è a 0,1). Come mai un silenzio così lungo? L’Arpat, che per legge deve fare un prelievo all’anno sui fumi dell’inceneritore, aveva preso un campione degli scarichi il 3 maggio. I risultati li ha forniti poi il 17 luglio, giustificandosi con alcuni inconvenienti tecnici e il superlavoro di questi mesi. Ma anche col fatto che il Cis non aveva segnalato problemi particolari. Su questo quadro certo non entusiasmante sono poi piombati, l’altro ieri, i risultati dei nuovi controlli eseguiti dall’Arpat dopo gli interventi che avrebbero dovuto rimettere a norma l’inceneritore.
Risultati che dicono che la concentrazione di diossine è scesa a 0,3 miliardesimi di grammo, ma che siamo sempre oltre i limiti di legge. La Provincia - che ha comunicato il clamoroso risultato addirittura prima di avere i dati ufficiali in mano - ha subito ribadito che non riattiverà l’autorizzazione al funzionamento dell’impianto se i parametri non saranno a norma. Ieri i risultati Arpat sono arrivati anche per le vie ufficiali e pure il sindaco di Montale Piero Razzoli ha confermato lo stop all’inceneritore. Resta il fatto che quei dati dimostrano che anche dopo l’intervento del Cis di giugno dal camino dell’inceneritore è continuata ad uscire diossina oltre i limiti di legge fino a metà luglio. Anche per questo i comitati anti-inceneritori della piana fiorentina, insieme a Legambiente e al collettivo ambientalista “Liberate gli orsi” hanno chiesto ieri di bloccare la commercializzazione di frutta e verdura che potrebbe essere contaminata. In questo quadro gli amministratori si sforzano di sottolineare almeno un aspetto positivo: che cioè nonostante l’inceneritore di Montale sia fermo ormai da una decina di giorni, la spazzatura non si accumula per le strade.
E questo grazie al piano interprovinciale che prevede lo smaltimento alternativo negli impianti di Empoli, dove ci sono discariche che stanno ricevendo i rifiuti pistoiesi. Ma ambientalisti e comitati non gradiscono queste considerazioni, le bollano come tentativi di sfuggire alle proprie, gravi responsabilità. Domani sera i cittadini di Montale e dintorni diranno la loro.
E all’assemblea rimbalzeranno le domande che da giorni ambientalisti e semplici cittadini si fanno a Montale e dintorni. Una su tutte: perché il Cis non ha avvertito l’Arpat che qualcosa non andava nel suo impianto? Sì, perché a Montale qualcuno si era già accorto che l’inceneritore non marciava a dovere, tanto che il 6 giugno viene effettuato un intervento di ripristino. Ma la circostanza emerge solo l’11 luglio, a pochi giorni dalla diffusione, da parte dell’Arpat, dei risultati delle analisi sui fumi, dai quali emerge una presenza di diossina di 0,7 miliardesimi di grammo (la soglia di legge è a 0,1). Come mai un silenzio così lungo? L’Arpat, che per legge deve fare un prelievo all’anno sui fumi dell’inceneritore, aveva preso un campione degli scarichi il 3 maggio. I risultati li ha forniti poi il 17 luglio, giustificandosi con alcuni inconvenienti tecnici e il superlavoro di questi mesi. Ma anche col fatto che il Cis non aveva segnalato problemi particolari. Su questo quadro certo non entusiasmante sono poi piombati, l’altro ieri, i risultati dei nuovi controlli eseguiti dall’Arpat dopo gli interventi che avrebbero dovuto rimettere a norma l’inceneritore.
Risultati che dicono che la concentrazione di diossine è scesa a 0,3 miliardesimi di grammo, ma che siamo sempre oltre i limiti di legge. La Provincia - che ha comunicato il clamoroso risultato addirittura prima di avere i dati ufficiali in mano - ha subito ribadito che non riattiverà l’autorizzazione al funzionamento dell’impianto se i parametri non saranno a norma. Ieri i risultati Arpat sono arrivati anche per le vie ufficiali e pure il sindaco di Montale Piero Razzoli ha confermato lo stop all’inceneritore. Resta il fatto che quei dati dimostrano che anche dopo l’intervento del Cis di giugno dal camino dell’inceneritore è continuata ad uscire diossina oltre i limiti di legge fino a metà luglio. Anche per questo i comitati anti-inceneritori della piana fiorentina, insieme a Legambiente e al collettivo ambientalista “Liberate gli orsi” hanno chiesto ieri di bloccare la commercializzazione di frutta e verdura che potrebbe essere contaminata. In questo quadro gli amministratori si sforzano di sottolineare almeno un aspetto positivo: che cioè nonostante l’inceneritore di Montale sia fermo ormai da una decina di giorni, la spazzatura non si accumula per le strade.
E questo grazie al piano interprovinciale che prevede lo smaltimento alternativo negli impianti di Empoli, dove ci sono discariche che stanno ricevendo i rifiuti pistoiesi. Ma ambientalisti e comitati non gradiscono queste considerazioni, le bollano come tentativi di sfuggire alle proprie, gravi responsabilità. Domani sera i cittadini di Montale e dintorni diranno la loro.
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